Intervista esclusiva a Pierluigi Celli, Direttore Generale Università Luiss Guido Carli

13 Aprile 2011 - Autore: Redazione


Il 30 Novembre 2009 lei ha scritto una lettera indirizzata a suo figlio Mattia e pubblicata sul quotidiano La Repubblica, nella quale lo esortava, finiti gli studi, ad andare all’estero. Quali sono i motivi più profondi che l’hanno spinta a scriverla? Quale è stata la reazione di suo figlio?
 
 
Con quella lettera ho voluto mandare un segnale d’allarme che riguarda tanto i giovani italiani quanto la nostra classe dirigente. Nonostante i buoni propositi promossi dalla nostra classe politica, infatti, i giovani laureati all’ingresso nel mondo del lavoro si confrontano con una situazione immobilizzata e governata dai favoritismi, nella quale l’eccellenza non ha spazio e viene premiata l’accondiscendente mediocrità. Mi ha fatto piacere sapere che mio figlio, come molti altri giovani italiani, nutre ancora speranza per le sorti della nostra nazione. Tuttavia il sistema dovrebbe cambiare culturalmente dai vertici, per lasciare spazio e possibilità di esprimersi, ai giovani.
 
 
Nella lettera lei sostiene che “Questo è un paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai”e ancora che “ Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché” . Quali commenti può offrire in merito a queste dichiarazioni? Realmente l’Italia “non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio”?
 
L’importanza di una persona nella società andrebbe apprezzata per il valore aggiunto che essa apporta. Le categorie diciamo “professionali” citate, sono, evidentemente, pressoché insignificanti da questo punto di vista. D’altra parte, in Italia, l’eccellenza non viene premiata, per una intrinseca reticenza all’innovazione e allo spirito di cambiamento radicata nei palazzi di comando. Per questo, una persona di valore trova difficilmente di che essere orgogliosi nel nostro paese. Molto più facilmente trova invece motivi per provare una sana vergogna: sentimento ormai vituperato, edulcorato, depauperato di qualsiasi significato morale.
 
 
La fuga dall’Italia non potrebbe apparire a qualcuno come una resa, un modo di rendere il nostro Paese ancora più povero e in declino? Cosa ne pensa?
 
Prenda l’esempio di Marchionne, è un uomo professionalmente cresciuto negli Stati Uniti e adesso sta dirigendo con successo una delle più importanti e delicate realtà economiche italiane. Sicuramente, con i nostri sistemi di ingresso nel mercato del lavoro e di promozioni, un giovane, per quanto brillante, non ha le possibilità di sviluppare le competenze necessarie per divenire un dirigente di successo, poiché non gli sarà accordata la libertà di mettersi in gioco come sarebbe doveroso fare.
Per rispondere alla sua domanda: anche rimanere in Italia, con il sistema attuale, è un modo per non aiutare il nostro paese.
 

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Pier Luigi Celli è nato a Verucchio (Rimini) l’8 luglio del 1942. Sposato con Marina, ha due figli.

Laureatosi in Sociologia all’Università di Trento, ha maturato significative esperienze come responsabile della gestione, organizzazione e formazione delle risorse umane in grandi gruppi, quali Eni, Rai, Omnitel, Olivetti ed Enel.

Il bagaglio manageriale acquisito nella gestione di grandi aziende con business così complessi e diversificati, gli ha permesso nel 1998 di tornare in Rai come Direttore Generale.

Dopo aver ricoperto ruoli fondamentali nello start up di nuove attività per la telefonia mobile - Wind e Omnitel - è  stato, per un breve periodo, alla guida  di Ipse 2000, società di telefonia per l’UMTS.

Dal 2002 ad Aprile 2005 in Unicredito Italiano, come  Responsabile della Direzione Corporate Identity, con la missione di dare un’identità ad un Gruppo che negli ultimi anni ha aggregato 7 realtà in Italia e 5 all’estero. Tale Direzione  comprende le relazioni esterne, il coordinamento brand,  le relazioni istituzionali, il rapporto con la stampa, il rapporto con il territorio, il bilancio sociale e ambientale  e la Fondazione Unidea (Fondazione del Gruppo Unicredit).

Ora all’Università LUISS Guido Carli  come Amministratore Delegato-Direttore Generale.

Celli ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra le quali: “L’impresa”,”il manager avveduto”, “L’illusione manageriale”, “Passioni fuori corso”, “Breviario di cinismo ben temperato”,“Nascita e morte di un’impresa in 42 lettere”, “Impresa e classi dirigenti” ,“Un anno nella vita”, “Virtù Deboli” , “Altri esercizi di pentimento”, “Comandare è fottere” e “Come maneggiare il mondo” di luglio 2009. 



            

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Io sono un mediocre: č questa la mia eccellenza. Bisogna fare della propria mediocritŕ (di ruolo e posizione sociale)un'eccellenza per sfuggire alla logica dell'ambizione individuale e sociale che costringe i giovani a covare rabbia verso la generazione che li ha preceduti e generati. Andare all'estero per sfuggire ad una situazione non č come andarci volontariamente e coscienti per apprendere le tecniche manageriali. All'estero si deve andare per allargare gli orizzonti e guardare l'Italia, con i suoi valori e disvalori, con occhio critico e sereno; una visione che da lontano riconosce i "veri" capisaldi culturali di un popolo libero e aperto, per costituzione antropologica e posizione geografica. Le eccellenze le fanno gli uomini e le donne, in qualsiasi situazione sociale, politica e organizzativa, si trovino.

28 Aprile 2011 ore 13:24:23 - Rosario Frasca












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