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Intervista ad Attilio Guardone, AD Unione Fiduciaria

5 Dicembre 2008 - Autore: Redazione


Laureato in Economia e Commercio presso l’Università  commerciale  “Luigi Bocconi”, Attilio Guardone inizia la sua carriera professionale nel 1966 presso la Fidal Coopers & Librand. Dal 1970 al 1979 è stato Direttore Finanziario e Consigliere Delegato della Holding di gruppo presso la F.lli Borletti.
Dal 1980 al giugno 2008 ha ricoperto  la carica di Direttore Generale di Unione Fiduciaria S.p.A. società Fiduciaria e di servizi delle banche popolari italiane, società nella quale oggi riveste la carica di Amministratore Delegato.
Autore di diversi articoli per il “Corriere della sera” ed “ Il Sole 24 Ore”, ricopre la carica di Consigliere e Sindaco in diverse società di categoria.

Unione Fiduciaria S.p.A. è stata costituita nel 1958 da 8 Banche Popolari. Nel corso degli anni successivi, a queste si sono aggiunte le altre Banche Popolari, le loro Holdings di partecipazione e gli Istituti Centrali che ne formano oggi la compagine sociale, rendendola una Società di Categoria.
Nel corso degli anni l'attività della società ha visto un'ampia diversificazione, con lo sviluppo, accanto ai servizi di amministrazione fiduciaria, di altri servizi ad essi complementari, di matrice consulenziale, organizzativa ed informatica.

Avviciniamoci a questa realtà e al suo confronto con la crisi attuale, finanziaria e non solo, attraverso le parole del suo AD, il Dottor Attilio Guardone che ci illustra le chiavi di volta di una realtà dove la finanza e la completezza dei servizi si sposano con una sapiente valorizzazione del capitale umano, auspicando per ogni azienda una governance etica che non vacilli mai. Neanche con il mare in tempesta.


1. Unione Fiduciaria: ci fornisce uno sguardo d’insieme alla struttura operativa ed ai servizi principali?

Inizio con il fare un po’ di storia. Unione Fiduciaria compie quest’anno 50 anni di attività: è quindi una delle fiduciarie più anziane per data di costituzione.
Nasce per desiderio delle Banche Popolari che avvertirono la necessità di una fiduciaria a disposizione della propria clientela: al momento della partenza furono raggiunte niente poco di meno che 110 Banche Popolari che poi, strada facendo, si sono ridotte ad una trentina, a causa per esempio delle fusioni intercorse fra loro negli anni. Quindi lo scopo principale era quello di creare uno strumento fiduciario - che disponeva solo ed esclusivamente del comparto fiduciario al suo interno - che dovesse servire ai propri clienti ed alle operazioni che la banca avrebbe dovuto compiere per loro conto.
Nel 1980 avviene una svolta che coincide, in parte, anche con il mio ingresso. Arrivavo infatti dal settore dell’industria e, più precisamente, ero consigliere delegato della Holding della Borletti che deteneva, fra le altre, Rizzoli, La Rinascente, le industrie meccaniche ed era, possiamo dire, l’equivalente del gruppo Agnelli a Torino di oggi. Fu lì che acquisii la mentalità per la quale i servizi offerti dovevano essere utili alla clientela prima di ogni altra cosa.
Compresi dunque che il cliente di Unione Fiduciaria aveva bisogno di un interlocutore capace di fornire tre elementi: la fiducia in senso lato, la competenza non limitata ad uno solo prodotto, e l’assoluta riservatezza vista la confidenzialità delle informazioni trattate. Lavorammo quindi ad un progetto che andasse in questa direzione, grazie anche alla fortuna di avere dei soci che, nonostante l’aumento numerico, non influirono mai sulla gestione aziendale, lasciando libera la direzione di prendere le iniziative che riteneva più opportune.
Effettivamente, la riservatezza assoluta è garantita pienamente solo quando tutta la consulenza fornita alla società, nei più svariati campi in cui essa si snoda, rimane all’interno della fiduciaria alla quale essa si è rivolta. Abbiamo lavorato a questo concetto per decenni: avevamo un ufficio legale, di cui è capo oggi l’Avvocato Vedana, un ufficio fiscale interno e, successivamente, decidemmo di creare anche un’area informatica che ha avuto un successo enorme e che è diventato ad oggi una delle più importanti società di services, grazie a programmi come Archimede e Pitagora a tutti noti.
Tutto il guadagno era investito nel miglioramento del personale nelle strutture: un fortissimo investimento nelle macchine, ma, più di tutto, negli uomini.
Il servizio fiduciario non poteva prescindere dall’avere un’attività locale per maggiorare la sua efficienza: per questo abbiamo uffici a Milano e Roma, e non potevamo non averne all’estero, motivo per il quale abbiamo aperto sedi a Lugano, a Vienna e, ultimamente, a Cipro.
La nostra clientela viene da noi per avere una risposta a tutte le istanze non solo di carattere finanziario, ma gestionale e dell’assetto familiare (es. perché andare in un paese piuttosto che in un altro, come dividere l’azienda fra i figli): diamo servizi che coprono tutta la gamma e quindi Unione Fiduciaria è una somma di commercialisti, di avvocati, di aziendalisti, di informatici, di legali, pronti a rispondere a ogni sorta di esigenza dell’azienda cliente.


2. Come  stanno reagendo le  fiduciarie alla  crisi  finanziaria?  Nel  vostro  caso  specifico  il radicamento nel territorio può essere un vantaggio?

Faccio una premessa distinguendo fra le Fiduciarie attrezzate, ovvero quelle simili al nostro modello, e quelle che non lo sono. Le prime, con tutta la serie di uffici interni di cui ho appena parlato, reagiscono alla crisi fornendo più tipi di servizi perché aumenta la domanda che non è più solo di carattere finanziario, ma di carattere consulenziale: l’espansione territoriale è un elemento in più per fidelizzare la clientela che è più incentivata a fare un’operazione se non deve fare grandi spostamenti, ma soprattutto può lavorare con la Fiduciaria e con la sua banca in piazze diverse, da Milano a Roma, da Vienna a Lugano.
I servizi validi devono essere forniti sempre da un’azienda che funziona, sia in tempi buoni che in tempi difficili: un po’ come una nave che, anche in caso di tempesta, deve affrontare il mare…l’abilità sta nel marinaio che tiene il timone.

Claudia Chiari

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Continua su Family Office n.1 - 2009
http://www.finanzaediritto.it/prodotti/abbonamento-family-office-2009-italia-211.html

 




            

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