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Intervento dell'economista Paolo Tanga: tre proposte per lo sviluppo

7 Ottobre 2013 - Autore: Impresa Formazione Worldwide Company


Faccio una premessa. In questo periodo sto assistendo a diverse iniziative che rendono sempre più difficile l'adozione delle tre proposte che avevo divulgato al fine di avviare una seria politica di risanamento del debito pubblico e di abbassamento della pressione fiscale: un anno e mezzo fa sarebbe bastato raccogliere 200 miliardi di euro, un anno dopo le necessità sono raddoppiate e il conteggio fatto a metà aprile ha portato le necessità a 480 miliardi. Mi spaventa dedicarmi all'aggiornamento dei conteggi.

Ritengo opportuno riproporle all'attenzione della pubblica opinione perché, anche se adottate sulla base dei dati di metà aprile scorso rappresentano ad oggi l'unica strada praticabile affinché gli italiani lavorino assieme a un progetto condiviso, che colpisce solo la speculazione finanziaria e avvantaggia tutti. Non chiede di togliere ad alcuno qualcosa, ma ha il vantaggio di moltiplicare gli atteggiamenti virtuosi del popolo italiano, quale è il risparmio, ora decisamente colpito.
La prima proposta tende a ridurre la spesa per interessi sul debito pubblico; nella misura suggerita, accompagnata dalla seconda iniziativa, consente l'abolizione di un'imposta di recente istituzione che, gravando in massima parte su attività produttive indipendentemente dai risultati della gestione realizzati, agisce da acceleratore delle crisi aziendali e fonte di aumento del numero dei disoccupati, con effetti a catena sulla spesa pubblica. Essa consiste nel concedere al debitore di imposta per IMU di poter sostituire il pagamento di detta imposta con un prestito allo Stato di una somma multipla dell'imposta stessa (20 volte) fruttanti un interesse annuo contenuto in modo da consentire allo Stato di conseguire una significativa riduzione di spesa per interessi.

Mi spiego con un esempio:
"Poniamo il caso che nel 2012 abbia pagato complessivamente 1.200 euro di imposta.
Approvata la legge che consente di sostituire l'IMU con un prestito allo Stato, mi recherò presso la banca dove presentai l'F24 e chiederò di sottoscrivere € 24.000 di BTP ventennali con cedole semestrali nette dell'1% annuo, che pagherò con versamenti mensili di 100 euro (1.200 euro di imposta diviso 12 mesi). La Banca sarà invogliata a concedermi il prestito1 perché sarà ipergarantita dal privilegio fiscale sull'immobile e dal pegno sui titoli sottoscritti2.
Nell'ipotesi di rispetto del piano di ammortamento, dopo 20 anni verrò nella piena disponibilità dei 24.000 euro di BTP sottoscritti, che potrò liberamente incassare e potranno farlo tutti coloro che non avrebbero mai pensato di essere capaci di risparmiare.
Poiché per l'IMU 2012 sono stati incassati poco meno di 24 miliardi di euro, con tale proposta lo Stato incasserebbe oltre 480 miliardi di euro3 dalla sottoscrizione dei BTP emessi a fronte dell'affrancamento dall'IMU. Il ricavato dovrà essere prioritariamente destinato ad acquistare sul mercato titoli di Stato con cedola più elevata.
L'intervento determinerà il rovesciamento dello spread a favore dell'Italia, l'innalzamento delle quotazioni dei titoli, l'aumento di valore degli immobili e il coinvolgimento nell'accumulo del risparmio di un significativo numero di cittadini. Sul bilancio dello Stato si avrebbe un risparmio in interessi superiore ai 17,2 miliardi di euro sull'ipotesi di uno spread pari a 358 punti.

Il secondo provvedimento da adottare è importante per motivi di equità: i possessori dei titoli di Stato già emessi e aventi cedola superiore a questo tipo di emissione conseguirebbero, per effetto della proposta precedente, un significativo ammontare di capital gain: basterà allora far investire tale capital gain in BTP emessi con le stesse caratteristiche di cui sopra. Questo secondo provvedimento dovrà essere inserito in un'apposita legge da emanare contemporaneamente all'approvazione di quella che consente di affrancarsi dall'IMU e dovrà prevedere anche l'obbligo di sottoscrizione di titoli della stessa specie alle società o ai soggetti che abbiano posto in essere comportamenti non lineari, non trasparenti, moralmente non corretti o che abbiano beneficiato molto, rispetto ad altri cittadini, dell'operato dello Stato o degli altri Enti pubblici. Il ricavato di dette sottoscrizioni oltre a creare condizioni di equità e risparmi di interessi, servirebbe a garantire la buona riusita della terza proposta più avanti riportata. Sul bilancio dello Stato si avrebbe così un ulteriore risparmio in interessi, che ipotizziamo pari a 7,8 miliardi; quindi 17,2 + 7,8 = 25 miliardi (più dell'IMU incassata lo scorso anno dallo Stato).

Il terzo provvedimento prevede la costituzione di società di gestione di beni del patrimonio archeologico, artistico, culturale di proprietà dello Stato e di altri Enti pubblici finalizzate a costituire dei poli turistici di eccellenza capaci di offrire anche tutti i servizi collaterali ai poli turistici stessi. Dette società, come i beni patrimoniali non necessari allo Stato, alle Province ed alle Regioni, saranno offerte sul mercato privilegiando il pagamento con titoli del debito pubblico4. Questa manovra consentirebbe un risparmio sul bilancio dello Stato di circa 80 miliardi, da utilizzare per lo sviluppo, la scuola, la ricerca, la sanità e per l'ulteriore riduzione della pressione fiscale.

Dott. Paolo Tanga
Economista, collabora con la Nuova Organizzazione d'Imprese
www.nuovaorganizzazioneimprese.org

 

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note
1 Eventualmente con altre agevolazioni appositamente previste.
2 L'ipotesi di questo lavoro si basa su un tasso del 2%; nelle precedenti versioni, in cui le necessità dello Stato si palesavano largamente inferiori, il tasso poteva arrivare anche al 3,60% e la durata del prestito della Banca era di circa 16 anni.
3 Se per ogni € 500 vengono emessi € 10.000 di BTP, per 24 miliardi di euro l'emissione di BTP è pari almeno a 480 miliardi di euro in quanto gli importi di BTP da sottoscrivere dovranno essere arrotondati al migliaio superiore.
4 Nel caso in cui i richiedenti le azioni di dette società di gestione siano possessori di titoli di Stato dati a pegno per le operazioni di affrancamento da imposte ovviamente le Banche dovranno aver accettato di sostituire i BTP ricevuti a garanzia con le azioni di dette società di gestione.

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