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Il trattamento contabile del Badwill in funzione della normativa Italiana e IFRS

1 Gennaio 2007 - Autore: Redazione


Dott. Raffaele Massimo Simone

Il presente lavoro vuol analizzare il possibile trattamento contabile del badwill secondo la normativa italiana e le differenze sostanziali con i Principi contabili internazionali IFRS.

1. Normativa italiana
La normativa italiana non prevede in modo specifico la contabilizzazione delle aggregazioni di imprese così come prevista dal Principio contabile internazionale Ifrs n. 3[1]. Pertanto bisogna fare riferimento ai principi di redazione del bilancio previsti dal Codice civile, all’art. 33 del D.lgs. N. 127/1991 ed al Principio contabile n. 17 “Bilancio consolidato”.

Ai sensi dell’art. 2423-bis del Codice civile, nella redazione del bilancio d’esercizio si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio.

Il Principio Contabile n. 17, conformemente all’art. 33 del D.lgs. N. 127/1991, prevede che nel caso in cui il prezzo pagato sia inferiore al patrimonio netto a valori correnti al netto degli effetti fiscali (valore residuo negativo), si debbono ridurre proporzionalmente i valori[2] delle attività immobilizzate, salvo quelle di inequivocabile valore e di rapido realizzo.

Se, dopo aver ridotto i valori delle attività immobilizzate, sussiste un´ulteriore eccedenza del patrimonio netto a valori correnti rispetto al prezzo pagato e la società acquirente prevede che la società acquistata sosterrà perdite negli esercizi immediatamente successivi all´acquisto, prima cioè che la nuova gestione sia in grado di invertire la tendenza e conseguire utili, tale ulteriore eccedenza va accreditata alla voce del passivo "Fondo di riorganizzazione o di ristrutturazione aziendale[3]". Tale fondo va utilizzato negli esercizi immediatamente successivi per fronteggiare le perdite che si sosterranno, ovvero, nel caso in cui le originarie previsioni di perdita non abbiano più a verificarsi, sarà riaccreditato a conto economico. Tale accredito deve avvenire in modo da realizzare l´effettiva correlazione con le perdite previste. Non è conforme ai principi generali di bilancio l´utilizzo del fondo in modo totalmente soggettivo, ovvero per attuare politiche di bilancio.

Infine, se dopo aver ridotto i valori delle attività immobilizzate ed aver costituito il "Fondo di riorganizzazione o di ristrutturazione aziendale", permane un ulteriore ammontare, esso va accreditato al patrimonio netto in una apposita riserva. Se, invece, la differenza indicata è dovuta non alla previsione di perdite, bensì al compimento di un "buon affare" essa va, anche in questo caso, interamente riconosciuta in una apposita riserva di patrimonio netto.

(continua)
articolo estratto dalla rivista Ias/ifrs, anno I, numero 1
www.finanzaediritto.it/riviste.php

[1] L’IFRS n. 3 “Business combinations” è stato emanato dallo Iasb il 31 marzo 2004 e sostituisce il vecchio Ias 22 “Business combinations”.
[2] Valori determinati come indicato al paragrafo 10.2(d) “Le linee generali per la determinazione dei valori correnti da attribuirsi alle attività ed alle passività della partecipata alla data del suo acquisto” del Principio Contabile n. 17.
[3] Tale fondo ha natura di fondo rischi ed oneri e nel Principio Contabile n. 17 è denominato “Fondo di consolidamento per rischi ed oneri futuri”. In tal senso si veda M. Confalonieri “Trasformazione, fusione, conferimento, scissione e liquidazione delle società”, Milano, 2004, pag. 414.




            

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