IL SUCCESSO DELLA TURCHIA. La disamina di Jeffrey D. Sachs, professore di Sviluppo Sostenibile, professore di politica e gestione sanitaria e direttore dell'Earth Institute presso la Columbia University

31 Maggio 2013 - Autore: Redazione


NEW YORK – Una recente visita in Turchia mi ha ricordato gli enormi successi economici raggiunti da questo Paese nell’ultimo decennio. L’economia è cresciuta rapidamente, la disuguaglianza è in calo e l’innovazione è in ascesa.

I risultati raggiunti dalla Turchia sono tanto più sorprendenti se si considerano i Paesi vicini. Ad occidente, Cipro e Grecia sono l’epicentro della crisi dell’euro. A sudest c’è la Siria, lacerata dalla guerra, che ha già riversato quasi 400.000 rifugiati in Turchia. A est ci sono Iraq e Iran. E a nordest Armenia and Georgia. È difficile trovare nel mondo un altro vicinato più complicato di questo.

Eppure la Turchia ha fatto dei passi notevoli nonostante le rivolte regionali. Dopo una brusca contrazione nel 1999-2001, l’economia è cresciuta del 5% l’anno in media dal 2002 al 2012. È rimasta in un clima di pace, malgrado le guerre regionali. Le sue banche hanno evitato il ciclo boom-bust del decennio passato, avendo appreso la lezione dal collasso bancario del 2000-2001. La disuguaglianza è in calo. E il governo ha vinto tre elezioni generali consecutive, ogni volta con un’alta percentuale di voto popolare.

Non c’è nulla di eclatante nell’ascesa della Turchia, che si è basata sui fondamentali, piuttosto che sulle bolle o sulla scoperta di risorse. In effetti, la Turchia non ha le risorse di gas e petrolio dei Paesi confinanti, ma compensa con la competitività dell’industria e dei servizi. Solo il turismo ha attirato oltre 36 milioni di visitatori nel 2012, rendendo la Turchia una delle principali destinazioni nel mondo.

Basta un breve soggiorno ad Ankara per vedere questi punti di forza. L’aeroporto, le superstrade e le altre infrastrutture sono di prima classe e la rete ferroviaria intercity ad alta velocità collega Ankara con le altre parti del Paese. Gran parte dell’ingegneria avanzata è di matrice nazionale. Le società edili turche sono competitive a livello internazionale e vincono un numero crescente di appalti in tutto il Medio Oriente e l’Africa.

Anche le università della Turchia sono in crescita. Ankara è diventata il centro dell’istruzione superiore, attirando studenti dall’Africa e dall’Asia. I programmi migliori sono in inglese, garantendo alla Turchia un numero crescente di studenti internazionali. E le università del Paese avvicinano gli studenti alle società altamente tecnologiche specializzate, ad esempio, in aviazione, information technology ed elettronica avanzata.

La Turchia ha il merito di aver iniziato ad investire grosse somme in tecnologie sostenibili. Il Paese è ricco di energia eolica, geotermica e altre energie rinnovabili, e diverrà con tutta probabilità un esportatore globale di innovazioni green avanzate.

Gli impianti di smaltimento dei rifiuti non sono normalmente attrazioni turistiche, ma il nuovo sistema urbano integrato di gestione di rifiuti di Ankara ha certamente attirato l’attenzione internazionale. Fino a pochi anni fa, i rifiuti venivano smaltiti in una fetida, maleodorante e nociva discarica. Ora, con le tecnologie avanzate, la discarica è stata trasformata in un’area verde.

La società privata di gestione dei rifiuti ITC riceve migliaia di tonnellate di rifiuti solidi comunali ogni giorno. I rifiuti vengono separati in materiali riciclabili (plastica, metalli) e organico. Il materiale organico viene trattato in un impianto di fermentazione, che produce compost e metano, impiegati per produrre elettricità in una centrale da 25 megawatt. L’elettricità viene trasferita nella rete elettrica della città, mentre il calore di scarico viene incanalato nelle serre dell’impianto, che producono pomodori, fragole e orchidee.

In Turchia la base innovativa e diversificata dell’industria, dell’edilizia e dei servizi funziona bene in un mondo in cui le opportunità di mercato stanno passando dagli Stati Uniti e dall’Europa occidentale all’Africa, all’Est europeo, al Medio Oriente e all’Asia. La Turchia è stata coraggiosa nel cogliere queste nuove opportunità, con l’export sempre più rivolto verso sud ed est e verso le economie emergenti, invece che verso ovest e i mercati ad alto reddito. Questo trend continuerà, dal momento che Africa e Asia diverranno mercati robusti per le società edili, l’information technology e le innovazioni green della Turchia.

Come ha fatto la Turchia? Il punto è che il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan e il suo team di economisti, guidato dal vice Ali Babacan, si sono focalizzati sulle basi e hanno guardato al lungo termine. Erdoğan è salito al potere nel 2003, dopo anni di instabilità a breve termine e crisi bancarie. Il Fondo monetario internazionale era stato chiamato in causa per un salvataggio di emergenza. Passo dopo passo, la strategia Erdoğan-Babacan è stata quella di ricostruire il settore bancario, tenere sotto controllo il budget e investire in modo cospicuo nei settori che contano: infrastrutture, istruzione, sanità e tecnologia.

Anche la diplomazia ha fatto la sua parte. La Turchia è rimasta una voce fermamente moderata in una regione di estremismi. Ha mantenuto una porta aperta e una diplomazia equilibrata (fin dove possibile) con le principali potenze confinanti. Così facendo la Turchia non solo è riuscita a mantenere gli equilibri interni, ma ha anche conquistato i mercati e mantenuto amicizie senza il fardello pesante e i rischi della geopolitica disgregante.

Senza dubbio l’abilità della Turchia di proseguire su una rapida traiettoria di crescita resta incerta. Qualsiasi combinazione di crisi – Eurozona, Syria, Iraq, Iran o i prezzi petroliferi del mondo – potrebbe creare instabilità. Un’altra crisi finanziaria globale potrebbe interrompere gli afflussi di capitale a breve termine. Un vicinato pericoloso implica rischi inevitabili, sebbene la Turchia abbia dimostrato una notevole capacità a superarli nell’ultimo decennio.

Inoltre, la sfida di incrementare la qualità e i livelli di istruzione, soprattutto di ragazze e donne, resta una priorità. Fortunatamente, il governo ha chiaramente riconosciuto la sfida dell’istruzione, che persegue mediante riforme scolastiche, maggiori investimenti e l’inserimento di nuove information technologies nel programma scolastico.

I successi della Turchia hanno profonde radici nella capacità governativa e nelle abilità delle persone, fatto che riflette decenni di investimenti e secoli di storia che risale ai tempi degli ottomani. Gli altri Paesi non possono facilmente replicare questi risultati, ma possono imparare la lezione principale che troppo spesso viene dimenticata in un mondo di “stimoli”, bolle e pensieri a breve termine. La crescita a lungo termine scaturisce da prudenti politiche monetarie e fiscali, dalla volontà politica di regolamentare le banche e da una combinazione di intelligenti investimenti pubblici e privati in infrastrutture, competenze e tecnologie all’avanguardia.

 

 

©Traduzione di Simona Polverino




            

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