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Il rating

1 Gennaio 2007 - Autore: Redazione


(Dott. Matteo Paganin)

E´ estremamente complesso identificare e delineare con chiarezza e semplicità il contesto ambientale in cui il rating svolge la sua funzione, perché il mondo economico-finanziario si è via via articolato in una serie infinita di comparti e diramazioni, ognuna con proprie caratteristiche peculiari e proprie regole. Una presentazione unitaria ed esaustiva del contenuto dei coefficienti di rating non può comunque prescindere dal richiamo alle linee generali dell´ambito di riferimento applicativo.

Il "sistema finanziario" è l´insieme organizzato dei mercati, intermediari e strumenti finanziari. Esso rappresenta la struttura attraverso cui, in un’economia moderna, si svolge l’attività finanziaria, cioè la produzione e l’offerta di servizi finanziari[1].

Ovviamente sul mercato vi sono unità economiche che manifestano, nella propria gestione operativa, una prevalenza delle entrate sulle uscite e altre che, al contrario, presentano una prevalenza delle uscite sulle entrate: la funzione fondamentale dei sistemi finanziari è di assicurare 1´intermediazione e il trasferimento di ricchezza fra unità in surplus e unità in deficit, favorendo lo spostamento di risorse tra chi risparmia e chi investe. Nella quasi totalità dei casi, tutto ciò si risolve in un flusso netto di ricchezza dalle famiglie verso gli altri due macrosettori presenti nel sistema: lo Stato e le imprese.
Tale trasferimento può avvenire secondo due distinte modalità:
• con rapporti di credito diretti tra operatore in surplus e operatore in deficit;
• con rapporti indiretti, per il tramite di un intermediario.

La prassi, a seconda che prevalgano rapporti di tipo indiretto o diretto, distingue i sistemi finanziari orientati agli intermediari da quelli orientati al mercato.
Queste semplici definizioni sono ancora valide, ma molto è cambiato nei mercati finanziari negli ultimi anni.

Lo scenario con cui gli operatori economici e finanziari sono chiamati a confrontarsi è, ormai da qualche anno, caratterizzato da profondi cambiamenti, derivanti dalla rapida evoluzione delle tecnologie, dall’intensità dell’innovazione finanziaria e dal progressivo sviluppo dei Mercati.

La crescita e la globalizzazione dei mercati finanziari, ed in particolare del mercato del credito, hanno creato nuove opportunità, sia per gli investitori che per le imprese: i primi hanno visto moltiplicarsi le possibilità di impiegare proficuamente le proprie risorse, anche al di là dei confini nazionali, attraverso strumenti sempre più innovativi e vicini alle loro specifiche esigenze; alle imprese, specularmente, si sono dischiusi molti nuovi canali di finanziamento, che si sostanziano in un ricorso al Mercato sempre più diretto e consistente.

“Disintermediation”, “securitisation”, “globalisation” e “tecnology” sono, in sintesi, i quattro fenomeni che hanno cambiato radicalmente il sistema finanziario mondiale negli ultimi vent’anni, aumentandone liquidità, dinamicità ed efficienza; ma quello che spesso si dimentica è che tali cambiamenti hanno avuto un profondo impatto anche sul rischio assunto dagli investitori e sul modo di analizzarlo e misurarlo.

In un mercato finanziario sempre più complesso e mutevole gli investitori devono operare delle scelte tra le diverse alternative disponibili, scelte che implicano sempre una certa dose di rischio. Nella teoria è sufficiente conoscere rischio e rendimento, che sono le due variabili che influenzano maggiormente le scelte degli individui connesse con investimenti di portafoglio, per operare una corretta allocazione delle risorse. Nella realtà l´individuo vive situazioni di cui non ha completa e perfetta conoscenza, né ignoranza assoluta, ma solo conoscenza parziale, fonte di incertezza.

E’ interessante notare come Keynes, con grande lungimiranza, un giorno profetizzò che ad un certo punto della loro Storia gli uomini non avrebbero più scambiato merci o denaro, ma le loro reciproche incertezze. Quel punto della Storia è arrivato. La rivoluzione economica che stiamo faticosamente traghettando prende forse nomi accattivanti (network economy, internet economy, virtual economy), ma la realtà è che essa non riguarda più lo scambio di una merce. La nuova economia riguarda lo scambio dell’incertezza. Quella che molti avevano ritenuto essere l’economia della conoscenza, si è invece dimostrata l’economia dell’ignoranza[2].

L’incertezza deriva dall’informazione incompleta che permea la realtà di tutti i giorni nella quale spesso si conoscono i possibili scenari che potrebbero prender forma, ma non si sa quale si verificherà, se il migliore o il peggiore. In un’istituzione orientata al profitto qual è il mercato finanziario, lo scenario che va assolutamente evitato è quello della perdita economica, e l’incertezza prende il nome di rischio.

E’ quindi fondamentale per i soggetti che “scambiano incertezza” in questo mutevole contesto avere a disposizioni informazioni e strumenti per valutare il rischio e allocare le risorse in modo efficiente, ottenendo la giusta remunerazione.

Molti sono gli strumenti atti allo scopo suddetto, fra i quali i più diffusi sono:
• i metodi di scoring;
• la metodologia denominata Value at Risk;
• i rating systems.
I metodi di scoring, illustrati nel precedente capitolo, sono usati principalmente dalle istituzioni creditizie di non grandi dimensioni. Essi permettono una stima del merito creditizio della controparte attraverso modelli statistici automatici, senza necessità di molte risorse in termini di personale ed organizzazione, e giungono a risultati generalmente soddisfacenti; per contro essi risentono di una visione statica e limitata della situazione in esame;
La più complessa e sempre più diffusa metodologia del Value at Risk[3], in estrema sintesi, consiste nella misura della massima perdita, relativa ad un’esposizione creditizia, in cui si può incorrere dato un certo intervallo di confidenza.

Come strumento di misurazione del rischio di credito esso permette di[4]:
• introdurre un sistema di pricing che rifletta in modo adeguato il profilo di rischio di un impiego attraverso il calcolo del suo contributo marginale al rischio;
• fornire misure di redditività corrette per il rischio
• imporre limiti nell’assunzione di rischio in termini di capitale e non più in termini di esposizioni nominali;
• costruire portafogli efficienti;
• allocare il capitale, attraverso un’analisi integrata dei rischi.

Accanto all’immediatezza della comprensione del risultato, punto di forza di questa metodologia, il processo di calcolo del VaR è molto complesso e di non facile implementazione.

Infine vi sono i rating systems delle agenzie esterne. Per rating system si intende l’insieme di tutti i metodi, procedimenti, controlli, dati e sistemi informativi che fungono da supporto alla valutazione del rischio di credito, all’attribuzione dei gradi interni di merito e alla stima quantitativa delle inadempienze e delle perdite[5].
Essi sono i sistemi più utilizzati e di più immediata comprensione anche per gli investitori meno esperti. La loro diffusione globale, inoltre permette di operare confronti fra strumenti di investimento diversi, a livello internazionale.

E’ inoltre da sottolineare come lo sviluppo del rating in Europa abbia avuto un notevole impulso a seguito dei lavori del Comitato di Basilea e alla pubblicazione del “Nuovo accordo di Basilea sui requisiti patrimoniali”, nell’Aprile 2003, in sostituzione del documento affine del 1988[6].

Vediamo ora la nuova regolamentazione più in dettaglio.


(continua)
articolo estratto dalla rivista Basilea2, anno III (2006), numero 6
http://www.finanzaediritto.it/riviste.php



[1] FORESTIERI G., MOTTURA P., Il sistema finanziario, istituzioni mercati e modelli di intermediazione, EGEA, Milano, 2000, p. 18.
[2] BETTI F., Value at risk. La gestione dei rischi finanziari e la creazione di valore, Il Sole 24 ore, Milano, 2001, op. cit.
[3] Per una trattazione chiara della metodologia VaR vedi BETTI F., Value at risk. La gestione dei rischi finanziari e la creazione di valore, IlSole24ore, Milano, 2001.
[4] SIRONI A., MARSELLA M. (a cura di), La misurazione e la gestione del rischio di credito. Modelli, strumenti, politiche, Bancaria Editrice, Milano. 1998, p. 53 e ss.
[5] BASEL COMMITEE ON BANKING SUPERVISION, The New Basel Capital Accord, Basel, April 2003, art. 356.
[6] Tutti i documenti prodotti dal Comitato di Basilea sono disponibili sul sito Internet http://www.bis.org/ della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements).




            

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