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Il Nuovo Collegato Lavoro

6 Novembre 2010 - Autore: Saitta Rag. Angelo


Con il nuovo collegato lavoro si introducono una serie di novità relativamente al rapporto di lavoro tra datore e lavoratore inquadrato in azienda sul fronte delle cause di licenziamento , sulle procedure arbitrali, sulla nuova figura dei collegi di conciliazione che affronteremo nel corso dei prossimi articoli. Qui facciamo una sintesi delle novità introdotte il 19 ottobre scorso e alcune riflessioni e problematiche potrebbero sorgere. Novità del licenziamento nel Collegato lavoro Riguardo i termini per l’impugnazione del licenziamenti dinnanzi l giudice del lavoro il termine è di 60 giorni che iniziano a decorrere dalla data della ricezione della comunicazione del lavoratore. Ma facciamo un passo indietro: mentre precedentemente era possibile ricorrere a seguito di licenziamento dinnanzi al giudice del lavoro entro il termine di cinque anni ora il termine viene ridotto in modo drastico a 270 giorni decorrenti dalla impugnazione del provvedimento. L’impugnazione si perfeziona con il deposito nei successivi 270 giorni del ricorso presso la cancelleria del tribunale del lavoro oppure con la comunicazione che manifesta la volontà a conciliare o a procedere con un arbitrato di tempo per la costituzione ed il deposito del ricorso. Sul fronte delle giuste cause e del giustificato motivo alla base del licenziamento invece è introdotta una previsione tendente a escluderla laddove questa non sia prevista dai contratti collettivi stipulati in accordo con i sindacati caratteristici del singolo settore produttivo o del contratto individuale qualora il collettivo non fosse previsto. È Necessaria quindi una previa verifica della presenza della stessa prima di procedere. La finalità è quella di dare maggiore chiarezza e trasparenza al processo di licenziamento in merito alle clausole che lo giustificano in quanto in passato non erano ben chiare e tipizzate le cause. Quello che intimorisce un po’ è che mentre in precedenza il datore di lavoro era incerto se procedere al licenziamento proprio in virtù di questo, essendo naturale poi il ricorso al Giudice del Lavoro, ora invece non solo sono tipizzate ma è prevista la possibilità di ridefinire nel corso del rapporto di lavoro con il singolo dipendente ulteriori cause di recesso dal rapporto di lavoro certificate dalla commissione di certificazione il ché a mio avviso è preoccupante. La stessa procedura dovrà essere applicata ai licenziamenti che presuppongono le controversie in merito alla qualificazione del rapporto di lavoro o alla legittimità del termine, o alla controversie in merito al trasferimento della sede di lavoro, oppure nel caso di alcune azioni di nullità. Novità nella conciliazione Il procedimento di conciliazione sarà invece facoltativo eccetto per i contratti certificati mentre in precedenza era obbligatorio tentare la conciliazione. Inoltre è previsto l’obbligo di indicare nella richiesta di conciliazione diretta alla direzione provinciale del lavoro di competenza le motivazioni in diritto ed in fatto. Successivamente nel caso di mancato accordo tra le parti in merito alla conciliazione si avranno solo 60 gironi per procedere per presentare ricorso. Il nuovo Arbitrato giudiziale irrituale Durante il processo di conciliazione sarà possibile risolvere la controversia mediante un arbitrato irrituale ossia avente la forma di una contratta zio pattizia che vincola le parti al pari di un accordo, anche in deroga alle norme o agli stessi contratti collettivi od individuali di cui parlavamo prima. Sarà possibile inoltre procedere con le forme di arbitrato previste dai contratti collettivi dei singoli settori, l’arbitrato presso gli organi di certificazione, l’arbitrato irrituale presso il collegio di conciliazione, quest’ultimo sicuramente preferibile dal datore di lavoro e appunto maggiormente approfondita da parte del legislatore nella procedura di formazione. In effetti per il Collegio di conciliazione il nuovo collegato lavoro prevede che sia composto da tre arbitri che siano professionisti dotati di onorabilità e professionalità come i professori universitari, docenti, avvocati. Le parti nomineranno un arbitro di parte e si metteranno d’accordo per scegliere il presidente, ossia il terzo arbitro ed in mancanza sarà nominato da Giudice. Dall’udienza in cui sono sentite le parti ed in cui sono prodotte le prove e le memorie a sostegno dell’una o dell’altra parte potranno passare al massimo 20 giorni data entro cui sarà emesso il lodo arbitrale. Il procedimento decisionale sarà annullabile dinnanzi al giudice solo in alcuni casi. La procedura dell’arbitrato La procedura consiste nella formazione del collegio degli arbitri a cui seguiranno nei 30 giorni successivi il deposito dlele memorie da parte dei convenuti. Nei successivi 10 giorni sarà dato il siritto di replica ed altri 10 gironi per le controrepliche. nei successivi 30 giorni dovrà essere fissata l’udienza Le clausole compromissorie: rischi per il lavoratore. Quello che preoccupa maggiormente nel collegato lavoro è che sono state previste delle clausole compromissorie che danno la possibilità di vincolare le parti a non fare riferimento al Giudice del Lavoro ma ad arbitri per sanare eventuali controversie tra datore e lavoratore. Previsione questa che si considererà operante trascorsi 12 mesi dall’approvazione del Collegato Lavoro e senza la previsione negli accordo collettivi. Dopo i 12 mesi il Ministero del lavoro emetterà un decreto che potrà essere modificato o derogato dai contratti collettivi. Il datore di lavoro e c’è da scommetterci che lo farà potrà superato il periodo di prova o trascorsi 30 giorni dall’assunzione come lavoratore dipendente potrà “proporre” la clausole al lavoratore dinnanzi ad una commissione di certificazione che avrà lo scopo di verificare la reale volontà delle parti. Mi chiedo come si faccia a far passare una normativa in cui è chiaro che un datore di lavoro eserciti una certa influenza sul dipendente per raggiungere l’accordo e vincolare i futuri rapporti alla conciliazione mediante lodo arbitrale.


            

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