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IL FUTURO DELLA DONNA NEI PAESI EMERGENTI. L'analisi di Shaukat Aziz, ex Primo Ministro del Pakistan

8 Marzo 2013 - Autore: Redazione


LONDON – Secondo le Nazioni Unite, nella loro vita, il 70% delle donne di tutto il mondo sperimenta atti di violenza. La Banca Mondiale aggiunge che è più probabile che le donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni sperimentino abusi sessuali o violenze domestiche piuttosto che il cancro, un incidente d’auto, una guerra, o la malaria. Tali indicatori sono ancora più allarmanti nei paesi ad economia emergente, dove la disuguaglianza di genere e la discriminazione sono particolarmente diffuse.

Ciò riflette in parte il fallimento delle politiche pubbliche per il miglioramento delle conseguenze distributive di una rapida crescita economica. Dato che il settore informale continua a svolgere un ruolo importante nelle economie emergenti, le donne spesso hanno accesso solo a lavori inaffidabili e transitori, che offrono salari occasionali e irregolari. Allo stesso tempo, una urbanizzazione senza precedenti ha sconvolto le strutture familiari tradizionali, compromettendo ulteriormente il ruolo che le donne possono svolgere all’interno degli ambiti economici e sociali.

È evidente l’impatto rovinoso di una discriminazione di genere attiva – si pensi al fenomeno delle spose bruciate vive e l’infanticidio delle bambine. Ma è altrettanto distruttiva la discriminazione passiva – la tolleranza di regole ed istituzioni che negano alle donne parità di parola sulle decisioni riproduttive, la parità di accesso all’istruzione e al lavoro, la parità di retribuzione a parità di lavoro, pari diritti di fronte alla legge, e parità di influenza politica.

In tutte le sue forme, la discriminazione di genere rende le donne più vulnerabili ai fenomeni della schiavitù sessuale, della tratta, e del matrimonio forzato; priva le donne dei loro diritti inalienabili, e diminuisce la loro qualità di vita. Allo stesso tempo, blocca la capacità dei ragazzi e degli uomini di comprendere la condizione delle donne, riducendo in tal modo la loro motivazione a cambiare la situazione. Anche se questi problemi sono globali, sono più urgenti nei mercati emergenti, dove minano il progresso sociale ed economico su cui si basa in maniera crescente il resto del mondo.

Sulla scia della crisi economica globale, i mercati emergenti sono diventati i motori della crescita mondiale. Ma questi paesi devono affrontare vincoli crescenti alla sostenibilità dello sviluppo, alla coesione sociale e alla stabilità politica, tra cui l’erosione della loro competitività internazionale, il degrado ambientale, le debolezze (compresa la corruzione) nelle governance a livello nazionale, locale e aziendale, gli sprechi di capitale umano e le crescenti disuguaglianze sociali, economiche, e di genere.

Il mancato pieno utilizzo dei talenti delle donne mette in pericolo lo sviluppo economico dei mercati emergenti, mentre l’emarginazione e l’abuso delle donne ne minaccia la promozione sociale e ne danneggia la stabilità politica. Dato che la maggior parte dei paesi del mondo si trova di fronte ad una situazione di persistente incertezza economica, la comunità internazionale ha tutto l’interesse per le possibilità di ripresa delle economie emergenti, per le loro capacità complessive di sostenere la domanda globale di beni e servizi, e per la loro abilità di far fronte a sfide importanti, come la disuguaglianza di genere, che minacciano il loro successo.

L'importanza di superare queste barriere allo sviluppo è stato sottolineato in un recente simposio (del quale il sottoscritto era alla presidenza) al Green Templeton College di Oxford. Cinquanta leader, esponenti di governo, delle imprese, della società civile, del mondo accademico hanno identificato nella disuguaglianza di genere il vincolo più urgente alla crescita sostenibile, alla coesione sociale e alla stabilità politica, ed hanno concordato i passi necessari per affrontare il problema in modo efficace.

Prima di tutto, i responsabili politici nazionali devono adottare atti concreti e complessivi per garantire che le donne non siano costrette ad abbandonare né le attività produttive né quelle riproduttive. A tal fine, i governi dovrebbero attuare misure che, direttamente o indirettamente, garantiscano ai genitori che lavorano sistemi di sostegno per la cura dei bambini e degli anziani, a costi contenuti.

Inoltre, i datori di lavoro privati dovrebbero essere incoraggiati a costruire luoghi di lavoro che vadano incontro alle esigenze dei lavoratori mediante l’adozione di soluzioni creative per il superamento delle difficoltà più diffuse. Ad esempio, la MAS Holdings in Sri Lanka ha organizzato al suo interno servizi di cura sul posto di lavoro, servizi bancari in loco, e bus aziendali che semplifichino gli spostamenti dei dipendenti e facilitino la partecipazione ai programmi sportivi. Tali misure non solo portano ad un aumento della produttività, ma anche rafforzano la lealtà, il morale, e quindi la fidelizzazione dei dipendenti.

Allo stesso tempo, è fondamentale che le donne godano di totale autonomia riproduttiva e della sovranità sessuale. Ciò può essere ottenuto solo con la possibilità di un accesso universale e incondizionato ai servizi di igiene sessuale e riproduttiva e ad ogni altro tipo di servizio sanitario di rilievo.

Ma anche una riproduzione sana ha il suo lato oscuro. I neonaticidi  (l’uccisione di bambini con meno di un giorno), gli infanticidi (l’uccisione di bambini con più di un giorno), e la pratica della eliminazione delle bambine a favore della prole di sesso maschile non sono soltanto fenomeni barbarici; questi comportamenti infatti hanno anche portato ad uno rapporto di genere squilibrato in molti paesi emergenti.

I politici devono applicare sanzioni penali contro queste pratiche. E poi, si dovrebbero avviare programmi educativi per i bambini e gli adulti, in collaborazione con i gruppi religiosi, al fine di migliorare la comprensione pubblica della disuguaglianza di genere. Attraverso la promozione di modifiche nel modo di percepire la questione da parte della gente, tali programmi possono catalizzare fondamentali cambiamenti comportamentali.

Anche l’azione internazionale è fondamentale. La Banca mondiale e le banche regionali di sviluppo dovrebbero essere incoraggiate ad integrare il principio della parità di genere tra i loro criteri di ammissibilità a prestiti e crediti per i governi dei mercati emergenti e per le società del settore privato. Tale chiaro collegamento con la sfera economica contribuirebbe a motivare i responsabili politici locali a intraprendere azioni forti e, allo stesso tempo, aiuterebbe a rafforzare il sostegno pubblico alle politiche che promuovono la parità di genere.

La comunità internazionale ha un forte interesse riguardo al futuro andamento dei mercati emergenti. Al fine di rafforzare il progresso economico e sociale di questi paesi, l’agenda dello sviluppo nei prossimi anni dovrebbe includere un forte impegno verso la promozione della parità di genere.

 

 

©Project Syndicate 




            

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