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IL FONDO DEL BARILE? L'analisi di Armando Carcaterra, direttore investimenti di Anima SGR

15 Dicembre 2014 - Autore: Redazione


Protagonista indiscusso di queste ultime settimane è stato il calo delle quotazioni del petrolio, – WTI e Brent hanno toccato i minimi da oltre cinque anni, attestandosi intorno a quota 60 dollari al barile - che sta determinando una serie di implicazioni sullo scenario economico e finanziario globale. In breve, il petrolio basso riduce l’inflazione, accorciando i tempi di un possibile QE europeo, favorisce i consumi, ed è nel complesso un fattore favorevole per i mercati azionari, con l’evidente esclusione dei paesi produttori e del settore energetico.

La discesa della “bolletta energetica” è sicuramente un fattore positivo, in quanto dovrebbe agire come una sorta di abbassamento della pressione fiscale, con una conseguente forte spinta sul reddito disponibile a livello globale (in teoria il costo della benzina e poi di gas ed elettricità dovrebbe scendere un po’, anche se per le famiglie italiane incidono molto accise e tasse); di qui un volano per la ripresa economica (se i prezzi calano i consumi aumentano) e quindi in favore di tutti i settori azionari legati ai consumi sia discrezionali che di prima necessità, mentre il comparto energetico è sicuramente quello maggiormente svantaggiato.

MERCATI OBBLIGAZIONARI                                                                                                                Resta fermo il sottopeso sui governativi Core
All’interno dei portafogli dei nostri fondi stiamo riducendo le posizioni e al contempo incrementando gli investimenti in valute, in quanto crediamo che il mercato dei cambi, nell’arco del 2015, possa portare diversificazione, decorrelazione e un quid di performance extra ai portafogli. Permane perciò il sottopeso sui titoli governativi Core; confermato anche il moderato sovrappeso sui titoli di alcuni paesi periferici (Italia, Irlanda e Portogallo) e soprattutto nella parte della curva 5-10 anni. Fra i titoli italiani, inoltre, risultano ancora interessanti i titoli indicizzati all’inflazione.

Corporate bond e high yield: positivi ma con prudenza
I portafogli dei fondi corporate presentano un sottopeso di duration, in un contesto di sempre maggiore diversificazione e un sovrappeso di beta. Si preferiscono ancora emissioni con rendimenti più elevati, ma su orizzonti temporali ravvicinati o con un grado di seniority inferiore, a scapito di emissioni di migliore qualità, ma con scadenza più lontana. L’altra scommessa rilevante di investimento, perseguita già da qualche mese, è rappresentata dalla preferenza - nel comparto dei subordinati - per gli emittenti non finanziari, a scapito delle emissioni bancarie di “nuova generazione” .

VALUTE
Ancora costruttivi sul dollaro
Il dollaro si è apprezzato oltre il suo livello di equilibrio di breve periodo e non è da escludere che la recente fase di stabilizzazione possa proseguire in attesa che la Bce metta in campo le misure annunciate. In pratica, quindi, nel medio termine continuiamo ad essere costruttivi sull’apprezzamento del dollaro, ma nel breve periodo, anche a valle del recente rafforzamento, il giudizio sulla valuta americana si mantiene neutrale. Il posizionamento all’interno dei fondi obbligazionari continua a favorire il dollaro, anche se, nelle ultime settimane, è stato ridotto e non è più a livelli estremi. L’Euro ha toccato i minimi da 27 mesi, intorno a quota 1,23 dollari.

MERCATI AZIONARI
Europa: confermata la visione positiva, ma tatticamente neutrale

I mercati azionari, con tutti i distinguo del caso, si trovano in un periodo di stabilizzazione, rimanendo in attesa di evidenze concrete sulla crescita economica e di azioni incisive da parte della Bce. In merito alle Borse europee manteniamo comunque una visione moderatamente positiva e tatticamente neutrale per i prossimi mesi, forti della spinta del deprezzamento dell’Euro, delle possibili manovre espansive da parte della Bce e dal momento che si tratta comunque dei listini che più hanno sottoperformato da inizio anno. Per quanto riguarda il posizionamento dei fondi europei, la visione è positiva in primis per il settore dei consumer discretionary, in quanto, come anticipato, i bassi tassi d’interesse ed il continuo ribasso del prezzo delle commodity dovrebbero agevolare la ripresa dei consumi. Non beneficeranno del momento, invece, il settore energetico, quello delle materie prime insieme a quello delle utilities, a causa soprattutto del deprezzamento delle commodity (carbone, gas e petrolio) e della diminuzione della domanda energetica dovuta al rallentamento della produzione industriale.

Usa: toccati nuovi massimi
La borsa americana sembra l’unica che continua comunque convinta la strada del rialzo intrapresa, supportata da un’economia in netta ripresa. Nell’ultimo mese i migliori settori sono stati quello tecnologico e quello farmaceutico, gli stessi – insieme alle utility – che primeggiano da inizio 2014. Anche se la crescita degli utili dello S&P500 rallenta, il mercato azionario potrebbe comunque avere ancora margini di salita, fino a che la crescita degli utili non diventerà negativa.
Se guardiamo al 2015 il settore tecnologico rappresenta l’unico settore ciclico per cui l’espansione dei margini è inferiore alla crescita del fatturato; interessanti rimangono i settori più difensivi dove le stime di espansione dei margini rimangono relativamente conservative. Il giudizio da parte del team di ANIMA resta comunque neutrale sulla base nel 2015 del futuro rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve e del rally già conosciuto da questo mercato.

Italia: economia stabile, ma non ancora in ripresa
L’economia si è sostanzialmente stabilizzata: non mostra ancora segnali forti di un’inversione di tendenza, ma neppure di un’ulteriore peggioramento. In particolare, se risultano stabili i consumi interni, invece appaiono in significativo calo, nel lungo termine, gli investimenti – si contano ben 23 trimestri negativi su 24 –, a fronte dell’inflazione che è tornata lievemente positiva (+0,2% anno su anno ad ottobre). A proposito, l’Ocse nel suo “Economic Outlook”, stima che, dopo la contrazione del 2014, l’economia italiana dovrebbe tornare alla crescita per la metà del 2015, e accelerare un po’ nel 2016: il Pil italiano dopo il -0,4% del 2014, dovrebbe crescere dello 0,2% nel 2015 e dell’1% nel 2016. In particolare, spiega l’Ocse, “il supporto della politica monetaria della Bce dovrebbe migliorare le condizioni finanziarie e facilitare una risalita dei prestiti bancari, che dovrebbe aumentare gli investimenti”. Ma dall’altro lato ci ha pensato Standard & Poor’s a spegnere l’entusiasmo dell’Ocse, declassando il rating del debito italiano di un gradino, a BBB - (l’ultimo livello dell’investment grade). Secondo l’agenzia di rating Moody’s, poi, “i governi della Periferia dell’Eurozona hanno fatto molto ma i piani di consolidamento di bilancio e riforme restano incompleti, specialmente in Italia”. Sul tema del piano delle riforme strutturali del governo italiano l’Ocse sottolinea che “dev’essere portato avanti con determinazione, insieme all’efficace implementazione delle riforme precedenti, affinché la crescita più forte sia sostenibile”. Al pari di quanto sostenuto per gli altri listini dell’Eurozona, crediamo comunque che il mix di politica monetaria, maggiore flessibilità fiscale, Euro in deprezzamento e il calo del prezzo del petrolio, possano dare sostegno al mercato italiano nei prossimi mesi.

Giappone: giudizio positivo su Tokyo
La visione sul mercato giapponese resta positiva alla luce delle ulteriori eventuali azioni espansive da parte della Banca centrale nipponica e di tre fattori: crescita degli utili, aumenti salariali e i nuovi passi per migliorare la corporate governance, percorsi da diverse società domestiche.
 




            

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