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I tassi della politica

6 Marzo 2013 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli

 

Scrissi nel 1981 sulla politica dei tassi d’interesse. Oggi siamo costretti a parlare di tassi quale effetto della politica. L’ingovernabilità si traduce in movimenti nervosi dello spread, confermandolo indicatore dell’incertezza. Altrettanto segnala l’indice di Borsa. La rapidità dei movimenti consente peraltro anche profitti improvvisi per chi sappia muoversi nel trading. Saldo totale peraltro inferiore alle attese da panico.

Superata la fase delle reazioni istintuali, dobbiamo guardare al futuro. Non conoscendo lo scenario politico prospettico e stimandolo comunque solo forzoso, ciò non muta lo stato precedente (anche il Governo Monti era tale), ma potrebbe registrare reazioni differenti.

Prevedibili dissensi nell’eventuale Governo influenzerebbero comportamento e tassi dei mercati, pur essendo attesi ed inevitabili. Cambia certamente il mood in Eurozona, il che non vuol dire essere noi anti-europei. Potremmo consentircelo solo se fossimo simili a Danimarca e Svezia. Nei mesi precedenti il rigore imposto era stato apprezzato fuori, ma ha indotto alla recessione interna. La realtà della legislatura può essere peraltro diversa dal momento delle promesse elettorali. Qualunque osservatore peraltro stima impossibile gestire cinque anni di status quo quale l’attuale. Resta il timore del prossimo scenario dopo ulteriori elezioni (immediate qualora senza Governo possibile, oppure fra qualche mese al declinare del tentativo non riuscito). Qualcuno sostiene che i mercati finanziari non debbono condizionare le scelte di Governo, ma il “mercato” è qualcosa di superiore al semplice agone della finanza e si manifesta, prima o magari poi, con i tassi.

Per l’economia la condizione è di stallo e il mondo sociale ha espresso dissenso senza suggerire soluzioni. Bisogna peraltro anche mantenere le condizioni di creazione di ricchezza e cercarne di nuove: questo scenario è il grande sconfitto di questa tornata, accentuando pessimismo e paura del futuro.

Blood, sweet and tears: le lacrime ci sono, il sangue si intravede, mancano la voglia di sudore e un Churchill.

 

 




            

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