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I CONTROLLI DEL COLLEGIO SINDACALE SUL BILANCIO D'ESERCIZIO

20 Ottobre 2009 - Autore: Dr. Angelo Michele ZURILLO


Al collegio sindacale il Legislatore ha attribuito il compito di vigilare sull'osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull'adeguatezza dell'assetto amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento. Il collegio esercita, inoltre, il controllo contabile nel caso in cui lo statuto della società, non aperta (nel senso precisato nell'art. 2325 bis, Codice civile) e non tenuta alla redazione del bilancio consolidato, preveda la possibilità di attribuire loro questa funzione. Questi principi generali rappresentano l'ambito di competenza dei sindaci ed in particolare i doveri che l'art. 2403, c.c. pone a loro carico. Quella del collegio sindacale è dunque una funzione di vigilanza finalizzata alla salvaguardia della correttezza della gestione da parte degli amministratori, del rispetto delle regole, delle procedure interne adottate dalla società e delle scelte di gestione. Una delle attribuzioni che discende da questi principi generali è rappresentata dal controllo legale del bilancio d'esercizio, senza mai entrare nel merito della correttezza dello stesso, essendo tale compito demandato al soggetto incaricato del controllo contabile. La disciplina di riferimento è data dall'art. 2429, c.c. in base al quale il bilancio deve essere comunicato dagli amministratori al collegio sindacale, con la relazione, almeno trenta giorni prima della data fissata per l'assemblea che deve discuterlo. Si tratta, peraltro, di un termine disponibile e pertanto a sua discrezione il collegio potrebbe anche rinunziarvi. Il collegio sindacale deve redigere e depositare un'apposita relazione nella quale dovrà:

1) riferire all'assemblea sui risultati dell'esercizio sociale e sull'attività svolta nell'adempimento dei propri doveri; e

2) fare le osservazioni e le proposte in ordine al bilancio ed alla sua approvazione con particolare riferimento ai casi in cui gli amministratori, in applicazione dell'art. 2423, c. 4, c.c. abbiano derogato ai criteri legali di redazione del bilancio. Il collegio mantiene quindi alcuni compiti di vigilanza sul rendiconto annuale, senza tuttavia sovrapporsi all'operato né degli amministratori né dell'incaricato del controllo contabile. Questa attività trova espressione nella relazione del collegio sindacale che rappresenta dunque, la sintesi dell'operato svolto e fornisce utili informazioni all'assemblea circa l'opportunità di approvare, non approvare, ovvero modificare il bilancio predisposto dall'organo amministrativo. Tale conclusione ci consente anche di puntualizzare che per consentire al collegio di esprimere quest'ultima indicazione è necessario che lo stesso abbia disponibili tutti i documenti relativi al bilancio anche la relazione del revisore.

RELAZIONE sul BILANCIO

La stesura della relazione del collegio sindacale presuppone che gli amministratori abbiano consegnato il bilancio e la loro relazione almeno trenta giorni prima della data fissata per l'assemblea che lo approva. La relazione del collegio, unitamente a quella degli amministratori e dell'incaricato del controllo contabile, oltre al bilancio di esercizio, deve rimanere depositata in copia presso la sede della società durante i quindici giorni che precedono l'assemblea e finché il bilancio non sia approvato secondo quanto dispone l'art. 2429, c. 3, c.c. Diversamente dalle società quotate, la struttura ed il contenuto della relazione del collegio sindacale di società non quotate non è disciplinata in modo specifico. In entrambe le ipotesi, tuttavia, la relazione dei sindaci si compone essenzialmente di tre parti. Nella prima deve essere riportata una sintesi dell'attività svolta, quale premessa al testo della relazione che rappresenta il corpo centrale. Il collegio deve quindi soffermarsi sulle attività di vigilanza svolte nel corso dell'esercizio in esecuzione dei doveri posti a loro carico dall'art. 2403, c.c. Nel caso in cui detta attività di vigilanza abbia portato all'individuazione di omissioni o fatti censurabili, il collegio sindacale deve dare conto nel documento delle azioni intraprese. Oggetto di questa parte, sono inoltre le indicazioni sulle riunioni del consiglio di amministrazione e dell'assemblea a cui i sindaci hanno partecipato nonché eventualmente le sedute del collegio stesso. Questa sezione potrà inoltre accogliere le eventuali indagini e conclusioni, laddove nel corso dell'esercizio siano stati presentati esposti o denunce fatte dai soci di fatti ritenuti censurabili e ciò in esecuzione dell'art. 2408, c.c. La seconda parte della relazione è incentrata sulle proposte in ordine al bilancio e alla sua approvazione. I sindaci possono formulare autonome proposte in ordine al bilancio ed alla sua approvazione. Il collegio sindacale può in questa sede formulare osservazioni critiche, in materia di corretta applicazione della legge e dei principi contabili nonché sulla situazione finanziaria della società e sui provvedimenti assunti dagli amministratori per il suo risanamento. Nello specifico sono oggetto di valutazione dei sindaci in questa sede:

1) le operazioni di maggior rilievo economico, finanziario e patrimoniale, le operazioni inusuali e con parti correlate al fine di verificarne la conformità allo statuto e alla legge;

2) i rilievi e richiami contenuti nella relazione del revisore incaricato del controllo contabile sempre alla luce della legge in materia di formazione del bilancio;

3) l'indicazione degli eventuali altri incarichi ricoperti dall'incaricato del controllo contabile o da soggetti a questo collegati e ciò in modo da garantire l'indipendenza del revisore prevista dalla legge;

4) l'informativa in merito ai pareri rilasciati ai sensi di legge e le osservazioni in caso di perdita del capitale;

5) l'informativa in tema di responsabilità amministrativa della società;

6) la vigilanza sull'adeguatezza della struttura organizzativa e sul sistema amministrativo e contabile. Eventualmente questa sezione potrebbe proseguire con una sintesi dei dati più rilevanti presenti nel bilancio, in merito ai quali il collegio può esprimere propri commenti ed osservazioni.

La terza ed ultima parte della relazione contiene l'indicazione dei componenti del collegio, le rispettive qualifiche, le firme di ciascun componente e la data di sottoscrizione.

CONTROLLO CONTABILE del BILANCIO

Nei casi in cui al collegio sia attribuito anche il controllo contabile, compete loro anche la relazione con il giudizio sul bilancio. L'art. 2429, c. 2, c.c. nel rinviare all'art. 2409 ter, c.c. pone a carico del collegio anche la relazione avente ad oggetto un giudizio sul bilancio d'esercizio e sul bilancio consolidato, se redatto, da depositarsi anch'essa presso la sede della società durante i quindici giorni che precedono l'assemblea. La stesura della relazione di revisione del bilancio d'esercizio si pone quale terzo momento fondamentale nell'espletamento dell'attività di controllo contabile dopo:

1) le verifiche effettuate nel corso dell'esercizio finalizzate a controllare la regolarità della contabilità e la corretta rilevazione nelle scritture contabili dei fatti di gestione;

2) il riscontro della corrispondenza del bilancio alle risultanze delle scritture contabili e la conformità dello stesso alle norme che lo disciplinano.

RELAZIONE del REVISORE

Il Legislatore, con un'integrazione all'art. 2409 ter, c.c., ha previsto il contenuto obbligatorio che questa relazione deve avere:

a) un paragrafo introduttivo che identifica il bilancio sottoposto a revisione ed il quadro delle regole di redazione applicate dalla società;

b) una descrizione della portata della revisione svolta con l'indicazione dei principi di revisione osservati;

c) un giudizio sul bilancio che indica chiaramente se questo è conforme alle norme che ne disciplinano la redazione e se rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria ed il risultato economico dell'esercizio;

d) eventuali richiami di informativa che il revisore sottopone all'attenzione dei destinatari del bilancio, senza che essi costituiscano rilievi;

e) un giudizio sulla coerenza della relazione sulla gestione con il bilancio. Da segnalare quest'ultimo aspetto in quanto si tratta di una novità introdotta appunto di recente. In tal modo si chiede al revisore di confermare che eventuali affermazioni circa il buon o cattivo andamento degli affari sociali siano confermati nei numeri. Nel caso in cui l'incaricato del controllo esprima un giudizio sul bilancio con rilievi, un giudizio negativo, o rilasci una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio, la relazione deve illustrare analiticamente i motivi di decisione. Il giudizio è:

1) senza rilievi, quando si ritiene che il bilancio fornisca con chiarezza una rappresentazione veritiera e corretta secondo i principi contabili identificati;

2) con rilievi, quando si ritiene che non possa essere dato un giudizio senza rilievi, se l'effetto del disaccordo con gli amministratori o la limitazione al proprio lavoro non è così significativo ed influente da determinare un giudizio negativo o l'impossibilità di esprimere un giudizio;

3) negativo, quando una divergenza di opinione è rilevante e influente a tal punto che il collegio ritiene che uno o più rilievi siano inadeguati ad illustrare la natura fuorviante o incompleta del bilancio;

4) dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio, quando ricorra una rilevante limitazione della revisione tale da non poter disporre di elementi per esprimere un giudizio.

L'art. 5 c. 1, D.Lgs. 2 febbraio 2007, n. 32 precisa che le nuove norme in materia di relazione di revisione si applicano ai bilanci relativi agli esercizi che iniziano dopo il 12 aprile 2007 e pertanto, per le società con esercizio coincidente con l'anno solare, dal bilancio 2008. Trova quindi uniformità di disciplina la regolamentazione del giudizio sul bilancio nelle società non quotate e in quelle che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio per le quali l'art. 156, D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, già prevedeva il giudizio sul bilancio e il contenuto della relazione. Va detto che, nell'ipotesi in esame (attribuzione del controllo contabile al collegio sindacale), può procedersi alla predisposizione di una sola relazione suddivisa in due parti: la prima avente ad oggetto il giudizio sul bilancio, sotto il profilo contabile, secondo lo schema previsto dall'art. 2409 ter, c.c. e la seconda incentrata sull'attività di vigilanza effettuata in esecuzione dei doveri previsti a carico del collegio dall'art. 2403, c.c. Nei casi in cui l'organo di revisione contabile e quello sindacale siano distinti gli stessi devono cooperare scambiandosi le informazioni necessarie all'assolvimento dei rispettivi compiti in ottemperanza alla disposizione contenuta nell'art. 2409 septies, c.c..

SOTTOSCRIZIONE delle DICHIARAZIONI

Con la L. 24 dicembre 2007, n. 244 (Finanziaria 2008) è stata introdotta nel nostro ordinamento una nuova sanzione in capo al soggetto incaricato del controllo contabile che sottoscriva senza rilievi la relazione al bilancio da cui si determino casi di evasione d'imposta ai fini Ires e Irap. La disposizione è contenuta nell'art. 9, c. 5, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 e prevede una sanzione amministrativa fino al 30% del compenso contrattuale relativo all'attività di redazione della relazione di revisione con il limite massimo dell'imposta accertata in capo alla società. La sanzione scatta nei casi di omessa indicazione, ricorrendone i presupposti, dei giudizi prescritti dall'art. 2409 ter, c. 3, c.c. qualora da detta omissione ne derivi infedeltà nella dichiarazione dei redditi o ai fini Irap. La penalità si applicherà al collegio laddove allo stesso sia stato conferito l'incarico di controllo contabile. Seppur originata da irregolarità del bilancio, la sanzione in argomento deriva dalla redazione della dichiarazione fiscale che, nel concreto, contiene il calcolo delle imposte. Questa disposizione troverà la prima attuazione in relazione ai bilanci del 2008 ed ai modelli di dichiarazione 2009. La medesima disposizione in commento (art. 9 c. 5, D.Lgs. 471/1997) prevede poi una sanzione amministrativa da Euro 258 ad Euro 2.065 in caso di mancata sottoscrizione della dichiarazione dei redditi o Irap. Ricordiamo che sono tenuti alla sottoscrizione della dichiarazione, ai sensi dell'art. 1, c. 5, D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, tutti i soggetti che sottoscrivono la relazione di revisione e quindi il collegio sindacale, se titolare anche del controllo contabile. In questa ipotesi, la dichiarazione rimane comunque valida ma scatta l'irrogazione delle sanzioni. Anche per questa fattispecie la prima applicazione è con la dichiarazione per l'anno 2008. Le istruzioni al modello Irap 2009, che alla prossima scadenza dovrà essere presentato in via autonoma e non più con il Modello Unico, richiedono la firma della dichiarazione da parte di tutti i membri del collegio. Si tratta di una importante innovazione in quanto sino allo scorso anno era richiesta la firma del solo presidente.




            

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