FinanzaeDiritto sui social network
20 Settembre 2019  le interviste  |  professionisti  |  chi siamo  |  forum  |  area utenti  |  registrati

            




Grecia: come uscire dalla crisi e dall'euro

30 Giugno 2010 - Autore: Bancadvice.it Sas


 a cancelliera tedesca Angela Merkel ha recentemente affermato: "Se accade qualcosa a un Paese dell'euro, tutti gli altri ne sono coinvolti. Visto che abbiamo una moneta comune abbiamo anche responsabilità comuni".

Ma è proprio dalla Germania che potrebbe arrivare una seria obiezione legale al processo di salvataggio della Grecia. Nonostante il via libero del Bundestag e la pressione della comunità internazionale.

Condivido pienamente, infatti,  la tesi sostenuta dal prof. Schachtschneider, docente di diritto all'Universita' di Norimberga, quando afferma che: "Il prestito alla Grecia costituisce un sussidio a tasso illegale, che minaccia la stabilita' monetaria prevista dal Trattato di Maastricht e viola la clausola di "no bailout" dello stesso trattato. " una questione di diritto". Il dovere della Corte costituzionale e' difendere la Costituzione tedesca. I giudici non hanno scelta se non prendere una decisione che ottemperi alla legge. Questo potra' causare una grande crisi in Europa ma la crisi c'e' gia."

E concordo anche con il prof. Wilhelm Hankel, docente di economia all'Universita' di Francoforte, nel sostenere che: "l'intera manovra non fa altro che rinviare il giorno della resa dei conti. Non e' nell'interesse della Grecia accettare questi soldi, perche' i tagli ai salari e gli aumenti delle tasse imposti in cambio del prestito condurranno ad una depressione economica senza fine. I greci dovrebbero lasciare l'Eurozona volontariamente, svalutare e ristrutturare il proprio debito, con l'aiuto del FMI. Questo e' il percorso dettato dalla ragionevolezza economica. In ultima analisi, l'unico modo di salvare l'Euro e' quello di ridurre l'Eurozona".

Detto in modo meno criptico, la soluzione più efficace ed efficiente per la Grecia consisterebbe proprio in una bella "nazionalizzazione del default" 
E qui ci aiuta il buon Moreno Pasquinelli ricordandoci che: "se un'azienda debitrice fallisce ci rimette quella creditrice che ha prestato denaro, fatta salva la facoltà di quest'ultima di fare rivalsa pignorando i suoi beni.

Ma come fare rivalsa contro uno stato nazionale sovrano? Fare rivalsa sulla Grecia, ormai espropriata in larga parte della sua sovranità nazionale, politica e monetaria, sarebbe in effetti un gioco da ragazzi.

Ma che accadrebbe se la Grecia decidesse d'un botto d'uscire dall'Euro e dall'Unione? Se decidesse unilateralmente di nazionalizzare e pilotare il default, ripristinando la sua moneta e svalutandola decisamente? O addirittura annullando il debito? 
Accadrebbe che i creditori sarebbero gabbati, che l'economia greca, pur restando nel quadro del capitalismo, riprenderebbe a camminare e ad esportare, attirerebbe non solo una gran massa di turisti, probabilmente anche di investimenti stranieri a causa del vantaggio rappresentato dal differenziale di cambio e dai bassi costi di produzione. Accadrebbe, questo è quel che più conta per milioni di greci, che eviterebbero la cura da cavallo imposta loro per il rimborso del prestito ottenuto".
Pensiero quest'ultimo ripreso in tempi non sospetti da Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 18 febbraio u.s.: "Se l'economia non riprende, per stabilizzare il debito serve una correzione dei conti pubblici enorme: circa 14 punti di Pil, al di là di ciò che qualunque governo possa fare. Se invece la Grecia crescesse al 3% l'aggiustamento necessario sarebbe severo, ma non impossibile: circa 6 punti. Ma come fa la Grecia a ricominciare a crescere? Un modo c'è: uscire dall'Euro, svalutare del 50% e diventare il luogo più a buon mercato in cui andare in vacanza nel mediterraneo. Certo, la svalutazione raddoppierebbe il debito, che è tutto in Euro, ma sarebbe giocoforza non ripagarlo. E' ciò che ha fatto l'Argentina, con risultati non disprezzabili".

Ma io azzardo anche un'ultimo consiglio al governo greco: accettare gli aiuti triennali proposti dalla UE e dal FMI, risollevare l'economia mediante sostegno alla domanda interna ed alla patrimonializzazione delle imprese private esportatrici e al momento del rimborso del prestito, predisporre un bel referendum popolare che abroghi la legge approvata dal parlamento stesso con le misure capestro, sulla falsariga di quanto già fatto dall'Islanda che ha imposto a UK ed Olanda che il rimborso di quanto dovuto a seguito del default di alcune banche avvenga "in maniera compatibile alla crescita del proprio PIL."Senza ricorrere a misure draconiane.

 




            

Altri articoli scritti da Bancadvice.it Sas

Ultimi commenti degli utenti

Nessun commento











Powered by Share Trading
Everlasting

activtrades