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FORMAZIONE, IL GRUPPO GIRASOLE PROMUOVE IL METODO LEARNING BY DOING. Intervista esclusiva ad Alessandra Garribba, Presidente del Gruppo Girasole.

2 Marzo 2012 - Autore: Redazione


Continua l’inchiesta di FinanzaeDiritto.it tra i più importanti Enti di Formazione. Grazie alla Scuola di Formazione Gruppo Girasole, segnalata come eccellenza per la seconda edizione del Premio Internazionale Le Fonti del prossimo 28 giugno, abbiamo analizzato come sono cambiate le richieste nel settore formazione per rispondere alle esigenze del mercato odierno. Ne abbiamo parlato con Alessandra Garribba, Presidente del  Gruppo Girasole.

 

Girasole Formazione presenta una vasta gamma di corsi, orientati anche ad attività pratiche o al mondo dell’hobbistica e della conoscenza delle lingue. Quali sono le aree tematiche da voi trattate?

Tutte le aree legate alla professionalizzazione e specializzazione per il mondo del lavoro sono quelle su cui puntiamo di più. La formazione è uno strumento di crescita della persona. Anche corsi in altri ambiti aiutano l’individuo a sviluppare competenze attraverso una formazione complementare o  trasversale, volta al miglioramento delle performance altresì per chi è già nel mondo del lavoro.

 

Girasole Formazione può essere considerata una tra le prime realtà in campo nazionale a presentare, in partnership con altri centri, progetti di formazione finanziati dai Fondi Paritetici Interprofessionali. Cosa significa? E quali sono i requisiti che hanno consentito ai vostri progetti di poter accedere a tali finanziamenti?

In questo momento è lo strumento più diffuso e spendibile a disposizione delle aziende per accedere a corsi di formazione. Possono accedervi tutte le aziende iscrivendosi a uno dei venti fondi che esistono in Italia. L’iscrizione è facilissima ed è legata alla presenza di almeno un dipendente. Noi approcciamo l’azienda e  facciamo un’analisi per capire se è iscritta al fondo più adatto a lei. Abbiamo un ufficio progettazione per supportarla in un piano aziendale o in un progetto specifico ed è inoltre possibile spaziare su vari temi. Poi aiutiamo l’impresa a presentare il progetto al fondo o attraverso la titolarità dell’azienda oppure attraverso il nostro centro, dipende dagli obiettivi che si vogliono raggiungere, e la seguiamo passo passo nella selezione dei docenti e delle tematiche, dando anche un appoggio sul fronte burocratico, che a volte spaventa, e nella parte rendicontativa, ovvero la giustificazione di quanto si è speso. Si studia caso per caso una soluzione efficace:  se l’azienda è grande può presentare un piano in autonomia, altrimenti se l’azienda ha dimensioni ridotte la facciamo entrare in cordate per progetti interaziendali. Noi vi lavoriamo da tempo anche con fondi provinciali di Bologna just in time.

 

La vostra metodologia si basa sul concetto di learning by doing (imparare facendo). Quanto è importante un approccio di questo tipo in un corso di formazione?

Per noi è fondamentale, è il motivo di punta dei nostri corsi poiché l’idea è che chi frequenta deve avere un approccio pratico, se si rimane nella teoria non si ha valore aggiunto. Riportiamo agli argomenti dei corsi la casistica della realtà, infatti i docenti provengono dal mondo aziendale con esperienze dirette. Nei corsi lunghi abbiamo anche il Project work dove le persone sviluppano un progetto assegnato dai docenti, una sorta di commessa delle aziende partner, così da sperimentare già durante il corso la pratica. Serve a  creare imprinting e a fornire strumenti operativi che siano immediatamente spendibili sul lavoro.

 

Come l’attuale contingenza sta influendo sul settore della formazione?

Di certo sta influendo. Noi abbiamo due tipi di richieste principali e una funzione che dobbiamo svolgere per orientare l’utenza: una parte di essa è più adulta, è fuoriuscita dal circolo lavorativo a causa della crisi e sa di cosa ha bisogno per rientrare, ovvero di una specializzazione per affinare le proprie competenze; un’altra parte di utenza, più vasta, esce dalle università e dalle scuole, si guarda intorno perché non comprende di cosa necessita il mercato. In tal caso fungiamo anche da orientatori perché i nostri corsi sono frutto di richieste delle aziende che collaborano con noi, sono legati a esigenze del mercato che diventano titolo di un master o di un corso. Ora non si può prescindere dal fatto che l’investimento nella formazione si deve tradurre in una facilitazione nell’ingresso nel mondo del lavoro, altrimenti queste persone non potrebbero permetterselo.

 

Sono nati corsi più specifici per rispondere a particolari esigenze dell’attuale mercato?

Sicuramente  abbiamo registrato un cambiamento nella domanda: se un anno e mezzo fa gli utenti erano orientati su percorsi brevi di micro-specializzazione come ad esempio la contabilità, l’utenza ora si è spostata su percorsi più lunghi e professionalizzanti con le caratteristiche di master, paradossalmente anche più costosi. Sono disposti a investire di più poiché pensano di ottenere qualcosa di solido e concreto per presentarsi in modo strutturato sul mercato. Possono durare 6-7-8 mesi con formule diverse, come il weekend full immersion, perché negli altri giorni si dedicano alla ricerca del lavoro. Noi abbiamo modificato la nostra offerta, quasi completamente dedicata al secondo tipo di formazione,  che si è spostata tutta sul professional  cioè su figure come avvocati, commercialisti, notai, ingegneri, architetti per acquisire formazione specifica, necessaria per legge. Così facendo possono inoltre ottenere crediti formativi. Tanto che abbiamo creato un’unità operativa espressamente dedicata alla formazione dei professional che hanno capito la necessità di specializzarsi per rimanere sul mercato.

 

Come considera in generale la situazione per il mondo della Formazione? Quali novità ci si può attendere per i prossimi anni?

Penso che il  mondo della formazione giocherà un ruolo fondamentale per coloro che si affacciano sul mercato o ci sono già. Io credo nel  Long life learnig, cioè la formazione dell’individuo per tutta la vita anche perché la società chiede continui aggiornamenti. Ci sarà un collegamento sempre più forte con l’azienda per i giovani e i neolaureati poiché la formazione non può e non deve essere scollegata dalle aziende, le quali devono fare uno sforzo per creare contiguità con le nostre realtà, per orientare l’offerta didattica che le scuole danno e per creare un circolo virtuoso favorendo gli inserimenti. Strumenti come stage e tirocini devono essere potenziati e vissuti in maniera più coscienziosa. Spesso le risorse non vengono “sfruttate” nel modo giusto a livello di competenze e capacità. Questo è lo scenario che si presenterà nei prossimi due o tre anni perché c’è bisogno di persone preparate, ma anche di conoscerle per comprendere le loro necessità. Gli stage sono l’anticamera del rapporto lavorativo perché, nonostante la crisi, se si trova una persona valida l’azienda fa comunque un investimento: le persone sono il motore delle aziende.

 

Alessia Liparoti e Sara Tamburini




            

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