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'IL RIMBALZO DEI BANCARI? E' NEGATIVO PERCHE' STA RIGUARDANDO TUTTI'. Intervista a Carlo De Vanna, Gestore di Fondersel Italia

13 Gennaio 2012 - Autore: Redazione


Prosegue l’inchiesta di FinanzaeDiritto tra le origini dell’euforia dei titoli bancari degli ultimi giorni e su quello che ci si può aspettare per le prossime sedute. Abbiamo intervistato Carlo de Vanna, Gestore di Fondersel Italia.

 

Dottor De Vanna, a cosa è dovuto l’attuale buon andamento dei titoli bancari?

A livello soprattutto italiano l’andamento delle banche è legato non tanto alla solidità o al valore che le banche non esprimono, cioè alla loro sotto-valutazione, bensì al rischio dei portafogli bancari soprattutto sotto forma di titoli di Stato. Se si risolve il problema delle nazioni più in difficoltà e se gli spread rientrano nell’ordine dei 300 punti, per le banche diventerebbe più facile finanziarsi, non avrebbero più perdite consistenti sui titoli di Stato, ma anzi guadagnerebbero. A quel punto si potrebbe parlare di valutazione tout court delle banche in un contesto di economia che cresce molto poco o non cresce.

Le banche posso dunque ben sperare?

Le banche italiane sono ancora piuttosto cheap. Si deve superare il problema del funding. In taluni casi i prezzi di borsa sono troppo bassi e il mercato ha preso atto di questo, tanto che il rimbalzo ha riguardato un po’ tutti e questo secondo me è un aspetto negativo.

Per quale motivo?

Io mi sarei aspettato un rimbalzo molto più consistente delle banche che non hanno problemi di capitale o di funding e uno meno consistente di quelle che permangono problematiche. È salito tutto per cui di fatto è un movimento tecnico, di settore.

E sul fronte delle decisioni in sede europea, dal progetto del fiscal compact alle dichiarazioni di ieri, giovedì 12 gennaio, del Presidente della Bce Draghi, che ricadute avranno sui mercati?

Mi aspetto che in generale a livello europeo abbiano capito che continuare a tirare la corda chiedendo sempre di più a Stati che stanno già prendendo decisioni forti con interventi pesanti, si rischia di spezzare la corda e creare i presupposti per il fallimento di uno di questi Paesi. Mi auguro che anche la Germania, e sono speranzoso, avendo ottenuto abbastanza, conceda qualcosa.

In tutto ciò il ruolo di mediazione del Premier Monti è stato rilevante?

Monti piace molto all’Europa perché è una persona affidabile e se ha fatto solo una parte di quello che avrebbe potuto fare è per il semplice motivo che in questo momento non poteva fare di più. Spero comunque che l’Europa mantenga le promesse e in concreto dia un aiuto sui titoli di Stato, con aste future, visto che sinora la Bce non è intervenuta in modo significativo e il Fondo salva-Stati non ha ancora fatto nulla.

Cosa ci si può attendere dunque?

Ormai è una situazione che può auto-migliorare o auto-peggiorare, nel senso che gli interventi sono stati fatti sebbene si possa fare sempre di più. Se i tassi di interesse si mantengono su livelli elevati comunque non siamo in grado di sostituire i prestiti in scadenza con nuovi prestiti. Se i tassi invece scendono la situazione diventa automaticamente virtuosa e il debito si riduce di anno in anno in maniera automatica. Questo passaggio tassi alti-tassi bassi è essenzialmente una questione di fiducia. Se gli altri Paesi europei e gli Usa credono e capiscono che c’è la volontà di salvare l’euro, i tassi scenderanno e poi tutto si auto realizzerà. Altrimenti torneremo sul limite del disfacimento dell’Europa. Io mi sento ottimista, ma non si possono escludere colpi di coda.

 

Alessia Liparoti




            

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