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DERIVATI: COME GARANTIRSI SICUREZZA E TRASPARENZA

28 Febbraio 2013 - Autore: Redazione


Si è svolto martedì 26 febbraio a Milano il workshop dal titolo 'La copertura efficace dei rischi finanziari', promosso da Chatham Financial (società indipendente leader mondiale nell’attività di financial risk advisory) e organizzato insieme a ANDAF (Associazione Nazionale dei Direttori Amministrativi e Finanziari) e AITI (Associazione dei Tesorieri d’Impresa). Il workshop si è rivelato particolarmente interessante per almeno due motivi. In primo luogo perché il tema affrontato è di particolare attualità, dopo l’acceso dibattito sull’utilizzo dei prodotti derivati alimentato soprattutto dai recenti casi di MPS e del Comune di Milano e alla vigilia della riforma del mercato dei Derivati OTC e dell'introduzione del nuovo principio contabile internazionale IFRS 9.  In secondo luogo per la peculiare prospettiva da cui è stato indagato il tema, quella di un financial risk advisor indipendente, globale e leader nel mondo, ovvero una tipologia di operatore economico a cui le imprese sono solite ricorrere nel contesto anglosassone ma che è ancora pressoché sconosciuta in Italia. Tale circostanza merita una riflessione, se è vero che molti dei problemi connessi all’utilizzo dei prodotti derivati avrebbero potuto essere evitati se solo fosse stato previsto il ricorso a un financial risk advisor indipendente. Il folto e qualificato pubblico di CFO e addetti ai lavori presenti ha particolarmente apprezzato questa originale prospettiva di indagine. Grande interesse ha suscitato, in particolare, la case history di Enel Rete Gas, raccontata dallo stesso Head of Finance Paolo Dolci.

 

I relatori Cesare Conti (Università Bocconi) e Paolo Esposito (Chatham Financial) hanno approfondito criticità, soluzioni tecnologiche e best practices emergenti riguardo la gestione del rischio di interesse nella progettazione e nella ristrutturazione del debito, nonché nella gestione aziendale del rischio di cambio.

Dall’ampio dibattito finale è emerso che per i CFO i derivati pongono soprattutto un problema di adeguatezza di competenze e di tecnologia, soprattutto in termini relativi rispetto agli intermediari che propongono alle imprese i prodotti derivati. Mentre per il board delle corporates è particolarmente sentita l’esigenza di affinare la governance dei derivati, in modo da assicurare trasparenza e sicurezza ad un processo complesso e, spesso, pericolosamente opaco.

 

 

 

 Ecco una sintesi degli interventi.

Cesare Conti, docente all'Università Bocconi di financial risk management nelle imprese e negli enti, ha innanzitutto ricordato le cause dei più recenti casi problematici di utilizzo dei prodotti derivati. A tal fine ha citato e commentato alcune frasi tratte dalle motivazioni elaborate dal Giudice Oscar Magi nella sentenza relativa al caso dei derivati nel Comune di Milano. In particolare, premesso che “…questo processo non è stato e non vuole essere un processo al sistema bancario nel suo complesso o agli strumenti derivati, ma solo al cattivo uso degli stessi in una circostanza storicamente determinata”, il Giudice Oscar Magi ha sostenuto che …le banche hanno trattato la controparte in modo sostanzialmente e formalmente scorretto, approfittando di una situazione asimmetrica che, invece, avevano il dovere di riequilibrare”. Cesare Conti si è quindi domandato se tale asimmetria di tecnologia e di competenze potrebbe ragionevolmente ridimensionarsi in futuro. E in proposito si è dato una risposta negativa. La suddetta asimmetria pare infatti destinata a dilatarsi, soprattutto a motivo dell’ormai prossimo recepimento della riforma del mercato dei derivati OTC e del nuovo principio contabile internazionale IFRS 9, che apporterà modifiche significative alle regole attuali di hedge accounting. Tutto ciò dovrebbe imporre alle imprese che utilizzano i derivati: 1) una dotazione ancora maggiore di competenze e di tecnologia, applicata soprattutto al calcolo dei costi di credito, di funding e di collateralizzazione, ovvero tre componenti di costo che saranno sempre più rilevanti nel pricing dei derivati; 2) maggiore integrazione e coerenza tra le ristrutturazioni finanziarie da un lato e le relative ristrutturazioni dei prodotti derivati a copertura del rischio di interesse dall’altro; 3) la necessità di un coordinamento ancora maggiore tra management e board nel processo che governa l’utilizzo dei derivati, anche per effetto delle prescrizioni ricomprese nel nuovo codice di autodisciplina, che attribuisce maggiore responsabilità al Comitato di Controllo e Gestione dei Rischi; 4) un affinamento nell’applicazione delle regole di hedge accounting  e nella qualità della risk disclosure destinata al bilancio.

Per tutti questi motivi, il ricorso ai financial risk advisor indipendenti da parte del management e/o del board, che già in passato avrebbe permesso di evitare alla radice molti problemi connessi all’utilizzo dei derivati, diventerà in prospettiva un’esigenza addirittura imprescindibile. Tale ricorso, infatti, contribuisce significativamente a ridurre un’asimmetria di competenze e di tecnologia tra imprese e intermediari finanziari che, se non adeguatamente governata, è destinata a dilatarsi ulteriormente. Sino a riproporre, amplificati, i problemi del passato.

Cesare Conti: “Manca ancora un’impostazione corretta del processo decisionale che governa l’utilizzo dei derivati nelle imprese. Basterebbero due semplici precauzioni per rimuovere all’origine molti problemi. In primo luogo le operazioni in derivati dovrebbero transitare dal consiglio di amministrazione. Per essere comprese, condivise e approvate. In secondo luogo dovrebbe diffondersi la prassi di ricorrere ai consulenti indipendenti, per integrare le competenze del management e dei consiglieri con una dotazione tecnologica e una conoscenza del mercato almeno pari a quella delle banche che progettano e propongono le operazioni in derivati. Riducendo così quella asimmetria che - come ha osservato il Giudice Oscar Magi - è stata all’origine di un uso “cattivo” dei derivati nel Comune di Milano e che, soprattutto per effetto della ormai prossima riforma del mercato dei derivati OTC, è destinata ad aumentare”.

Paolo Esposito, Direttore Risk Management Advisory per Chatham Financial e responsabile del mercato italiano, ha affrontato diverse situazioni di stringente attualità in cui è cruciale il contributo di un financial risk advisor indipendente. Tra di esse Paolo Esposito ha ricordato le seguenti: 1) l’analisi delle varie componenti che formano il prezzo dei prodotti derivati (quali ad esempio i costi di credito, di hedging e di funding), e l’elevato livello di soggettivita’ nella loro determinazione da parte degli operatori di mercato, sottolineando il significativo risparmio ritraibile dalle imprese che decidono di ricorrere al supporto di financial risk advisors indipendenti per la negoziazione e per l’esecuzione della transazione; 2) la misurazione della esposizione al rischio di cambio delle imprese plurivalutarie, evidenziando la possibilità di promuovere un ricorso intelligente e parsimonioso ai derivati che tiene conto dell’impatto della correlazione tra le valute e, quindi, sfrutta l’eventuale presenza di hedging naturale; cio’, al fine di massimizzare l’efficienza della strategia di hedging nel perseguire gli obiettivi di risk reduction dell’azienda, compatibilmente con la risk tolerance; 3) l’importanza di valutare correttamente il ricorso ai cross currency swaps, ricorso particolarmente diffuso in questo periodo di contrazione del credito disponibile nel mercato domestico, in cui le imprese italiane sono spinte a finanziarsi all’estero e a denominare l’indebitamento in valuta diversa dall’euro; 4) il ruolo dei financial risk advisor indipendenti nella ristrutturazione del debito e nella contestuale ristrutturazione dei relativi derivati di copertura, sottolineando, tramite l’esposizione di un case study, il contributo apportato da Chatham Financial nella gestione del processo di esecuzione ed i risultati ottenibili in termini di efficienza nel pricing.

Paolo Esposito: “In un mercato dei derivati caratterizzato da complessità crescente, è fondamentale affidarsi alle competenze di un advisor che, operando quotidianamente su scala globale, sia attento alle nuove practices introdotte dagli operatori e, al contempo, sia all’avanguardia nello sviluppo di soluzioni tecnologiche. Il workshop ha ben chiarito non solo come evitare un uso scorretto dei derivati, ma anche come sviluppare un processo di hedging efficiente che sia eseguito a prezzi trasparenti, minimizzando per tale via i rischi finanziari, operativi e reputazionali per i responsabili aziendali”.

Paolo Dolci, Head of Finance di Enel Rete Gas, ha infine ripercorso le caratteristiche tecniche di un’operazione di ristrutturazione del debito accompagnata dalla contestuale ristrutturazione dei derivati di copertura del rischio di interesse del debito. Si è trattato, in particolare, di una ristrutturazione che ha comportato un aumento del debito da € 900 a € 1.800 milioni, accompagnato da un allungamento della maturity da 5 a 7 anni. La ristrutturazione del debito è stata evidentemente affiancata da quella dei derivati di copertura del rischio di interesse, che sono stati riprogettati, in parte smontati e in buona misura rimontati, per rimanere adeguati alle nuove caratteristiche tecniche del debito. Oltre che sugli aspetti tecnici dell’operazione, Paolo Dolci ha svolto una specie di vivisezione dell’operazione dal punto di vista economico, organizzativo e relazionale, che è stata molto apprezzata dai partecipanti. In particolare, Dolci ha analizzato le motivazioni che hanno indotto un’impresa industriale dotata di una funzione finanziaria evoluta a fare comunque ricorso a un financial risk advisor indipendente. Con effetti molto positivi in termini sia di savings sia di trasparenza verso il board e gli azionisti.

A margine dell’incontro è seguito un ampio dibattito con il pubblico dei partecipanti, che hanno posto diverse domande volte a comprendere in che modo il supporto fornito dai financial risk advisor al management delle imprese, che è e rimane il process owner del processo aziendale di gestione dei rischi finanziari, può promuovere un percorso virtuoso che consente di utilizzare i derivati in modo efficace e trasparente. Senza tuttavia compromettere il rapporto dell’impresa con gli intermediari finanziari. Rapporto che, in questa delicata fase di credit crunch, è particolarmente critico.

 

 

 




            

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