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CRIMINALITA´ ORGANIZZATA E REPRESSIONE - 21.11.04

1 Gennaio 2007 - Autore: Redazione

CRIMINALITA´ ORGANIZZATA E REPRESSIONE, COSCIENZA CIVILE E PREVENZIONE

“Prevenire è meglio che reprimere”.

Introduco il ragionamento di oggi con un motto tanto semplice a dirsi quanto difficile da realizzarsi.

Lo diciamo sempre, lo diciamo tutti, nel mentre la criminalità organizzata imperversa ed appare sempre più spavalda ed invincibile. In alcune aree geografiche del nostro Paese tutto sembra più difficile, l’antistato spadroneggia, l’economia annaspa, le Istituzioni latitano, discutono, stentano ad imporsi.

Le ultime notizie provenienti dall’area partenopea e dal circondario di Napoli in particolare, stanno li a dimostrarlo. Forse è solo una spia, un segnale di un malessere sociale, economico e soprattutto culturale più diffuso. Non si può e non si deve sottovalutare, bisogna reagire, dobbiamo reagire.

Dobbiamo innanzitutto chiederci quali sono le maggiori difficoltà per non riuscire a prevenire e, per certe tipologie di reati (come l’estorsione, l’usura, lo sfruttamento minorile, le truffe alla Pubblica Amministrazione, le false fatturazioni etc), neanche a reprimere, considerando le ultime statistiche ufficiali del Ministero degli Interni che hanno registrato una crescita esponenziale di tali fattispecie criminose.

La “repressione” costituisce, forse, la strada più semplicistica, almeno in apparenza, in quanto trattasi di coordinare il lavoro di sole due Istituzioni: Le Forze dell’Ordine e la Magistratura.

La “prevenzione”, invece, richiede lo sforzo e l’impegno di tutti, il coordinamento sembra più complesso e difficile, in quanto coinvolge la Pubblica Amministrazione, le Forze Politiche, le Istituzioni creditizie, l’Associazionismo, le Organizzazioni sindacali, il Volontariato, la Chiesa,la Famiglia ed infine il comune cittadino.
Nessuno può chiamarsi fuori, tutti sono tenuti, pur sotto diverse forme, a dare il proprio contributo per sconfiggere o almeno contenere questa illegalità diffusa.

Con quali modalitĂ  concrete, ad ogni livello e senza demagogia, possiamo immaginare di collaborare: facendo semplicemente il proprio dovere, tanto come genitori quanto come imprenditori o comuni cittadini, anche attraverso la denuncia dei soprusi, la ribellione al racket, superando quel senso di omertĂ  che ancora accompagna significative parti della societĂ  civile.

Osservando il fenomeno, da spettatori interessati, notiamo:

  • Una microcriminalitĂ  che, molto spesso, nasconde un disagio all’interno della famiglia, frequentemente alimentate da problemi economici, con il conseguente abbandono anzitempo della scuola da parte dei figli insieme alla perenne precarietĂ  lavorativa dei genitori;
  • Una macrocriminalitĂ  che, invece, sovente, sottende una collusione nella Pubblica Amministrazione, attraverso Appalti pubblici pilotati, finanziamenti statali per iniziative imprenditoriali esistenti solo sulla carta, o comunque ben al di sopra dei costi realmente sostenuti.

Senza voler sembrare troppo semplicistici, se fossi un’Autorità napoletana, seguirei alcune elementari priorità:

  • Affronterei subito il problema dello “smaltimento dei rifiuti solidi urbani” che tanto danno economico e sociale ancora oggi arreca alle comunitĂ  locali;
  • Recupererei, attraverso mirati investimenti aventi una finalitĂ  socio culturale, le aree periferiche urbane, in genere molto degradate;
  • Istituirei una banca dati patrimoniale dei dipendenti pubblici, avuto riguardo, in particolare, a quelle categorie professionali maggiormente a rischio di collusione con fenomeni criminali;
  • Controllerei le transazioni immobiliari degli ultimi due anni, verificando la capacitĂ  economica degli acquirenti, ovvero le modalitĂ  di pagamento e l’origine della provvista necessaria all’operazione;
  • Analogo controllo sulle transazioni di quote sociali e/o pacchetti azionari di attivitĂ  economiche avviate o trasferite sul territorio;
  • Istituirei, ove non giĂ  esistente, un Osservatorio Regionale sugli appalti pubblici, creando un’apposita task force preposta al controllo delle procedure e aggiudicazioni;
  • Introdurrei, per particolari situazioni patrimoniali di valore rilevante, la inversione dell’onere della prova in capo al detentore della ricchezza, soprattutto se questi risulta privo di un adeguato profilo soggettivo idoneo a giustificare la provenienza della risorsa finanziaria (attivitĂ  economica svolta, redditi dichiarati, pregiudizi penali etc.);
  • Sensibilizzerei ulteriormente tutto il “Sistema creditizio” ad una maggiore e piĂą qualificata collaborazione attiva, relativamente a fenomeni di riciclaggio di denaro sporco;
  • Qualificherei il personale preposto alla repressione (Forze dell’Ordine e Magistratura) con appositi Stage mirati, per meglio comprendere e seguire i flussi finanziari;
  • Motiverei, anche economicamente, le Forze dell’Ordine destinate ad attivitĂ  di Intelligence su determinate aree geografiche del Paese, risultate particolarmente inquinate dalla presenza della criminalitĂ  organizzata, incrementando, nel contempo, la presenza fisica del c.d. “Poliziotto di quartiere”.

Da ultimo, voglio qui ricordare, per concludere, l’anonimo messaggio scritto su un muro di Palermo in occasione dell’uccisione del compianto Generale Carlo Alberto DALLA CHIESA, illustre Prefetto di quella bellissima città siciliana: “”Qui è morta la speranza dei palermitani onesti””.
Tutti sappiamo che, successivamente, prima con la Legge nr.646/82 (denominata Rognoni/la Torre), pensata per assalire i patrimoni mafiosi, successivamente con la Legge 306/92 nata dopo le stragi “Falcone-Borsellino” e la contestuale legge sui cc.dd. pentiti, grossissimi passi avanti sono stati compiuti nella lotta alla delinquenza mafiosa. 

Abbiamo visto che quando lo Stato si muove, qualcosa succede.

Oggi, vorrei tanto leggere negli sguardi dei connazionali napoletani: “”Qui è rinata semplicemente la voglia di vivere””.

Bari, 21 novembre 2004

 

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