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Credit crunch ed exit strategy: necessario avvicinare le imprese al mercato dei capitali e dare all'economia reale gli strumenti necessari per affrontare la crisi

22 Novembre 2013 - Autore: Redazione


È necessario avvicinare le imprese al mercato dei capitali per superare il credit crunch e dare all’economia reale gli strumenti necessari per affrontare la crisi. Rispetto ad altri paesi, il sistema finanziario italiano è maggiormente banco-centrico e dominato da pochi campioni nazionali e soggetti con potenziali conflitti di interesse. Il settore dell’investment banking, che dovrebbe facilitare l’accesso per le imprese alle risorse necessarie allo sviluppo, per quanto già sottodimensionato si è ulteriormente ritirato a seguito della crisi finanziaria lasciando scoperte per lo più le imprese medio-piccole, che risultano meno appetibili dal momento che offrono limitate opportunità di penetrazione dei prodotti di investment banking.

 

Sono queste alcune delle evidenze dello studio realizzato da CAREFIN/Bocconi in collaborazione con Equita SIM che ha fatto da file rouge del convegno tenutosi oggi a Milano dal titolo “Il mercato dei capitali per le imprese italiane: una risorsa per il rilancio e la crescita del Paesee che – dopo la presentazione del primo position paper della partneship triennale tra Università Bocconi ed Equita da parte di Stefano Caselli e Stefano Gatti - ha visto tra gli altri la partecipazione di Paolo Basilico Amministratore Delegato Kairos Partners SGR, Paolo Colonna Presidente Permira, Claudio Costamagna Presidente Impregilo, Rodolfo De Benedetti Presidente CIR, Raffaele Jerusalmi  Amministratore Delegato Borsa Italiana, Paolo Marchesini    Group Chief Financial Officer Campari, Umberto Nicodano Socio Studio Legale Bonelli Erede Pappalardo, Francesco Perilli Amministratore Delegato Equita SIM, Andrea Sironi Rettore Università Bocconi, Fabrizio Viola  Amministratore Delegato Banca Monte dei Paschi di Siena, Andrea Vismara Head of Investment Banking Equita SIM.

 

 

“Le imprese italiane sono in difficoltà non solo per la crisi che colpisce grandi e piccoli ma soprattutto perché non hanno a disposizione un mercato dei capitali sufficientemente evoluto a cui ricorrere per reperire fonti di capitale alternative al credito bancario – commenta Andrea Vismara Head of Investment Banking di Equita SIM e si trovano in una posizione di svantaggio rispetto ai competitor stranieri, diventandone troppo spesso preda. È necessario affiancare al sistema bancario un efficiente mercato dei capitali al servizio delle imprese facendo leva anche su una serie di misure che valorizzino il ruolo degli investitori, degli intermediari finanziari ed il settore dell’investment banking in generale”.

 

In tal senso, sono numerosi i progetti avviati nel 2013 che coinvolgono i diversi governi europei e si snodano lungo due principali direttrici: da un lato la leva della liquidità e dall’altro l’estensione alle imprese più piccole di strumenti tradizionalmente riservati a quelle più grandi, come le obbligazioni societarie.

 

Sulla scorta dell’esperienza internazionale anche in Italia a partire dal 2012 sono state adottate importanti misure volte ad avvicinare le imprese al finanziamento sul mercato del debito, con le semplificazioni civilistiche e fiscali per le emissioni di titoli obbligazionari comprese nel Decreto Sviluppo 2012 e nella Legge di Stabilità del 2014 in via d’approvazione, ma molto c’è da fare.

 

A complemento di queste misure, lo studio CAREFIN/Bocconi sottolinea come un ulteriore slancio potrebbe arrivare dal fronte degli intermediari attraverso forme istituzionali di investimento e creazione di veicoli di lending che possano essere alternativi al sistema bancario, regolati sul modello americano dei collocamenti riservati.

 

Guardando in prospettiva, secondo i relatori dello studio - Stefano Caselli, Carlo Chiarella, Stefano Gatti e Gimede Gigante -,l’avvicinamento delle imprese al mercato dei capitali rappresenta inoltre un’importante opportunità per gli intermediari, specie quelli domestici indipendenti, in un momento in cui il settore dell’investment banking in Italia si sta svuotando e tende a polarizzare la propria attività sulle imprese di più grandi dimensione a scapito delle piccole.

 

Inoltre, affinché le imprese dispongano di un mercato finanziario domestico evoluto sono necessarie quattro condizioni essenziali:

1) un contesto normativo e fiscale favorevole, di buon senso e non vessatorio, protetto da gestori del mercato e regolatori efficienti ed autorevoli

2) un settore dell’investment banking solido, vicino alle esigenze delle imprese, ben strutturato e privo di conflitti di interesse

3) una platea ampia di investitori disposti ad investire nelle imprese italiane, anche di piccole e medie dimensioni, sia sotto forma di capitale che di finanziamento

4) un contesto culturale e mediatico che promuova e valorizzi il ruolo chiave dei mercati finanziari per le imprese, per gli investitori e per i risparmiatori.

 

I ricercatori ed Equita SIM concordano che sia necessario mettere questi temi al centro del dibattito e di iniziative che possano ridare fiato al settore, al contrario di quanto accaduto per molti anni. Con poche recenti eccezioni, infatti, le istituzioni hanno sottovalutato le dinamiche negative che interessavano il settore dei mercati dei capitali e le potenziali conseguenze, spesso addirittura “demonizzando” le attività dei mercati finanziari, senza distinguere tra attività strategiche per l’equilibrio generale ed attività, quasi esclusivamente gestite da grandi gruppi finanziari globali, che tale equilibrio mettono in pericolo.

 

Alcune iniziative necessarie, da inserire in un progetto complessivo di ridisegno dei mercati dei capitali a beneficio delle imprese, sono evidenti:

Ø       semplificare la normativa

Ø       incentivare anche fiscalmente l’investimento dei risparmiatori nei mercati dei capitali e l’accesso ai mercati da parte delle imprese

Ø       incrementare per quanto possibile gli investitori in titoli italiani, sia facendo leva su nuove iniziative che mobilitando gli strumenti di gestione del risparmio già esistenti

Ø       rimuovere i conflitti di interesse che condizionano i regolamenti di borsa, l’approccio creditizio di grandi gruppi bancari e l’operato degli investitori da essi controllati

Ø       eliminare la Tobin Tax che è inefficace e che allontana gli investitori

Ø       sviluppare una cultura finanziaria che si rifletta anche in un linguaggio giornalistico adeguato, che oggi abusa di termini come speculazione, fondi locusta, bond spazzatura mostrando un pregiudizio nei confronti dei mercati che non ha pari negli altri paesi evoluti.

 

Molti altri interventi concreti potrebbero essere individuati, partendo da un’analisi rigorosa dei diversi aspetti dei mercati e degli operatori che ne assicurano il funzionamento. E’ incoraggiante e positivo che sia il Decreto Sviluppo del 2012, sia il progetto Destinazione Italia, sia l’iniziativa Piùborsa coordinata da Consob abbiano chiaramente indicato una rinnovata attenzione a questo tema strategico da parte delle istituzioni.




            

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