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CON LO STUDIO LEGALE FAVA & ASSOCIATI SI APRE L'INDAGINE DI EDITRICE LE FONTI SULLA RIFORMA DEL LAVORO. L'intervista all'Avvocato Gabriele Fava, Partner Fondatore di Fava & Associati

14 Settembre 2012 - Autore: Redazione


La riforma del mercato del lavoro che ha fatto tanto discutere dal 18 luglio è legge. Le nuove norme, secondo le intenzioni del legislatore, mirano a realizzare un mercato del lavoro più dinamico e inclusivo. Ma è davvero così? Finanzaediritto.it sta conducendo un’indagine tra gli studi legali del settore Labour per sondare il parere dei più importanti giuslavoristi italiani e per comprendere come questa riforma stia trovando applicazione. Il tutto anche  in vista della creazione di un ranking specifico che sarà pubblicato a breve. Lo Studio Legale Fava & Associati è  tra i più affermati nel settore, tanto da essersi aggiudicato la seconda edizione del Premio Internazionale Le Fonti  nella categoria MIGLIOR STUDIO PROFESSIONALE - DIRITTO DEL LAVORO. Siamo partiti proprio dall’Avvocato Gabriele Fava, Partner Fondatore di Fava & Associati che ha già fornito numerosi spunti di riflessione.

 

Avv. Fava, la Riforma del lavoro è ormai in vigore. Quali sono i reali  possibili benefici per i giovani?

Alla luce della Riforma, i reali benefici per i giovani saranno pochi. Il canale principale per l’ingresso nel mondo del lavoro sarà l’apprendistato caratterizzato comunque da un costo per gli aspetti formativi e di gestione dello stesso. Un altro strumento per agevolare l’inserimento dei giovani nelle aziende sarà il contratto a termine senza causale.

 

A suo giudizio la Riforma può in qualche modo favorire una nuova occupazione?

No, in quanto, a seguito della Riforma, la flessibilità in ingresso risulta completamente irrigidita, di conseguenza l’imprenditore è scoraggiato ad assumere nuove risorse nella propria azienda.

 

Lo scopo di questa Riforma era ridurre la burocrazia per semplificare le cose. A detta di molti non è così, Lei cosa ne pensa?

L’obiettivo principale della Riforma era raggiungere un miglior equilibrio tra flessibilità di ingresso e di uscita dall'occupazione. Tale compromesso non è stato affatto raggiunto e allo stato attuale si sta verificando proprio l’opposto: flessibilità in entrata ancor più rigida e la flessibilità in uscita non è mai stato un reale problema. Altro tema, la riduzione della burocrazia. La Riforma avrebbe dovuto semplificare gli aspetti burocratici ma in questo senso ci sono ancora troppi vincoli, troppa rigidità, come nel caso di dimissioni volontarie della lavoratrice madre, nel caso di assunzione del lavoratore con contratto part-time, per la chiamata del lavoratore nel lavoro intermittente e nel caso di proroghe e/o variazioni del contratto a termine. In tutti questi casi è stato introdotto l’obbligo di comunicazione rispettivamente alla Direzione Territoriale del Lavoro, al Centro per l’impiego e alla Direzione Provinciale del Lavoro. In sostanza, bisognerebbe essere molto più drastici nel rendere più semplice l'approccio al nostro mercato del lavoro: poche regole chiare sono anche più controllabili di tante farraginose.

 

Nel  contesto flessibile che si è venuto a creare, è possibile pensare che il contratto a tempo indeterminato possa essere davvero il contratto dominante?

No, perché è evidente che in presenza di continui e persistenti cambi di cicli economici, da espansivi a repressivi, il contratto a tempo indeterminato non può essere il contratto dominante. Il contratto a tempo indeterminato è quello che stabilizza, che fidelizza il rapporto tra dipendente ed azienda, che garantisce il reddito, che consente di avere prospettive solide.

 

Questa riforma ridurrà il costo del lavoro?

Assolutamente no, perché il fatto che tutta una serie di contratti costassero molto di meno di quello a tempo indeterminato, prima della riforma, stimolava l'imprenditore ad utilizzarli; basti pensare all’aumento contributivo dell’aliquota all’ 1,4%, a carico del datore di lavoro nel contratto a termine e all’introduzione di un ulteriore contributo in caso di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni. 

 

 

Sara Tamburini

 




            

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