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COME USCIRE DALLA MORSA DEL CREDITO

23 Giugno 2010 - Autore: Walter Panzeri


Nel bel paese Italia  il 95% dei crediti alle imprese è rilasciato da istituti di credito, che chiedono in cambio garanzie reali e personali agli imprenditori oltre che a richiedere la restituzione dei capitali. Visto che ormai si è arrivati a toccare il fondo di questo sistema,  ritengo che sia giunto il momento di voltare pagina, (nei paesi anglosassoni e finanziariamente più avanzati questo è avvenuto TRENTA anni fa) anche perchè è riconosciuto come obsoleto e poco redditizio in proporzione al rischio assunto.

Ma c’è una alternativa al credito bancario? 

Questa è madre di tutte le domande, ma è anche facile rispondere, visto che basta guardare ai paesi che da decenni utilizzano le alternative al credito bancario per finanziare le imprese. Alla base di tutto c’è la cultura finanziaria dei cittadini perchè sono loro con le loro scelte di investimento che contribuiscono alla creazione di idonei strumenti finanziari.

Creare una cultura finanziaria moderna è sicuramente una grandissima sfida per chi guida  i paesi e governa i sistemi economici. Per iniziare bisogna avere una adeguata cultura finanziaria per poterla diffondere e poi bisogna avere la volontà di volerlo fare. 

Sono questi i due punti per cui in paesi come l’Italia la cultura finanziaria è pari a zero per la maggior parte della popolazione (oltre il 99% della popolazione non sa leggere un bilancio societario). Risulta ancora più difficile in Italia anche perchè il sistema bancario è uno dei più antiquati e rigidi al mondo ( i grandi banchieri italiani continuano a divulgare il fatto della poca influenza della crisi finanziaria sul sistema bancario, decantandolo come una loro capacità, ma per me è solo perchè essendo tanto arretrate, non conoscevano gli strumenti che hanno causato la crisi).

I moderni strumenti per finanziare le imprese non sono nient’altro che dei replicatori di strategie bancarie, infatti le banche raccolgono il risparmio dei cittadini (pagandolo poco circa 1 o 2 % annuo ) e prestano i soldi alle aziende (facendosi pagare molto 7 o 8% annuo) trattenendosi il differenziale come guadagno per il rischio assunto (con i soldi degli altri). I nuovi veicoli raccolgono soldi dai privati e prestano alle aziende (anche sottoforma di partecipazione diretta) trattenendo solo i costi pari ad una massimo del 3% annuo, e distribuendo all’investitore la maggior parte del guadagno.

Oltre ad essere strumenti che finanziano le imprese in modo alternativo si sono rivelatianche come i prodotti che hanno dato i migliori e maggiori dividendi/rendimenti a coloro che vi hanno partecipato. Infatti il miglior investimento degli ultimi trent’anni è stato quello che per antonomasia è il più grande e redditizio fondo di private equity al mondo:Berkshire Hathaway di Warren Buffet (rendimento medio degli ultimi vent’anni è stato del 21,5% annuo). Questi risultati sono possibili e sono stati replicati anche da altri fondi di private equity indipendenti da qualsiasi gruppo bancario o assicurativo.

Non è che in Italia non esistano strumenti simili, ma come sempre avviene quando c’è da guadagnare la cosa è riservata a pochi, infatti basti guardare Mediobanca o la Tamburi Investment Partners, che sono i due maggiori player del settore. Nella prima il nocciolo duro della proprietà azionaria è rappresentata dalla sei o sette famiglie più ricche del paese con socie le maggiori banche italiane (se voi andate in banca chiedendo di investire in un fondo di private equity ve lo sconsigliano perchè troppo rischioso, mentre loro con i vostri soldi lo fanno), invecenella seconda ci sono le successive cento famiglie più facoltose d’Italia con socio le Assicurazioni Generali.

Visto che investire nella creazione di aziende è stata la strategia che ha permesso ai 500 uomini più ricchi al mondo di diventarlo, allora perchè non investire in aziende?

Direte voi che ci vogliono i soldi, le idee e le capacità di gestione per poter far questo, e io vi dico che avete ragione, ma oggi è possibile investire in piccoli ma efficienti fondi  di private equity con cifre abbordabili.  Oltre ad avere un ottimo rendimento, con questi fondi potrete aiutare anche molti imprenditori a sviluppare il loro business, coadiuvati ed assistiti dalle capacità gestionali dei gestori dei fondi.

I vantaggi di coinvolgere o essere coinvolti  nei fondi di private equity sono molteplici per l’imprenditore, si parla sempre di più di associativismo tra le piccole aziende come strumento di crescita, e questo strumento lo consente pur lasciando la titolarità dell’azienda all’imprenditore. Inoltre avere al proprio fianco professionisti del marketing, della difesa della proprietà intellettuale o delle ricerche di mercato aiutano a fare il salto di qualità a qualsiasi azienda.

Anticipare i bisogni del mercato, reclutando i migliori talenti necessari sono il valore aggiunto che il private equity puo’ offrire

 ,  non limitandosi solo al finanziamento di un’iniziativa ma intergagendo  con le aziende, riempiendo i buchi in termine di competenze e professionalità. Per elencare tutti i vantaggi offerti dai fondi di private equity, ci vorrebbe un libro, ma sicuramente i due più importanti ritengo che siano il fatto che investono soldi senza chiedere controgaranzie reali all’imprenditore e senza richiedere la restituzione del capitale.   




            

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