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Collegato lavoro: proroghe in materia di impugnazione dei licenziamenti - di Luca Failla

20 Aprile 2011 - Autore: Redazione


Di Luca Failla – LABLAW Studio Legale Failla, Rotondi & Partners
Continua ad essere al centro dell’attenzione del legislatore il c.d. Collegato lavoro – L. 4 novembre 2010, n. 183. E’ stata da poco approvata, infatti, una modifica diretta ad assicurare - almeno si ipotizza essere questa la finalità - una certa gradualità all’effettiva efficacia di alcune sue disposizioni.
La L. 26 febbraio 2011 n. 10, di conversione del D.L. 29 dicembre 2010 n. 225 – D.L. Milleproroghe, ha previsto il rinvio al 2012 dell’efficacia delle disposizioni di cui all’art. 6, comma 1 della L. n. 604/1966, in materia di impugnazione dei licenziamenti, come modificato dal Collegato lavoro. In particolare, la nuova previsione, già contenuta in una prima versione dell’emendamento presentato al Senato in fase di conversione del decreto, poi ridotto in fase di stesura finale, stabilisce quanto segue: “all’articolo 32 della L. n.  183/2010, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: “1-bis. In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all’articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n.  604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per l’impugnazione del licenziamento, acquistano efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011“ (art. 2, c. 54 del D.L. n. 225/2010 come modificato dalla legge di conversione).
Viene, pertanto, “congelata” fino al 31 dicembre 2011 la decorrenza dei termini per proporre impugnazione in materia di licenziamento.  Tale modifica, per la sua stessa formulazione, ha da subito generato difficoltà interpretative.
Innanzitutto, sembra che con essa il legislatore abbia voluto perseguire l’obiettivo di garantire una riapertura dei termini per chi non avesse potuto procedere nei tempi – ovverosia entro il 23 gennaio u.s. - all’impugnazione del licenziamento (tutti i licenziamenti e cioè anche quelli per i quali prima della riforma non erano previsti termini di impugnazione). Ma tale effetto non è di fatto possibile, almeno stando al tenore letterale della modifica appena approvata, perché la possibilità di sanare una decadenza, laddove giuridicamente ammissibile, deve trovare espressione diretta nella legge e la norma in esame nulla dice al riguardo.
Inoltre, ci si è chiesti se la modifica fosse riferita solo ai termini di impugnazione dei licenziamenti e non anche a quelli di impugnazione del recesso per i contratti flessibili, come originariamente era stato previsto. Su tale punto, infatti, è intervenuta la Camera, con l’Ordine del Giorno approvato in data 25 febbraio 2011, con il quale ha demandato al Governo di fornire chiarimenti in merito secondo i seguenti criteri guida:
- “l'articolo 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183, introduce disposizioni in materia di contratti di lavoro;
- la ratio delle disposizioni dell'articolo 32 è quella di garantire la certezza del diritto e la speditezza dei processi mediante l'introduzione di termini di decadenza riferiti anche a fattispecie in precedenza non assoggettate a tali termini;
- l'effetto del comma 1-bis del citato articolo 32, introdotto dal Senato con il comma 54 dell'articolo 2 del decreto-legge in esame, è quello di differire, al 31 dicembre 2011, l'efficacia delle disposizioni limitatamente alla fattispecie di cui all'articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604;
- a ragione del differimento rimangono temporaneamente in vigore le norme in materia di impugnazione non richiamate da tale ultima disposizione;
- l'interpretazione sistematica del comma 1-bis non comporta, altresì, il differimento dell'applicazione dei termini decadenziali anche alle fattispecie previste ai successivi commi 3 e s.”.
Appare quindi utile attendere gli ulteriori interventi interpretativi sulla modifica legislativa appena introdotta, sperando che essi siano in grado di superare le molteplici incertezze in merito alla sua corretta applicazione.

 




            

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