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Cipro: le regole sono ancora regole?

20 Marzo 2013 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli

 

 

Con voluto ritardo commento e medito il caso di Cipro che, nelle sue piccole dimensioni, rappresenta un possibile specchio di rischi più allargati.

Non è ancora possibile conoscere l’effettiva soluzione tecnica nelle sue esatte misure oggetto di negoziazione. Poiché l’intervento necessario è di circa 20 miliardi e viene ripartito a metà fra assistenza internazionale e sussidio nazionale, le manovre all’interno di quest’ultimo sono delimitate dalla scarse ricchezze del Paese (60mld€ di depositi, 18mld€ di PIL, 900.000 abitanti, nel complesso 0,3% della UE). 2/3 mld€ possono essere anomalmente forniti dal prelievo sui conti di origine russa (10/15% su 20mld€ se ancora presenti), ma impatteranno sul futuro di un Paese a fiscalità privilegiata e sui suoi rapporti internazionali. Le privatizzazioni sono di scarso rilievo e rischiano di cedere all’estero aziende strategiche incidendo sull’autonomia dell’isola, già condizionata dalla sua particolare ripartizione greco-turca. Vendere le riserve auree può coprire circa il 10% del corrente fabbisogno. Aumentare le imposte è misura idonea in Cipro, ma priva di effetti in assenza di redditi attuali e – per ora - futuri. Da ciò nasce l’esigenza del prelievo sull’unica ricchezza immediatamente disponibile. Restano l’incredulità per la scelta e l’impatto depressivo sul sistema sociale ed economico
Le valutazioni sono:
-    non è un default, è un’imposta; un’Islanda dentro Eurozona, una ferita nella protezione UE del depositante;
-    l’intervento arriva troppo tardi e ciò è colpa dei ciprioti e della UE; a valere per il futuro è indispensabile gestire il rischio con misure in ampio anticipo;
-    ricordiamo che i depositi  (i conti correnti in particolare) sono una proprietà disponibile dei titolari sui quali affluiscono (spesso in modo non flessibile) gli stipendi e altri redditi: è evidente il rischio reputazionale per le banche cipriote, ma – forse ovunque – anche per la nostra concezione strutturale della banca di deposito;
-    è certamente fuori luogo immaginare tecnicamente effetti domino, ma non se ne può attenuare la percezione comportamentale;
-    annuncio a banche e mercati chiusi, chiusura imposta delle banche, rarefazione della liquidità nei bancomat sono misure da stato bellico, in contrasto con previsioni di tutela delle leggi comunitarie;
-    preoccupa il legame fra le norme antiriciclaggio nell’utilizzo obbligatorio dei canali bancari e la scelta di prelievi forzosi sulla fonte di tali movimenti
-    è il quinto “eurosalvataggio” dopo Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna, il primo con impatto sul pubblico e sulla garanzia “europea” sui depositi bancari;
-    il meccanismo presentato nel week end è brutale; le ipotesi correnti sono ancora gravose e irripetibili ma ipotizzano franchigie sui conti minori in cambio peraltro di quote da esproprio sui saldi maggiori;
-    la esigenza di Cipro è in realtà per una somma maggiore di quella in discussione;  resta il dubbio se questa sia sufficiente e ben connessa con adeguate politiche economiche: è l’ultima spiaggia.
La misura assunta interviene  peraltro in un Paese piccolo con un sistema bancario ipertrofico rispetto al PIL – e comporta la fine del troppo lungo Apokries (Carnevale) finanziario di Cipro: un monito per tutti con qualche percezioni da terrore. Comunque, si paga insieme e la UE (con il FMI) interviene solo se – come nel caso greco – vi è effettivo sacrificio del Paese assistito.
I mercati hanno reagito con frenesia iniziale, ma hanno riflettuto poi sulla realtà, contenendo il nervosismo, il quale tuttavia permane latente in uno scenario non ancora chiaro né finale di questa lunga e incompresa crisi.

 




            

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