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AVVOCATI AGONIZZANTI

22 Settembre 2011 - Autore: Studio Legale Santini


 

La politica, i media e le istituzioni hanno deciso di infliggere il colpo di grazia alla categoria forense. Prima con la media conciliazione obbligatoria, poi con l’aumento del contributo unificato e, dulcis in fundo, con la manovra economica la quale consentirà, di fatto, in nome di un significato distorto della parola “liberalizzazione” di equiparare la professione forense ad un’impresa commerciale.
 
Eppure dalle istituzioni provengono proclami rassicuranti del tipo “la media conciliazione è un’opportunità per i giovani!” oppure “è l’Europa che ci chiede le liberalizzazioni”. Quello che ci mortifica maggiormente è proprio questo tentativo mistificatorio; questa consapevole deformazione della realtà dei fatti; come se noi avvocati fossimo gli unici a non capire che la politica sta facendo solo il nostro bene e che chi si oppone alle “innovazioni” è solo un reazionario membro di una casta destinata ad essere smembrata sotto i colpi della modernizzazione.
 
Non mi appartiene la politica di chi fa finta di protestare contro provvedimenti osceni che stanno giorno dopo giorno annichilendo e mortificando la professione forense, mentre, di fatto, fa l’occhiolino ai poteri forti che vorrebbero una categoria forense a servizio delle grandi imprese. Non mi appartiene la politica di chi coltiva solo il proprio orticello dimenticando che se non si lavora tutti insieme, le grandi carestie colpiscono inesorabilmente la terra di tutti. Non mi appartiene il servilismo nei confronti dei potenti motivato dal timore che se si è da soli ad alzare il capo, si viene più agevolmente individuati e schiacciati. L’occhiolino ai potenti ci rende apparentemente più sereni; falsamente convinti di godere della protezione dei forti e magari speranzosi di potere un domani raccogliere le briciole della grande torta ormai divorata dalle grandi avide bocche.
 

La professione forense non è equiparabile ad un’impresa commerciale; la funzione sociale dell’avvocato, è tutelata non tanto dall’articolo 41 della Costituzione quanto dall’articolo 24. Quali sarebbero le indebite restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni di cui all’articolo 3 del DL 138/2011 ? Se, consideriamo come indebite restrizioni le disposizioni volte a limitare il numero degli iscritti, a verificare l’effettiva preparazione degli aspiranti avvocati attraverso un esame di stato serio e rigoroso, a limitare forme di concorrenza sleale mediante aste al ribasso sulle tariffe dei servizi professionali, allora ciò significa che il nostro legislatore, oltre ad essere molto abile nel rovesciare e mistificare la realtà, possiede anche un macabro umorismo. In Italia siamo in 240.000 avvocati: mi viene il dubbio che le restrizioni “debite” o “indebite” che si vogliono abolire, in passato non siano mai esistite o quanto meno non abbiano funzionato




            

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SCUSATE, TUTTA L'ITALIA E' A CONOSCENZA DELL'ESAME SCANDALO DI AVVOCATO. VA RIFORMATA TUTTA LA PROFESSIONE FORENSE!!!!

26 Settembre 2011 ore 15:00:53 - ciro nocerino












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