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ANCHE I DIPENDENTI DEGLI STUDI PROFESSIONALI AMMESSI ALLA CASSA INTEGRAZIONE NEL CASO DI SOSPENSIONE DAL LAVORO O DI DISOCCUPAZIONE.

27 Luglio 2010 - Autore: mariagrazia mazzaraco


L’art. 19, co. 8 del Decreto Legge n. 185 (potenziamento ed estenzione degli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione, nonché disciplina per la concessione degli ammortizzatori in deroga) funge da “pass-partout” alla riforma sulle “varie tipologie di lavoro subordinato” di cui alla Legge n. 2/2009 in virtù della quale si riconosce l’applicazione degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori dipendneti degli studi professionali. Dalla lettura del co. 8 dell’art. 19 si evince la disponibilità di risorse finanziarie da destinarsi agli ammortizzatori sociali per utilizzarsi, successivamente, per tutte le categorie di lavoro subordinato comprensi l’apprendistato ed il contratto di somministrazione. Per quest’ultimi è previsto, al co. 7 della Legge di riferimento, un’integrazione del 20% a carico degli Enti bilateriali a titolo di sostegno al reddito fino al raggiungiemnto delle risorse disponibili sfruttando anche i fondi interprofessionali stanziati per la formazioni continua. Si valuta, altresì, l’ipotesi che collaboratori coordinati, continuativi, dipendenti inquadrati in studi di professionisti possano essere ammessi alla cassa integrazione guadagni straordinaria ed alla mobilità nel caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione: nel triennio 2009-2011 verrebbe loro liquidata una somma pari al 10% del reddito percepito nell’anno precedente. A fondamento di queste integrazioni ed a fattor comune è stabilito che i “Cocopro” operino in un regime di monocommittenza, che siano accreditati presso la gestione separata INPS da almeno 3 mesi e che abbiano conseguito per il periodo d’imposta precedente un reddito superiore a 5 mila euro. A conforto di quanto esposto, l’art. 19 co.1 lett. a-b-c- prevede sì l’erogazione di un’indennità ordinaria di disoccupazione da parte dello Stato purchè l’Ente bilaterale di settore intervenga rinfondendo la restante parte e cioè per il 20%. Se per un verso l’ Ente bilaterale deve essere strutturato e funzionante dall’altro il datore di lavore ed il dipendente debbono essere in regola e con i versamenti e con l’iscrizione. Dott.ssa MAZZARACO Mariagrazia


            

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