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A cura di Stefano Trifiro' - nuovi provvedimenti in materia di videosorveglianza

7 Giugno 2010 - Autore: Redazione


A cura di Stefano Trifirò - NUOVA VIDEOSORVEGLIANZA

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha emesso, in data 8 aprile 2010, il nuovo Provvedimento in materia di videosorveglianza, che sostituisce quello del 29 aprile 2004.

Questo nuovo Provvedimento individua le condizioni e i limiti del trattamento dei dati personali effettuato mediante videosorveglianza per perseguire legittimi interessi, senza
richiedere il consenso degli interessati.

I principi generali sono fissati nell’art 2:
- il trattamento dei dati attraverso sistemi di videosorveglianza deve essere fondato su uno dei presupposti di liceità che il Codice prevede espressamente per i soggetti pubblici e per soggetti privati ed enti pubblici economici.
Si tratta di presupposti operanti in settori diversi e che sono pertanto richiamati separatamente nei successivi paragrafi del provvedimento relativi, rispettivamente, all'ambito pubblico e a quello privato;
- ciascun sistema informativo ed il relativo programma informatico devono essere conformati già in origine in modo da non utilizzare dati relativi a persone identificabili quando le finalità del trattamento possono essere realizzate impiegando solo dati anonimi.
Lo impone il principio di necessità, comportante un obbligo di attenta configurazione di sistemi informativi e di programmi informatici per ridurre al minimo l'utilizzazione di dati personali (art. 3 del Codice);
- l'attività di videosorveglianza deve essere effettuata nel rispetto del c.d. principio di proporzionalità nella scelta delle modalità di ripresa e dislocazione, nonché nelle varie fasi del trattamento che deve comportare, comunque, un trattamento di dati pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità perseguite (art. 11, comma 1, lett. d) del Codice).
Con riferimento ai rapporti di lavoro, il Garante vi dedica una parte specifica (art. 4.1. Rapporti di lavoro).
Il Garante precisa che nelle attività di sorveglianza occorre rispettare il divieto di controllo a distanza dell'attività lavorativa e, per tanto, è v ietata l ' ins tal laz ione di apparecchiature che abbiano lo specifico fine di verificare l'osservanza dei doveri di diligenza stabiliti per il rispetto dell'orario di lavoro e la correttezza nell'esecuzione della prestazione lavorativa (ad es. orientando la telecamera sul badge).
Il Garante aggiunge che vanno poi osservate le garanzie previste in materia di lavoro quando la videosorveglianza è resa necessaria da esigenze organizzative o produttive, ovvero è richiesta per la sicurezza del lavoro: in tali casi, ai sensi dell'art. 4 della l. n. 300/1970, gli impianti e le apparecchiature, “dai quali può derivare anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del Lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l'uso di tali impianti” (v., altresì, artt. 113 e 114 del Codice; art. 8 l. n. 300/1970 cit.; art. 2 d.lg. n. 165/2001).
Tali garanzie vanno osservate sia all'interno degli edifici, sia in altri contesti in cui è resa la prestazione di lavoro, come, ad esempio, nei cantieri edili o con riferimento alle telecamere installate su veicoli adibiti al servizio di linea per il trasporto di persone (artt. 82, 85-87, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285, “Nuovo codice della strada”) o su veicoli addetti al servizio di noleggio con conducente e servizio di piazza (taxi) per trasporto di persone (le quali non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida, e le cui immagini, raccolte per finalità di sicurezza e di eventuale accertamento di illeciti, non possono essere utilizzate per controlli, anche indiretti, sull'attività lavorativa degli addetti v. punto 4.4. “Sicurezza nel trasporto pubblico”)
Il mancato rispetto di quanto sopra prescritto comporta l'applicazione della sanzione amministrativa stabilita dall'art. 162, comma 2-ter, del Codice. L'utilizzo di sistemi di videosorveglianza preordinati al controllo a distanza dei lavoratori o ad effettuare indagini sulle loro opinioni integra la fattispecie di reato prevista dall'art. 171 del Codice.
Sotto un diverso profilo, eventuali riprese televisive sui luoghi di lavoro per documentare attività od operazioni solo per scopi divulgativi o di comunicazione istituzionale o aziendale, e che vedano coinvolto il personale dipendente, possono essere assimilati ai trattamenti temporanei finalizzati alla pubblicazione occasionale di ar t icol i , saggi ed al t re manifestazioni del pensiero.
In tal caso, alle stesse si applicano le disposizioni sull'attività giornalistica contenute nel Codice (artt. 136 e ss.), fermi restando, comunque, i limiti al diritto di cronaca posti a tutela della riservatezza, nonché l'osservanza del codice deontologico per l'attività giornalistica ed il diritto del lavoratore a tutelare la propria immagine opponendosi, per motivi legittimi, alla sua diffusione (art. 7, comma 4, lett. a), del Codice).




            

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