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PUBBLICITA' COMPARATIVA ED OBBLIGHI INFORMATIVI NELL'ATTIVITA' DI INTERMEDIAZIONE ASSICURATIVA

5 Marzo 2011 - Autore: STUDIO AVV PAOLO DE ANGELIS & PARTNERS - SLDA-


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PUBBLICITÀ COMPARATIVA  ED OBBLIGHI INFORMATIVI  NELL'ATTIVITÀ DI INTERMEDIAZIONE ASSICURATIVA
                           

Per maggiori informazioni: info@studiodeangelis.eu


                     Oggi  forse più che nel passato,  stante l'attuale congiuntura del mercato dei prodotti e dei servizi assicurativi ancora in piena evoluzione ,  può capitare ad un agente nel corso dell'attività di intermediazione, l’opportunità di assumere un nuovo mandato o comunque di cambiare marchio ; la stessa cosa può accadere ai subagenti ed anche ad  altri collaboratori
In tutti questi casi  è prassi inviare una circolare alla clientela con la quale si dà notizia dei vari cambiamenti.
Fin qui nulla di particolare anzi;  ricordo che oggi tale prassi  è stato recepita  dall'art 20 del Reg 35/10 Isvap che obbliga le imprese - ma si deve ritenere per analogia anche gli intermediari - a comunicare per iscritto a tutti i contraenti nonché a tutti gli altri aventi diritto ( e quindi si badi bene anche a tutti gli assicurati e/o beneficiari del contratto di assicurazione se diversi dal contraente ) entro 10 giorni dalla data di efficacia della modifica,  le generalità (e quindi  nome e cognome luogo e data di nascita) del nuovo intermediario nonchè tutte le informazioni sulla eventuale nuova sede (località indirizzo numero di telefono ect) dell'attività.
La disposizione decisamente orientata alla miglior tutela del consumatore,  non  lo dice apertamente,  però và da sé  che in questi casi sarebbe bene poter - in qualche modo - conservare la prova di aver eseguito tale adempimento; peraltro la norma non indica espressamente come il soggetto obbligato possa  fare per poter dimostrare di aver ottemperato a  tale disposizione nei confronti di tutti i numerosi  aventi diritto sopra indicati,  specie in sede di eventuali ispezioni Isvap richiedendo espressamente per tale comunicazione solo la forma scritta e non, ad esempio, la raccomandata con avviso di ricevimento.

Ma il problema si complica ulteriormente quando  - come a volte è capitato - tale circolare non si limiti a dare le informazioni sopra esposte,  ma contenga anche qualche riferimento sulle qualità del nuovo servizio o del nuovo prodotto  pubblicizzandolo comparativamente - a discapito del precedente prodotto o servizio - anche al solo scopo di  indurre  la clientela ad un migliore approccio verso la novità.

Tale prassi, nei limiti sopra esposti, può talora sconfinare in abusi  alla luce dei principi desumibili dal Codice del Consumo (d.lvo 206/05)  e dal d.lvo 145/07  attuativo della DIR  2005/29/CE  in  merito alla pubblicità comparativa e delle loro eventuali ricadute in tema di tutela del consumatore da un lato e di concorrenza sleale dall'altro.

E' appena il caso di ricordare qui che  l'originaria disciplina del 1992  (il d.lgs. 74/1992) tutelava sia i consumatori sia le imprese nei confronti di messaggi pubblicitari ingannevoli.
Il legislatore italiano, invece, in sede di recepimento della direttiva sulle pratiche sleali ha adottato due distinti ma paralleli decreti legislativi, per adeguarsi allo specifico impianto normativo della direttiva comunitaria allo scopo di non generare confusione tra i diversi destinatari delle disposizioni;  a questo fine  ha  inserito le pratiche commerciali sleali nel contesto dei rapporti tra  imprese,  mentre  la pubblicità ingannevole nei rapporti tra imprese e consumatori. .

Senza la pretesa di essere qui esaustivo vista la complessità del problema che anche l'invio di una semplice lettera circolare come sopra strutturata può comportare,  è da ritenersi che secondo i criteri di buona fede e veridicità che presidiano la pubblicità commerciale  questo tipo di pubblicità può considerarsi lecita solo se siano soddisfatte le seguenti condizioni:
a) non sia ingannevole ai sensi degli articoli 21, 22 e 23 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, denominato del  "Codice del consumo";
b) confronti beni o servizi che soddisfano gli stessi bisogni o si propongono gli stessi obiettivi;
c) confronti oggettivamente una o piu' caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili e rappresentative, compreso eventualmente il prezzo, di tali beni e servizi;
d) non ingeneri confusione sul mercato tra i professionisti o tra l'operatore pubblicitario ed un concorrente o tra i marchi, le denominazioni commerciali, altri segni distintivi, i beni o i servizi dell'operatore pubblicitario e quelli di un concorrente;
e) non causi discredito o denigrazione di marchi, denominazioni commerciali, altri segni distintivi, beni, servizi, attivita' o posizione di un concorrente;
f) per i prodotti recanti denominazione di origine, si riferisca in ogni caso a prodotti aventi la stessa denominazione;
g) non tragga indebitamente vantaggio dalla notorieta' connessa al marchio, dalla denominazione commerciale ovvero da altro segno distintivo di un concorrente o dalle denominazioni di origine di prodotti concorrenti;
h) non presenti un bene o un servizio come imitazione o contraffazione di beni o servizi protetti da un marchio o da una denominazione commerciale depositati.
Si noti bene che il requisito della verificabilita' di cui alla lettera c), si intende soddisfatto solo quando i dati addotti ad illustrazione della caratteristica del bene o del servizio pubblicizzato siano suscettibili di dimostrazione.

Ciò posto, bisogna ancora una volta tenere ben presente come, tanto nel settore assicurativo che finanziario,  l'esigenza di una corretta informazione dei clienti ha avuto recentemente una tutela sempre crescente anche perché, per  tali prodotti e/o servizi , si presume che  il consumatore non disponga  degli opportuni strumenti conoscitivi per valutare compiutamente se le scelte  consigliate dall'operatore finanziario/assicurativo siano sempre veramente appropriate  per soddisfare al meglio le sue specifiche esigenze .
Anche per questo motivo sono state istituite apposite Autorità di vigilanza di settore, dotate di poteri inibitori, ispettivi e sanzionatori ed è stata emanata negli ultimi anni una corposa normativa volta a disciplinare minuziosamente la distribuzione di tali prodotti/servizi sia nella fase pre-contrattuale che in quella contrattuale (cfr Codice delle  Assicurazioni .e tutti i  relativi regolamenti . Isvap attuativi).

Alla luce di tali  premesse si può concludere questo breve approccio alla tematica in oggetto,  affermando che ogni forma di pubblicità comparativa  eseguita  nei confronti della clientela in violazione dei criteri sopra esposti  potrebbe integrare gli estremi dell'illecito e dare luogo alle sanzioni previste oltre il risarcimento dei danni, qualora le affermazioni ivi contenute  non risultino alla concreta prova dei fatti  non solo sostanzialmente veridiche, corrette ed in buona fede,   ma anche oggettivamente verificabili  alla luce di una attenta disamina delle caratteristiche pubblicizzate   per tutti i prodotti e/o  servizi  che siano stati oggetto di comparazione.
 A disposizione per  ogni chiarimento del caso porgo cordiali saluti

AVV PAOLO DE ANGELIS - FIRENZE 
 




            

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