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'LA RIFORMA? UN COMPROMESSO CHE SCONTENTA TUTTI'. L'intervista all'Avvocato Davide Sportelli, Avvocato Responsabile dell'Employment dello Studio Legale Simmons&Simmons

18 Settembre 2012 - Autore: Redazione


Lo Studio Legale Simmons & Simmons è uno dei principali studi legali internazionali in Italia, con uno staff di 90 avvocati, di cui 16 partner. La forte integrazione tra le varie sedi in Europa, Medio Oriente e Asia consente ai professionisti di avere una prospettiva internazionale e un approccio innovativo nella soluzione delle diverse problematiche sottoposte dai clienti.

Continua la  l’inchiesta di Finanzaediritto.it tra i professionisti di diritto del lavoro, In vista della creazione del Ranking di Editrice Le Fonti. Abbiamo intervistato l’Avvocato Davide Sportelli, Avvocato Responsabile del dipartimento Employment dello Studio Legale Simmons&Simmons.

 

 

Avv. Sportelli, in cosa consiste l’attività dello Studio Legale Simmons&Simmons?

Lo Studio è presente in Italia dal 1993 e ha 19 uffici dislocati nei principali centri economici in Europa, nel Medio Oriente e in Asia. È uno studio legale d’affari che segue operazioni di alto livello con una forte specializzazione in area corporate, banking, capital market e private equity. Lo studio copre tutte le specializzazioni legali tra cui anche il diritto del lavoro, che per lo studio costituisce un area di eccellenza sia in Italia che a livello internazionale.

 

Siete attivi soprattutto a Londra, giusto?

A Londra ha sede il nostro dipartimento principale di diritto del lavoro, da sempre un leader nel settore, come testimoniato dai molti riconoscimenti da parte delle migliori riviste specializzate, nonché dall’importanza dei clienti seguiti nella City. I clienti sono principalmente gruppi multinazionali, attivi soprattutto nel settore bancario. Simmons & Simmons e in particolare il dipartimento di Employment è stato il primo a creare già nel 2001 un vero network di professionisti specializzati nella materia del diritto del lavoro  dislocati  in uffici di diversi Paesi. I nostri professionisti infatti, tengono regolari incontri e frequenti conference call per essere sempre aggiornati sulla legislazione e sulle pratiche degli altri Paesi e per coordinarsi sull’approccio alla comune clientela. Proprio grazie a questa forte integrazione da anni possiamo presentar un unico team transazionale, che può assistere i clienti in maniera attenta e coordinata in ciascun ufficio del network, nonché seguire importanti progetti cross-border. In Italia il dipartimento  è attivo principalmente nella consulenza stragiudiziale ma anche nel contenzioso e  tutela soprattutto gli interessi datoriali . Il nostro dipartimento può essere definito una boutique internazionale, in quanto affianca la cura, l’attenzione, la preparazione e l’autonomia di una boutique di diritto del lavoro di “taglio classico” all’approccio pratico e commerciale di uno studio internazionale. Il dipartimento genera l’80% del suo fatturato tramite clienti propri, ma offre anche supporto a clienti di studio in operazioni corporate e M&A . Non siamo pertanto ancillari ad altri dipartimenti come accade a molti nostri noti competitor, focalizzati per lo più in attività di due diligence.

 

Passiamo al tema della Riforma del mercato del lavoro . Qual è il suo parere?

Il testo è frutto di un compromesso politico. Quindi un compromesso non è mai perfetto, e  come spesso accade in Italia, alla fine scontenta tutti. Di fatto il dibattito si è incentrato solo sull’art. 18, sia da parte dei sindacati che lo difendevano a spada tratta sia da parte delle imprese che lo consideravano un intralcio agli investimenti, ma  a mio parere  il problema del diritto del lavoro non era e non è sicuramente costituito solo dall’art.18. I punti cruciali su cui intervenire, che purtroppo questa Riforma ha sostanzialmente  ignorato  erano la semplificazione delle procedure e l’introduzione di norme che fornissero  un preciso  indirizzo alle aziende e ai lavoratori senza dare adito a molteplici interpretazioni. La Riforma Fornero ha invece complicato notevolmente, per esempio, la procedura in tema di licenziamento introducendo 8 casistiche diverse, di difficile comprensione, con  procedure e apparati sanzionatori diversi.  Si è inoltre preferito, sbagliando, continuare a prevedere norme a contenuto generico, che giocoforza lasciano  ampia  discrezionalità ai giudici e poche certezze alle aziende. Quando un’azienda non sa con certezza quali siano le precise conseguenze in caso decida di licenziare un dipendente, ma debba prevedere 6 o 7 possibili esiti, è evidentemente un problema. Spiegare queste peculiarità tutte italiane a  clienti stranieri diventa a volte molto difficile, se non frustrante. Addirittura imbarazzante quando ci chiedono se davvero questa Riforma abbia semplificato, come la stampa ha talvolta erroneamente affermato, il quadro normativo e snellito gli adempimenti burocratici.

 

Ad esempio?

Come ho già accennato prima, e le aziende auspicavano  semplificazione e invece su questo punto la Riforma difetta, anzi la burocrazia è aumentata. Penso alla convalida delle dimissioni, alla nuova procedura in tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, alle comunicazioni in materia di lavoro intermittente. Ma gli esempi potrebbero moltiplicarsi. È accaduto esattamente l’opposto di quanto ci si era prefissato. Io personalmente avrei optato per una Riforma che coprisse meno aspetti, ma che questi fossero disciplinati in maniera più chiara e snella. Credo inoltre che i licenziamenti siano diventati addirittura più onerosi per le aziende. Ciò è del resto confermato da esponenti di primo piano delle organizzazioni sindacali che hanno recentemente affermato come, a ben guardare, l’articolo 18 sia addirittura migliorato. Potete quindi capire lo stato d’animo di un’azienda, che tante speranze aveva riposto in questa Riforma.

 

Quali sono  invece gli elementi positivi introdotti da questa Riforma?

E’ sicuramente positivo, a mio parere, il fatto di poter stipulare dei contratti a termine senza dover indicare la causale per 12 mesi. Inoltre vedo con estremo favore la norma che parrebbe aver finalmente “neutralizzato” il vizio tutto italiano di cadere malati non appena si abbia sentore di un licenziamento. Un avvicinamento prima che all’Europa a basilari principi di civiltà.

 

Come cambierà la richiesta dei clienti?

C’è grande confusione al momento.  C’è ovviamente cliente e cliente, ma in generale  le aziende sono un po’ smarrite. Concetti  già complicati per un tecnico, diventano davvero ostici, se non incomprensibili per un addetto all’amministrazione del personale, che  tra le migliaia di e cose di cui deve quotidianamente occuparsi, dovrà fare i conti anche con norme  davvero complesse. Basti dire, al riguardo, che  qualche giorno dopo l’entrata in vigore della legge  è stata emanata una  circolare interpretativa, che in alcuni punti ha ulteriormente   alimentato dubbi e perplessità. I punti interrogativi su questa Riforma sono in conclusione molti, non resta quindi che attendere  prime interpretazioni delle nuove norme da parte dei Tribunali del lavoro e nuove circolari interpretative da parte del ministero.

 

 

Sara Tamburini




            

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