Intervista esclusiva a Ermanno Mantova, Presidente Isme Institute e Segretario Generale Islamic Banking Institute of Italy

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22 Marzo 2010  Scritto da: Redazione


Ermanno Mantova, 43 anni, manager ed economista, bilingue, con solide capacità e competenze in ambito strategico e manageriale, esperienze multisettoriali, dall’industriale al bancario. Negli ultimi 7 anni si è concentrato in una attività di ricerca e sviluppo nel settore del banking specialistico ed insieme è divenuto uno dei massimi esperti in Italia di banca e finanza Islamica a livello europeo e internazionale.
Ha una profonda conoscenza delle dinamiche del business, sia nel settore dei servizi che industriali, maturata in una lunga esperienza di oltre 25 anni, la maggior parte trascorsi fuori dall’Italia ed in particolar modo negli Stati Uniti.
Nella sua esperienza professionale ha operato e si è occupato di diversi settori, sempre in un ambiente nazionale ed internazionale: dal settore mass/market di prodotti, al settore servizi energetici, al private equity ed al settore bancario corporate e special situation.
Insieme alla governo delle funzioni strategiche, sia corporate che manageriali, detiene una provata capacità e conoscenza nei vari ambiti del management operativo: dallo sviluppo e gestione dei processi, alla gestione e valorizzazione delle risorse umane, alla gestione finanziaria e contabile, alla comunicazione e marketing.
Naturalmente incline alle relazioni umane e per un contino interesse verso la conoscenza ed il sapere negli ambiti più ambiti e variegati, Ermanno Mantova ha sempre coltivato con passione una intensa attività di relazioni all’interno delle comunità sociali, accademiche ed istituzionali, sia a carattere nazionale che internazionale.
Cariche ed impegni attuali:
- Segretario Generale dell’Islamic Banking Institute of Italy (IBII);
- Presidente dell’ISME Institute;
- Founder e Partner della Mediterranea Merchant.


Oggi incontriamo Ermanno Mantova, ideatore e promotore dell’Isme, Istituto per gli Studi Finanziari per lo Sviluppo del Mediterraneo e Segretario Generale dell’Islamic Banking Institute of italy. Ci può illustrare, in breve, la storia e le finalità dell’ISME?

L’ISME (www.ismeinstitute.org) è un centro studi che ho fondato nel 2006 insieme ad altri membri, alcuni tra questi membri del comitato centrale del Gruppo Giovani di Confindustria, altri operatori del Private Equity, altri partners di studi legali internazionali e di società di consulenza strategica. Tutti uniti dall’idea che in Italia non vi era una adeguata attenzione verso le regioni Arabo-Mediterranee e verso il potenziale che queste hanno per il nostro sistema economico. Nonostante molto si sia fatto, ancora oggi a nostro avviso c’è inefficacia nel sistema nell’aiutare a trasformare in PIL i rapporti con queste regioni. Sono molteplici i soggetti istituzionali e di sistema che si occupano di questa attività ma si fa ancora poco sistema. L’ISME vuole poter contribuire con le sue azioni ad aumentare l’efficacia di tale interazione a livello di sistema affinché l’Italia tutta possa trarre i massimi vantaggi dai rapporti economici con le regioni Arabo-Mediterranee dove si stanno investendo in pochi anni centinaia di maliardi di euro in sviluppo e dove le nostre aziende possono trarre vantaggio. Ma c’è un’altro aspetto che l’ISME cerca di portare all’attenzione di tutti: lo scarso investimento da parte dei Paesi Arabi in Italia. Considerate che negli ultimi 25 anni sono stati investiti in Italia soli 2,5 miliardi di dollari da parte di investitori di Paesi Arabi che invece hanno investito nel Mondo intero circa 2.500 miliardi di dollari.


E qual’è il ruolo e la finalità dell’Islamic Banking Institute of italy?

Al’interno delle sue attività di studi e ricerca l’ISME ha focalizzato molta attenzione al settore della finanza Islamica. Ne è stato di sicuro tra i maggiori artefici perché si sviluppi in Italia una conoscenza profonda e soprattutto una prepaprazione professionale e tecnica di operatori. Primo degli obiettivi raggiunti è stato il progettare e rendere operativo presso l’Università di Roma La Sapienza un master universitario internazionale che insegnasse finanza Islamica. Il secondo obiettivo è stato raggiunto con la costituzione dell’Islamic Banking Institute of Italy, un ente che avesse come unica ragione l’assistere il Sistema Paese nel suo intero a far nascere e sviluppare al suo interno questo nuovo comparto del settore finanziario e bancario. Di fatto l’ISME trasferisce all’interno dell’IBII tutto il lavoro fatto nei precedenti 4 anni e spera che attraverso questo nuovo organismo si possa continuare l’attività con maggiore efficacia e risultati a beneficio di tutti. Scopo ed obiettivo concreto dell’iniziativa è primo fra tutti il voler essere una associazione aperta e rappresentativa di tutte le parti che in Italia - a vario titolo - sono interessate alla finanza Islamica ed al suo sviluppo, in termini positivi e a beneficio del Paese. I membri che vi partecipano e che vi parteciperanno, a cominciare dagli stessi Consiglieri, sono professionisti e managers che operano all’interno degli attori dei diversi settori interessati alla materia, tra questi: gli istituti bancari e finanziari, le assicurazioni, le loro rappresentanze di categoria, gli organi di regolamentazione e controllo, le università, i centri di ricerca e studio, ed infine i soggetti internazionali che allo stesso modo svolgono attività o hanno interesse nello sviluppo della industria della banca e finanza Islamica nel mercato Italiano.


In un recente intervento, lei ha affermato che “la finanza islamica è ormai un’industria di rilevanti dimensioni e non più un fenomeno di nicchia”.

La dimensione della finanza Islamica è data dai numeri: nel 2000 le operazioni ammontavano a meno di 200 milioni di dollari, nel 2009 hanno sfiorato 1 trilione di dollari (mille miliardi). Il dato ancora più significativo è però che tale crescita si è concretizzata di fatto nei soli ultimi 4 anni. Questi numeri - pur se minimi rispetto al dato globale dell’industria bancaria mondiale che ammonta a circa 900 miliardi di dollari (circa 1%) - devono impressionare per la rapidità con cui si stanno sviluppando. E’ infatti la velocità di crescita che fa uscire la finanza Islamica dalla caratteristica di “nicchia” e la proietta all’interno del mercato generale. Piuttosto che di nicchia, l’industria bancaria Islamica è da considerarsi un segmento “immaturo” e in via di conformazione. Questa è la caratteristica più importante. Come è risultato anche dal seminario organizzato da Banca d’Italia il 16 Novembre del 2009 i fattori che caratterizzano principalmente questo settore sono la mancanza di una serie di elementi che sono alla base dell’industria bancaria: standardizzazione delle operazioni, gestione del rischio e della liquidità del mercato specifico, mercato interbancario regolamentato, autorità di regolamentazione e controllo allineate a dei comun denominatori nella formulazione e gestione delle loro attività nei rispettivi Paesi.


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