LE FRODI, GLI SCIOCCHI, E I MERCATI FINANZIARI. La teoria di Robert Shiller, premio Nobel e professore di Economia a Yale

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23 Settembre 2015  Scritto da: Redazione


NEW HAVEN – Come è noto Adam Smith scrisse della “mano invisibile”, mediante la quale il perseguimento da parte degli individui del proprio interesse in un libero mercato competitivo fa avanzare l’interesse della società nel suo insieme. E Smith aveva ragione: i mercati liberi hanno generato una prosperità senza precedenti per individui e società. Ma, poiché noi possiamo essere manipolati o ingannati o anche solo passivamente tentati, il libero mercato cerca anche di convincerci a comprare cose che non vanno bene né per noi né per la società.

Questa osservazione rappresenta una precisazione importante nella visione di Smith. Un argomento che George Akerlof ed io analizziamo nel nostro nuovo libro, Phishing for Phools: The Economics of Manipulation and Deception.
 
La maggior parte di noi ha subito il “phishing”: e-mail e telefonate indesiderate destinate a frodarci. Un “phool” è chiunque non comprenda pienamente la capillarità del phishing. Un phool vede esempi isolati di phishing, ma disconosce il grado di professionalità dedicato ad esso, né quanto profondamente questa professionalità condiziona le vite. Purtroppo, molti di noi sono stati phool – compresi Akerlof ed io, motivo per cui abbiamo scritto questo libro.
Il phishing di routine può colpire qualsiasi mercato, ma le nostre osservazioni più importanti riguardano i mercati finanziari – abbastanza tempestive, visto l’enorme boom dei mercati azionari e immobiliari dal 2009, e le turbolenze sui mercati finanziari mondiali dal mese scorso.
Come hanno imparato a loro danno i troppi ottimisti, i prezzi degli asset sono altamente volatili, ed è coinvolto un intero oceano di “pesci”. I mutuatari sono attirati in mutui sbagliati; le imprese sono private dei loro beni; i commercialisti inducono in errore gli investitori; i consulenti finanziari narrano di ricchezze create dal nulla; e i media sostengono pretese stravaganti.
Ma chi ci rimette nelle recessioni non è solo chi viene ingannato. Una catena di ulteriori perdite si verifica quando gli asset gonfiati sono stati acquistati con denaro preso in prestito. In tal caso, i fallimenti e la paura del fallimento danno origine ad un’epidemia di ulteriori fallimenti, rafforzando la paura. In seguito, il credito si esaurisce e l’economia crolla. Questa spirale viziosa di fiducia delle imprese generalmente comprende i “phishes” – per esempio, le vittime dello schema Ponzi di Bernard Madoff – scoperti solo dopo la conclusione del periodo di esuberanza irrazionale.
Le epidemie, in economia come in medicina, richiedono una risposta immediata e drastica. La risposta delle autorità alla Grande Crisi del 1929 fu modesta e lenta, e l’economia mondiale entrò in una “Epoca Buia” che attraversò la Grande Depressione degli anni trenta fino alla seconda guerra mondiale. La crisi finanziaria del 2007-2009 faceva presagire un esito simile, ma questa volta i governi del mondo e le banche centrali sono intervenute prontamente, in modo coordinato, e con un volume sufficientemente elevato di incentivi. La ripresa è stata debole; ma non siamo nemmeno lontanamente vicini ad un nuovo Medioevo.
Dovremmo essere grati di questo. Eppure, oggi vi è chi sostiene che le autorità fiscali e monetarie non avrebbero dovuto rispondere così in fretta o con tanta forza allorché la crisi è scoppiata nel 2007-2009. Essi credono che la causa primaria della crisi è da individuare in quello che gli economisti chiamano rischio etico: dato che gli speculatori si aspettavano che le autorità sarebbero intervenute a proteggerli qualora i loro azzardi fossero andati male, si sono assunti dei rischi ancora maggiori.
Al contrario, la nostra visione (supportata da una grande mole di dati) è che un rapido aumento dei prezzi solitamente riflette un’esuberanza irrazionale, supportata e avallata dai “phishes”. Gli “esuberanti irrazionali” non pensavano ai rendimenti che avrebbero incassato se le autorità fossero intervenute per sostenere l’economia e il flusso di credito (o, in casi estremi, se si fossero mosse per salvare la loro banca o impresa). Eventualità di questo tipo costituivano una considerazione marginale nell’euforia precedente alla crisi 2007-2009: coloro che vendevano a prezzi gonfiati realizzavano profitti; e gli acquirenti “sapevano” di fare la cosa giusta – anche quando non la facevano.
La riluttanza a riconoscere la necessità di un intervento immediato in caso di crisi finanziaria si basa su una scuola di economia che non riesce a spiegare l’esuberanza irrazionale che io ho analizzato altrove, e che ignora il marketing aggressivo e altre realtà dei mercati dell’era digitale esaminati in Phishing for Phools. Ma l’adesione ad un approccio che sottovaluta questi fattori è cosa simile a voler abolire i vigili del fuoco, sulla base del fatto che senza di loro la gente sarebbe più attenta – e quindi non ci sarebbero incendi.
Abbiamo scoperto molti anni fa, con grande rammarico del mondo, cosa succede quando a un’epidemia finanziaria è permesso di fare il suo corso. La nostra analisi indica che non solo ci sono forze endemiche e naturali che rendono il sistema finanziario altamente volatile; ma anche che un intervento rapido ed efficace è necessario di fronte al collasso finanziario. C’è bisogno che le autorità fiscali e monetarie siano libere di adottare misure aggressive quando la turbolenza finanziaria si trasforma in crisi finanziaria. Anche una sola “Epoca Buia” è già di  troppo.
 
©Project Syndicate