SONO FINITI I BEI TEMPI? La domanda di Michael J. Boskin, professore di Economia alla Stanford University

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29 Aprile 2015  Scritto da: Redazione


STANFORD – Nei 25 anni precedenti la Grande Recessione del 2008-2009, gli Stati Uniti hanno assistito a due recessioni brevi e deboli e a due espansioni forti e durature. A livello globale, i redditi sono cresciuti rapidamente, l’inflazione è scesa e i mercati azionari hanno subito un’impennata. Inoltre, la ripresa dall’ultimo peggiore periodo negativo, agli inizi degli anni ’80, ha portato a una performance macroeconomica forte e stabile senza precedenti durata circa un quarto di secolo. Questa volta, tuttavia, il ritorno alla crescita è stato molto più difficile.

La ripresa dell’America dalla Grande Recessione è stata altalenante, con una crescita che aumentava ripetutamente e poi rallentava. Infatti, gli Stati Uniti non hanno sperimentato una crescita del 3% per tre trimestri consecutivi nell’arco di un decennio. Anche se il calo dei prezzi del petrolio sta aiutando i consumatori, tale fattore positivo è in parte controbilanciato da minori investimenti nel settore energetico, e gli effetti del rafforzamento del dollaro saranno anche maggiori.

Gli Usa non sono i soli. Nonostante la maggior parte delle economie europee sia tornata a crescere di nuovo, grazie al calo dei prezzi del petrolio e al deprezzamento valutario, il ritmo di espansione resta debole. Analogamente, la ripresa del Giappone resta fragile, nonostante i notevoli sforzi da parte del governo. Anche le principali economie emergenti, che si credeva dovessero agire da motori della crescita globale nei prossimi anni, stanno arrancando: la Cina e l’India rallentano, mentre l’economia del Brasile e della Russia sono in contrazione.
Quando un ciclo di forte espansione dura per un periodo così lungo, si ha l’impressione che continuerà all’infinito. Sei anni dopo la crisi, alcuni importanti economisti si stanno domandando se gli investimenti insufficienti e/o il calo dei profitti provenienti dall’innovazione tecnologica hanno spinto l’economia globale in una “nuova normale” fase di crescita lenta e di scarso miglioramento della qualità di vita. Alcuni economisti la chiamano “stagnazione secolare” – un eufemismo per dire che i bei tempi sono passati. Hanno ragione?

La crescita economica totale ammonta a circa la somma della crescita di ore lavorative (un aumento del numero di lavoratori o del totale di ore lavorative) e della produttività (produzione per ore di lavoro). Se la produttività migliora di un punto percentuale all’anno, il miglioramento della qualità di vita nella generazione successiva aumenterebbe di un terzo. Nel tempo, un miglioramento della produttività persino di una frazione di punto percentuale sarebbe estremamente determinante.

La produttività può essere rafforzata tramite gli investimenti, l’innovazione tecnologica e i miglioramenti nella conoscenza e nelle capacità della forza lavoro, anche se gli economisti non sono concordi su quale fattore ha un impatto maggiore. In base alla mia ricerca elaborata con Larry Lau, la tecnologia ha giocato il ruolo principale dando impulso alla produttività delle economie del G7 dalla Seconda Guerra Mondiale.
Considerato ciò, il calo della crescita della produttività in America – che si è attestato in media allo 0,7% all’anno dal 2010 – ha portato alcuni osservatori a credere che la causa fosse il rallentamento dei progressi tecnologici. Questi pessimisti, come l’economista Robert Gordon, affermano che è improbabile che le nuovi innovazioni migliorino la produttività in maniera determinante come hanno fatto l’elettricità, le automobili e i computer nel secolo scorso. 

Gli ottimisti rispondono che gli smartphone, i Big Data e i progressi attesi nelle nanotecnologie, nella robotica e nelle bioscienze sono precursori di una nuova era di miglioramenti della produttività trainati dalla tecnologia. Può essere impossibile prevedere quale sarà la prossima “killer app”, ma sarà sempre sviluppata.
Entrambi citano la Legge di Moore, dal nome del co-fondatore di Intel, Gordon Moore, che ha osservato come la densità di transistor presenti su un microchip potrebbe essere raddoppiata ogni 18 mesi. I pessimisti sostengono che ciò sta diventando sempre più difficile e costoso, mentre gli ottimisti affermano che la legge resterà valida e che i microchip diventeranno di tre dimensioni.

Chiaramente, l’andamento del progresso tecnologico è difficile da prevedere. Infatti, il principale valore commerciale della nuova tecnologia non è sempre evidente, neanche all’inventore. Quando Guglielmo Marconi ha creato la prima trasmissione transatlantica senza fili circa un secolo fa, era in competizione con il telegrafo nella comunicazione punto a punto. Thomas Edison ha progettato il fonografo per aiutare i ciechi – e ha fatto causa per evitare che venisse usato per riprodurre musica.
A complicare le cose ulteriormente vi è il fatto che la successiva ondata di sviluppi tecnologici a vantaggio della produttività probabilmente si realizza in settori come la sanità, dove il loro impatto economico è difficile da misurare. Gli economisti ritengono che molti miglioramenti della qualità della sanità – come i trattamenti più efficienti per malattie cardiache o alla cataratta – non sono registrati nel Pil reale, ma sono riportati erroneamente come aumenti di prezzo. Misure migliori per tali modifiche sono essenziali per una valutazione accurata del progresso economico.

Certamente, la crescita trainata dalla tecnologia comporta alcuni rischi. Se da una parte non è mai stato confermato che l’automazione e l’intelligenza artificiale siano la causa della disoccupazione strutturale, dall’altra la tecnologia e la globalizzazione hanno comportato un calo dei salari per tutti, tranne per i lavoratori più qualificati nelle economie avanzate. Tuttavia implementare politiche che limitano le tecnologie a sostegno della produttività sarebbe un grave errore.
Per incoraggiare una crescita più vigorosa e migliorare la qualità della vita, i governi dovrebbero garantire che il settore privato abbia sufficienti incentivi per l’innovazione, l’imprenditorialità e gli investimenti nel capitale fisico e umano. Ad esempio, i funzionari potrebbero effettuare dei tagli, controllare il deficit e il debito, attuare politiche fiscali che contribuiscono alla formazione del capitale, riformare il sistema scolastico e investire in ricerca e sviluppo.

Naturalmente nessuno dovrebbe aspettarsi un ritorno agli anni di boom pre-crisi, considerate le pressioni demografiche cui quasi tutte le principali economie – compresa la Cina – stanno facendo fronte. Tuttavia tali incentivi rappresentano la migliore opportunità per continuare a sviluppare la tecnologia a vantaggio della produttività, dalle startup alle divisioni di ricerca di società attive in settori che vanno dalla tecnologia all’energia alla sanità.
 

 

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