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FINANZA AZIENDALE EVOLUTA: LE GRANDEZZE IN GIOCO

26 Giugno 2011 - Autore: Massimo Ferracci


L'analisi di bilancio mira a comprendere la gestione economica, finanziaria e patrimoniale di un'azienda tramite lo studio del bilancio di esercizio e dei dati da questo ricavabili. L'analisi può essere di due tipi: statico, basata sullo studio di indici e dinamico, detta analisi per flussi. L'analisi risulta poi differente, a causa della differenza nel tipo e nel numero di informazioni disponibili, a seconda che sia condotta da un analista interno ovvero da un analista esterno all'organizzazione aziendale. Il punto di partenza dell'analisi di bilancio è costituito dallo studio del sistema impresa nel caso generale; l'equilibrio economico dell'impresa viene infatti raggiunto quando siano soddisfatte le seguenti condizioni: • i ricavi conseguiti riescono a coprire i costi ed assicurano una congrua remunerazione ai fattori in posizione residuale • si raggiunge un'adeguata potenza finanziaria Altrimenti detto: gli obiettivi dell'impresa sono il profitto, lo sviluppo e la sopravvivenza. Il "report form": FATTURATO - COSTO MATERIE PRIME - COSTO SERVIZI = VALORE AGGIUNTO - COSTO DEL PERSONALE = MARGINE OPERATIVO LORDO (EBITDA) - AMMORTAMENTI = MARGINE OPERATIVO NETTO (REDDITO OPERATIVO O EBIT) In tale prospetto sara’ messa in evidenza la grandezza «valore aggiunto» la quale rappresenta il plusvalore (della teoria economica marxista) che l'azienda consegue con la semplice attività di compravendita dei beni e dei servizi: sottraendo a tale valore il costo per il personale (che è il fattore interno più rilevante) si ottiene il Margine Operativo Lordo (MOL) (indicato, nella terminologia inglese come EBITDA ovvero Earning Before Interest Taxes and Depreciation/Admortisation) e detraendo da quest'ultimo gli ammortamenti (effettuati dalla impresa per recuperare gradualmente, attraverso quote annuali, i costi sostenuti anticipatamente per dotarsi di un'adeguata struttura produttiva che consente di avviare i cicli produttivi) otteniamo il Margine Operativo Netto (MON) (o EBIT). Strumento per il raggiungimento del EBIT è il Capitale Investito (CI) il quale è costituito dalla somma dei valori della struttura produttiva, del magazzino e dei crediti. In un ottica di analisi per indici il primo indice di bilancio che può essere costruito con i dati così acquisiti è il «Return On Investiment» (ROI) il quale è dato da: Tale indice di bilancio riporta la redditività del capitale investito attraverso la gestione tipica dell'azienda (ed è dunque indice fondamentale per capire come sia gestita l'azienda dall'imprenditore): tale redditività dipende dall'intensità del fatturato, dai costi aziendali tipici e dal capitale investito. Da notare che il ROI può anche essere espresso come combinazione di due ulteriori indici di bilancio: l'indice è dato infatti dalla moltiplicazione del «Return On Sales» (il quale è un indice di misurazione indiretta dell'intensità di incidenza dei costi tipici di esercizio sulla gestione. L'impresa cercherà di ottenere pari valori dell'indice tenendo quanto più basso possibile il valore del capitale investito. Il capitale investito, che può essere diviso - in un ottica temporale - in "attivo fisso" (coincidente con la struttura produttiva) ed "attivo circolante" (magazzino più crediti), genera un fabbisogno finanziario di pari entità che viene coperto dal Capitale Proprio (CP) e dal Capitale di credito (CC) dove la remunerazione del primo è assicurata dall'utile d'esercizio mentre il secondo genera un flusso passivo di oneri finanziari (interessi per la remunerazione contrattuale del capitale di terzi avuto in prestito). Sottraendo all'EBIT gli oneri finanziari e le imposte (ovvero quel particolare onere che bisogna sopportare per la convivenza in un contesto sociale che va assicurata da parte di tutti) otteniamo il "risultato netto d'esercizio" che può essere sia attivo ("utile netto" o "profitto": cioè l'obiettivo che la impresa si pone quando avvia i suoi cicli produttivi) o passivo ("perdita netta"). Esiste una stretta relazione tra ROI, "tasso di remunerazione del capitale di terzi", definito come grandezza non gestibile dal management aziendale poiché viene decisa, di volta in volta, sulla base dei provvedimenti delle autorità monetarie che sono a loro volta vincolate in ambito internazionale dalla manovra sul tasso di sconto), ed un ulteriore indice chiamato «Return On Equity» Il ROE è quindi dato da ROI, rapporto di indebitamento e tasso di incidenza della gestione non tipica sul MON (il quale indica, in percentuale, quanta parte del MON è stata sottratta dagli oneri finanziari, dalle imposte e dalla gestione straordinaria) ma non esiste un rapporto ottimale di valori fra questi indici poiché la situazione aziendale deve essere valutata, a sistema, nel suo complesso: esiste comunque, qualunque sia il rapporto tra CP e CC una situazione di neutralità nella quale risulta la parità dei tre indici, cioè i=ROE=ROI. Nel caso in cui ROI e costo medio delle fonti esterne coincidano si ha una sostanziale indifferenza alle fonti di approvvigionamento (risulta, cioè, uguale il ricorso al capitale proprio rispetto al capitale di credito) mentre nel caso in cui il ROI risulti maggiore del costo medio delle fonti esterne la remunerazione del Capitale Proprio cresce in maniera più che proporzionale, mentre se ROI CCN0 → CFop1 < CFop0 in quanto aumentano le immobilizzazioni in magazzino ed i crediti e dunque la liquidità diminuisce. Prof. Massimo Ferracci




            

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