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BUY OPPORTUNITY DEL 03 MARZO 2011

2 Marzo 2011 - Autore: Dott. Andrea GiampÓ


Financial Planning, una professione.

 

 

Gentilissimi Lettori,

 

Il mondo della finanza sta subendo una lenta evoluzione concettuale che sta spostando l’attenzione sempre più dalla centralità del prodotto alla centralità della relazione con il cliente. Purtroppo ancora oggi molte banche o reti di promotori fanno politiche di prodotto con budget ai venditori (come possibile chiamarli in modo diverso?) orientati a massimizzare i ritorni economici di breve periodo. Quest’atteggiamento continuerà a essere un boomerang poiché difficilmente sarà possibile avere relazioni stabili e una clientela soddisfatta. La finanza di qualità va fatta come dicevamo prima puntando sulla centralità del cliente: ma che cosa vuol dire esattamente? In sede d’incontri periodici con l’investitore sarà importante capire quali sono i suoi obiettivi futuri (acquisto di una casa, creazioni di rendite finanziarie, passaggio generazionale dei suoi attivi). Detto così l’attività appare molto semplice, in realtà la difficoltà maggiore è far capire al cliente se gli obiettivi sono congrui con la sua situazione patrimoniale e reddituale attuale, con l’orizzonte temporale nel quale intende realizzare tali obiettivi e come questi ultimi sono compatibili con il profilo di rischio del cliente stesso.  Una volta compreso tutto questo sarà necessario modulare il portafoglio finanziario: fondi se il portafoglio avrà dimensioni inferiori a euro 200.000, possibilità di diversificare anche con singoli titoli maggiori sono i capitali disponibili. Ovviamente ogni intermediario cercherà di mettere a disposizione la propria offerta, starà al cliente preferire un intermediario con una gamma prodotti vasta e potenzialmente priva di conflitti d’interesse (si veda a tale proposito le banche che lavorano solo con i fondi della propria società di gestione e con le proprie obbligazioni). Capite le necessità del cliente, i suoi obiettivi, il suo orizzonte temporale e la sua propensione al rischio, creato il portafoglio finanziario non resta che monitorare magari ogni mese l’andamento dell’investimento, verificando gli scostamenti rispetto a quanto ipotizzato. Nel periodo di riferimento  potranno essere prese in considerazioni eventuali variazioni al portafoglio, per la gestione “tattica” di quello che sta accadendo sui mercati finanziari o per l’insorgere di una nuova esigenza da parte del cliente. In sintesi l’attività d’investimento ha una prima parte destinata a pianificare, una seconda parte che può essere anche molto lunga destinata a monitorare ed eventualmente correggere le scelte, una terza parte che è quella dove si manifestano le esigenze programmate e dove se tutto ha funzionato, si saranno raggiunti gli obiettivi prefissati. Tutto questo processo potrà essere svolto in proprio se particolarmente abili e conoscitori della materia, altrimenti sarà necessario affidarsi a una figura professionale oggi sufficientemente rara: il financial planner. Per finire Vi comunico che nell’evoluzione più raffinata del termine financial planner ci si potrà trovare di fronte ad un libero professionista, pagato a parcella e totalmente esterno al canale bancario, dove comunque continueranno ad essere concluse le operazioni finanziarie.

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Giampà TM

uropean Financial Planner TM

 




            

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