Addebitabilità della separazione e comportamento del coniuge

15 Febbraio 2011 - Autore: Studio Legale Bertaggia

Innanzitutto si rammenta come nell’ordinamento giuridico italiano, qualunque soggetto coniugato può decidere di separasi. Un’eventuale opposizione alla separazione, quindi, non potrà mai essere fatta sul presupposto di voler mantenere un rapporto di coniugio bensì esclusivamente sulle condizioni poste nell’ambito dei rapporti che regolamenteranno la futura vita dei coniugi separati:  eventuali assegni di mantenimento, la visita dei figli, la divisione di eventuali beni in comune, il diritto di abitare nella coniugale etc...  

Si ponga il caso in si voglia ottenere la separazione per colpa, in detto caso è necessario dimostrare, giudizialmente, che l’interruzione del matrimonio ed il suo scioglimento siano addebitabili ad uno dei coniugi il quale ha volontariamente osservato dei comportamenti contrari derivanti del rapporto di coniugio medesimo.  Si badi che i giudici molto raramente addebitano la separazione ora all’uno ora all’altro dei coniugi occorrendo per ottenere detta declaratoria, fornire delle prove non solo certe ma anche che siano reputate, dal magistrato, sufficienti e necessarie a fondare una prognosi di teorica addebitabilità al coniuge a cui si vuole imputare la colpa, a far sì che detto comportamento fosse, giustappunto, assolutamente colpevole e come tale meritevole della sanzione civile dell’addebitabilità medesima ex art. 151 c.c..

Infatti, esemplificativamente, nell’ipotesi in cui si verifichi o si sia verificata, in vigenza della convivenza matrimoniale e prima della domanda di separazione, la violazione dei doveri nascenti dal matrimonio (artt. da 143 a 148 c.c.) il giudice, onde ritenerla influente od ininfluente in relazione alla richiesta di addebitabilità della separazione, deve, in maniera cogente, accertare in modo rigoroso e puntuale il carattere influente od ininfluente del motivo sulla base del quale si chiede, giustappunto, l’addebitabilità.

A tal fine, ovvero qualora un coniuge abbia eventualmente tollerato (pur essendone a conoscenza) i comportamenti contrari ai citati articoli, è irrilevante detta eventuale tolleranza di un coniuge rispetto alla violazione di tali doveri da parte dell’altro, vertendosi in materia in cui i diritti e doveri sono indisponibili. Ciò a significare come la violazione delle predette norme, là ove provata, non può non portare, come logica conseguenza, quella dell’addebito di colpa in capo al coniuge inadempiente. Ovvio che, in tema di prova, è molto più facile provare la violazione del dovere alla fedeltà coniugale (trattandosi di una violazione che presuppone l’esistenza di un terzo), anziché quella alla mutua assistenza o ad altri comportamenti che, essendo più morali che non materiali, risultano essere molto difficoltosi da poter provare e dimostrare in ambito giudiziario, sopratutto avendo come controparte un soggetto che - sicuramente nel caso di Sua moglie - si oppone pervicacemente, per motivazioni inoltre di natura squisitamente economica.

Conseguentemente la reiterata violazione, in assenza di una consolidata separazione fra i coniugi, dell’obbligo della fedeltà coniugale, particolarmente attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, rappresenta una violazione particolarmente grave dell’obbligo di fedeltà coniugale, che, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi di regola causa della separazione personale dei coniugi e quindi circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile.

 




            

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