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"CDO degli avvocati: Shame on you" - Lorenza Morello (foto)

22 Aprile 2010 - Autore: FORMAMED


Segnaliamo il seguente articolo:
 
"L'OUA coinvolge tutti gli Ordini
Contro la conciliazione convocati gli stati generali
da Il Quotidiano Giuridico - Quotidiano di informazione e approfondimento giuridico N 16/04/anno 2010

Il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, con una lettera inviata al Cnf, a tutti i presidenti dei consigli degli Ordini e alle associazioni forensi, ha organizzato per oggi (16 aprile, alle ore 17), a Baveno Stresa (Grand Hotel Dino), presso la 9^ Conferenza nazionale della Cassa Forense, un incontro nazionale unitario dell’avvocatura per discutere di media conciliazione e per decidere le iniziative di protesta per chiedere la modifica di questo istituto.

Nella lettera, De Tilla contesta il decreto legislativo varato dal governo perché

>>> «emargina gli avvocati (non prevista l’assistenza nella procedura),

>>> stabilisce l’obbligatorietà della conciliazione (incostituzionale per eccesso di delega) e

>>> obbliga gli avvocati  a sottostare a regole (la richiesta al cliente di sottoscrizione di un modulo) che incrinano il rapporto di fiducia, ancor più di quanto ha fatto la Bersani».

Quindi il presidente dell’Oua sottolinea la crescente preoccupazione della categoria: «Numerosi Ordini ed Associazioni – scrive - hanno approvato mozioni e documenti di forte contrasto con il decreto legislativo (Milano, Napoli, Rimini, Torre Annunziata, Forlì, Lagonegro, Sulmo-na,Unione Fori lombardi, Unione Fori Calabresi, Unione Camere Civili, A.N.F., etc.).

Altre mozioni sono in arrivo.

La base degli avvocati è in forte allarme».

Maurizio De Tilla, infine chiede al Ministro Alfano la «modifica del decreto legislativo su obbligatorietà, assistenza facoltativa e annullamento del mandato».

L’Oua per tutte queste ragioni ha organizzato gli “Stati generali dell’avvocatura” per oggi.

In quella sede si decideranno unitariamente le iniziative di protesta della categoria.

«Si vuole forse “abrogare” l’avvocatura – conclude de Tilla - a che servirà la riforma della professione forense se poi non c’è più la professione?

Non staremo passivi di fronte a questo ennesimo attacco agli avvocati.

A Baveno unitariamente decideremo forti iniziative di protesta"

A seguito di questo incontro, molti Consigli dell'Ordine hanno iniziato ad inviare comunicazioni ai consociati dicendo loro di non partecipare ai corsi di conciliazione perchè, certamente, il progetto non decollerà.

Lapalissiana, per chi conosce e crede nell'istituto della conciliazione, pur essendo avvocato (come nel caso di chi scrive), la pretestuosità delle motivazioni addotte a fondamento della contestazione. Indice di chi ancora intende la sua nobile professione solo come un business e non vuole prendere coscienza che la buona amministrazione della giustizia deve essere, in primis, intesa come un servizio fornito alla collettività. Servizio che, da troppo tempo, non funziona, con le cancellerie che scoppiano e la corte di Strasburgo che ci condanna per le lungaggini processuali.

Esempi del malfunzionamento del nostro sistema sono tutti gli interventi che il legislatore ha dovuto approntare per sopperire alle carenze, quali ad esempio la Legge Pinto che disciplina il diritto ad ottenere un'equa riparazione a favore di chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per la irragionevole durata del processo in violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848.

Purtroppo, però, anche in questo caso, non sempre chi ha ottenuto il riconoscimento del danno patito riesce ad ottenere il risarcimento. Infatti Fino all'anno 2007 il Ministero della giustizia ha provveduto ad erogare gli indennizzi liquidati agli aventi diritto dalle Corti di appello.

Nell'anno 2008 il Ministero della giustizia non ha più provveduto ad erogare le somme risarcitorie, costringendo così in molti casi i beneficiari di tali somme, trattandosi peraltro di provvedimenti immediatamente esecutivi, a procedere al pignoramento presso terzi, nel caso di specie presso la Banca d'Italia. Tutto ciò con un aggravio di spese, anche legali, a carico del Ministero;  con il dl n. 143 del 16 settembre 2008, convertito in legge n. 181 del 13 novembre 2008 sono state rese impignorabili (art. 2) tutte le somme del Ministero della giustizia depositate presso le Poste Italiane S.p.A e presso la Banca d'Italia, pur precisando che in detto articolo vi è la possibilità di ricorrere al fondo depositato presso Equitalia Giustizia S.p.A con sede in Roma; tuttavia,
da diversi studi legali dislocati in tutta Italia sembrerebbe siano state avviate le relative procedure presso Equitalia Giustizia S.p.A. di Roma che però hanno dato esito negativo in ordine alla disponibilità di somme del Ministero della giustizia;
con il decreto Milleproroghe e la legge n. 14 del 27 febbraio 2009 all'articolo 42, nei commi 7octies - 7decies, il Governo è intervenuto sul Fondo unico giustizia rendendo di fatto impignorabili tutte le somme appartenenti al Ministero della giustizia.
 
Allo stato attuale, gli aventi diritto, pur in presenza di un decreto di condanna, peraltro immediatamente esecutivo, sembrerebbero impossibilitati ad ottenere quanto liquidato dal giudice.
 
Per maggiori informazioni e per rimediare a tale situazione potete contattare gratuitamente bmlegal.pinto@gmail.com




            

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