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EFFETTO FED SUBITO SVANITO

24 Agosto 2012 - Autore: FXCM - Forex Capital Markets


Svanito l’effetto Fed si torna alla normalità. E’ proprio quello che è avvenuto sui mercati che hanno ritracciato in maniera importante, svilendo  l’entusiasmo che si era venuto a creare successivamente alle minute dell’istituto centrale americano che lasciavano intendere la possibilità concreta di un intervento di allentamento quantitativo qualora l’economia americana non mostri già nel breve dei segnali di ripresa. Per la verità questa dinamica è stata molto più accentuata dal punto di vista del mercato azionario, che da quello valutario, ad esempio. Mentre infatti il GER30 ho rotto la resistenza di breve riportandosi sotto quota 7000, idem l’ITA40 nuovamente sotto i 15000 e l’SPX500 che ha fatto registarare il peggior storno del mese, sui principali cambi il movimento ribassista è stato decisamente più moderato con l’eurodollaro, il cable e l’usd/jpy, tanto per citare i tre maggiori, che fondamentalmente hanno dato vita a una fase congestiva di consolidamento dei prezzi  raggiunti in precedenza. Il mercato non trova perciò appigli e quel market mover catalizzatore che possa fare da guida per fornire direzionalità, laddove invece va a scontare solo nel breve quella che è l’aleatorietà legata ad ipotesi di un QE3 da un lato e risoluzioni concrete della crisi del debito europea dall’altro; possibili interventi della Banca Centrale Cinese piuttosto che di quella Giapponese, tanto per proseguire nella lista. In un contesto perciò di ancora ridotta liquidità del mercato, la fanno ancora da padrone le news provenienti dal fronte macro, in particolare quelle che riguardano gli Stati Uniti. Ieri infatti a contribuire ai ribassi dei listini ci ha pensato il pessimo dato sulle nuove richieste dei sussidi di disoccupazione che ancora una volta mostra la debolezza strutturale del mercato del lavoro americano, cui non è bastato da controaltare un discreto dato sulla vendita di nuove abitazioni, altro tema caldo del fronte economico d’oltreoceano. Il focus oggi torna sulla questione greca che vedrà l’incontro tra il premier greco Samaras e la cancelliera tedesca Merkel. Ieri quest’ultima si è vista con il Presidente francese Hollande, nell’ambito di quello che è stato ancora una volta, consentiteci di dirlo, l’ennesimo incontro del tutto sterile.

 

Gbpusd – grafico 1h

                                                                                                                                                       

Non si è infatti aggiunto nulla di più di quanto già non si conoscesse ed entrambi i capi di stato si sono esibiti nei soliti ritornelli di auspicio sulla permanenza della Grecia nell’Eurozona, che si farà di tutto per trovare una soluzione definitiva del problema e così via. Ma ci vorrà ben altro affinchè i mercati giudichino tutto questo credibile andando a scontare nei prezzi i reali valori in campo, a cominciare dei rendimenti sui titoli di stato dei paesi europei in grande difficoltà sui costi del finanziamento del proprio debito. Chissà se oggi sentiremo qualcosa di più interessante, in un contesto di calendario economico piuttosto scarno e che vede solo l’uscita di dati relativi alla Gran Bretagna (su cui è un po’ calato il sipario negli ultimi giorni), con il PIL delle 10,30 e gli Ordinativi di Beni Durevoli alle 14,30.

 

EurUsd

Il cambio è andato sostanzialmente a consolidarsi sui livelli successivi al bel rally di mercoledì sera. Resta perciò piuttosto alto il prezzo effettivo attorno all’1,2560. Perfettamente appoggiato su media a 21 e media a 100 su un grafico orario. Lo ricordiamo sempre che qui è in atto un’importante divergenza rialzista su di un grafico settimanale che ci ha fatto parlare di potenziali target a 1,2620 e 1,2750, laddove invece restano 1,2590 al rialzo e 1,2520 al ribasso, i livelli di breve.

 

Gbp/usd

Molto simile qui l’analisi a quanto appena scritto dull’eurodollaro. Il ritracciamento in questo caso è stato più accentuato, con il susseguirsi abbastanza marcato di massimi decrescenti ben visibili su un grafico orario e che portano alla conformazione  di un flag rialzista o più semplicemente a un canale ribassista cui potrebbe succedere una rottura al rialzo proprio intorno all’attuale quotazione di 1,5860. Questa ci porterebbe a puntare nuovamente in area 1,5910. 1,5820 il primo livello al ribasso.

 

Usd/jpy

Dopo la rottura al ribasso ci ervamo riportati nella “vecchia” e duratura fase congestiva delimitata dal 78 figura in basso e dal 78,80 in altro. All’interno di questo range possiamo individuarne un altro ancora che vede il suo sviluppo compreso tra 78,30 e 78,60 con un maggiore orientamento al rialzo ben mostrato da una bella serie di minimi crescenti su un grafico a 4 ore.

 

Aud/usd

Sull’aussie è stato più accentuato il ribasso, in un cambio che sappiamo essere generalmente molto correlato con l’azionario. Ora, a fare da buon supporto statico ai prezzi ci pensa l’1,0410 mentre l’1,0470 è la resistenza intraday con il passaggio congiunto di media a 21 e a 100 appiattite sul grafico a 4 ore.

 

Ger30

Importante per l’indice tedesco lo storno di ieri che lo ha portato a rompere, anche con discreta facilità, il livello di 7000 punti, ora diventato resistenza. Nulla vieta perciò di potersi portare su prezzi ancora più convenienti per i compratori, come ad esempio il primo supporto di breve a 6880

 

Ita40

Primo vero e importante scossone di interruzione del bel percorso rialzista dell’indice italiano in atto da fine luglio. Qui la soglia psicologia di 15000 punti è stata superata, ma non il punto tecnico di supporto ancor più importante posto a 14900. E’ qui che potrebbe giocarsi perciò la partita, che vedrebbe il 14700 il prossimo obiettivo al ribasso, con estensione a 14460, e ancora 15350 al rialzo.

 

 

USOil

Pesantissimo anche qui il ritracciamento di oltre oltre due dollari e mezzo della quotazione. Questo non cambia tuttavia la spinta rialzista in atto a meno di un raggiungimento in area 93,30 che potrebbe far parlare di contro trend. Ancora 98 il target al rialzo.

 

Xau/usd

Non sembra dare invece particolari segni di cedimento l’oro che, sebbene sia andato a consolidarsi attorno al 1670, non sta mostrando i ritracciamenti visti su altri strumenti. Ma questo è tipico del metallo giallo la cui price action è molto “coerente” in fasi direzionali. In successione perciò sono 1675 e poi 1684 i target al rialzo.




            

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