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WELFARE AZIENDALE: COSA PENSANO I LAVORATORI ITALIANI

7 Luglio 2011 - Autore: Redazione


<div>Edenred, leader mondiale nei buoni e nelle carte di servizio, nonch&eacute; primo operatore nel mercato dei buoni pasto con il marchio Ticket Restaurant&reg;, progetta e sviluppa soluzioni che facilitano la vita dei dipendenti e migliorano l&rsquo;efficacia delle organizzazioni.&nbsp;</div> <div>Nel mese di maggio 2011 Edenred ha affidato ad AstraRicerche un&rsquo;indagine sul welfare aziendale con l&rsquo;obiettivo di ascoltare i lavoratori italiani e i loro bisogni legati al welfare aziendale &ndash; cio&egrave; quei servizi offerti dalle aziende ai dipendenti sia direttamente, che tramite una rete convenzionata.</div> <div>&nbsp;</div> <div>Dalla ricerca, emerge una enorme e crescente domanda (59%) di welfare aziendale in particolare di servizi legati alla persona e al nucleo familiare (88,5%) e, allo stesso tempo, una profonda insoddisfazione (48,7%) di quanto attualmente offerto dalle aziende. L&rsquo;indagine evidenzia anche un dato molto positivo per lo sviluppo futuro di piani di welfare aziendale. Emerge, infatti, una condivisione da parte dei lavoratori delle motivazioni e dei principali benefici portati dal welfare aziendale, con un 38% a favore dell&rsquo;incremento della produttivit&agrave; e riduzione dell&rsquo;assenteismo, un 33% al rafforzamento del senso di appartenenza all&rsquo;azienda e alla valorizzazione del capitale umano (32%).</div> <div>&nbsp;</div> <div>COSA DESIDERANO I LAVORATORI ITALIANI</div> <div>In particolare, l&rsquo;indagine porta alla luce il desiderata dei lavoratori italiani, cosa vorrebbero ricevere in termini di aiuto e assistenza dalla propria azienda. Innanzitutto, il 57% degli intervistati richiede i buoni pasto e la mensa aziendale (54%) ancora considerati necessit&agrave; di primaria soddisfazione, seguiti dall&rsquo;orario di lavoro flessibile 56% e dal telelavoro al 53%, sottolineando l&rsquo;esigenza di poter organizzare e conciliare al meglio il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alle pratiche familiari, il cos&igrave; detto worklife balance. A questi quattro bisogni definibili primari, seguono i servizi legati alla mobilit&agrave; come car sharing e car pooling, l&rsquo;assistenza medica, corsi e servizi culturali, il maggiordomo aziendale - ovvero quella figura preposta allo svolgimento di alcune pratiche per conto dei dipendenti 48% -, l&rsquo;asilo nido aziendale 47% e l&rsquo;assistenza a bambini ed anziani 46%. Emerge, quindi che le richieste rivolte alle aziende coincidono solo in parte con i bisogni legati all&rsquo;alimentazione (11,5%), a favore di bisogni pi&ugrave; strettamente legati alla persona e al nucleo familiare stesso 88,5%. E&rsquo; interessante notare come i separati e divorziati avvertano maggiormente il bisogno del telelavoro e del job-sharing, dell&rsquo;asilo aziendale e del maggiordomo, cos&igrave; come di convenzioni con servizi dedicati alla persona per affiancarli nelle pratiche pi&ugrave; diffuse nella vita quotidiana, spesso contesa tra lavoro e casa. Anche la presenza di bambini e/o soggetti anziani o non autosufficienti sostiene la richiesta di servizi alla persona.</div> <div>Questa grande richiesta di welfare aziendale &egrave; sicuramente sostenuta da una debolezza dell&rsquo;assistenza pubblica, da un basso potere d&rsquo;acquisto e dall&rsquo;indebolirsi della &ldquo;famiglia allargata&rdquo; quale ammortizzatore sociale e fornitore di assistenza gratuita. Tutto questo sommato dalla comparsa di nuovi bisogni e a una presenza femminile sempre pi&ugrave; massiccia nel mondo del lavoro rispetto agli anni passati.</div> <div>&nbsp;</div> <div>A QUALI SERVIZI HANNO GIA&rsquo; ACCESSO I LAVORATORI ITALIANI</div> <div>A fronte di una grande richiesta di welfare aziendale, pi&ugrave; di un terzo del campione intervistato non beneficia di alcun sostegno da parte dell&rsquo;azienda, in particolare i dipendenti di aziende con 16-50 dipendenti con un 51% di totale assenza di programmi di aiuto e sostegno, per arrivare a un 39% nelle aziende pubbliche. I servizi maggiormente offerti sono i buoni pasto e la mensa aziendale rispettivamente al 27,5 e 25,5% seguito da orario flessibile e assistenza medica. Per tutte le altre voci analizzate tra cui telelavoro, servizi di tipo culturale, convenzioni per servizi e assistenza alla persona, maggiordomo aziendale, corsi culturali, servizi legati alla mobilit&agrave; e job-sharing, la percentuale di utilizzo scende sotto l&rsquo;8% per toccare punte minime di 4% per quanto riguarda l&rsquo;asilo nido aziendale.&nbsp;</div> <div>Ma anche laddove vengono offerti i servizi, solo il 29% degli intervistati &egrave; soddisfatto, mentre il 49% ritiene che il programma di welfare aziendale non sia adeguato o da migliorare/incrementare 29%. Si determina, quindi, una forte insoddisfazione per quanto riguarda la quantit&agrave; dei servizi offerti 71% e la qualit&agrave; 49%. Anche la realizzazione delle aspettative, ovvero il rapporto tra HO e VORREI, tranne per i bisogni legati all&rsquo;alimentazione, trova una percentuale di soddisfazione molto bassa, sottolineando chiaramente il divario tra utilizzo e desiderio di un servizio. Il divario &egrave; molto evidente per quanto riguarda l&rsquo;orario flessibile, il telelavoro, l&rsquo;assistenza per anziani e bambini e in generale i servizi alla persona, il maggiordomo aziendale e i corsi culturali. &nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <div>CONDIVISIONE DEGLI OBIETTIVI E DEI VANTAGGI DEL WELFARE AZIENDALE</div> <div>Nonostante la grande domanda e l&rsquo;atteggiamento critico nei confronti di quanto offerto, i lavoratori italiani sono ottimisti nei confronti di possibili sviluppi futuri di piani di welfare aziendale (54%) mentre solo l&rsquo;11% parla di un possibile calo. In generale, il 59% degli intervistati sono molto favorevoli all&rsquo;attuazione di nuovi servizi contro un 27% che evidenzia un atteggiamento negativo ed ostile dovuto a cattive esperienze o al fatto di considerare il welfare aziendale un inutile spreco di risorse.&nbsp;</div> <div>Il dato positivo emerso dall&rsquo;indagine riguarda, in particolare, le motivazioni e il valore dato al welfare aziendale. I lavoratori sono concordi nel dire che l&rsquo;obiettivo delle aziende &egrave; quello di incrementare la produttivit&agrave; (38%), ridurre l&rsquo;assenteismo (34%), accrescere il senso di appartenenza all&rsquo;azienda (33%), valorizzandone il capitale umano (32%) e migliorando il clima aziendale (30%). Ma al welfare aziendale viene anche riconosciuto il ruolo di attrazione di nuovi talenti (22%), nonch&eacute; di soddisfazione e fidelizzazione dei lavoratori (28%).&nbsp;</div> <div>&nbsp;&nbsp;</div> <div>&ldquo;Dall&rsquo;indagine emerge quindi che, se ben impostato e gestito, il welfare aziendale pu&ograve; contribuire a un nuovo &lsquo;patto&rsquo; tra i lavoratori e le loro organizzazioni produttive migliorando il clima aziendale e motivando i dipendenti, a favore di una maggior efficienza aziendale e di un miglioramento dell&rsquo;immagine sociale dell&rsquo;impresa stessa&rdquo;, commenta Enrico Finzi, sociologo e Presidente di AstraRicerche. &ldquo;Per le aziende non si tratta di soddisfare tutti i bisogni emersi, ma di attuare un programma di welfare aziendale con un approccio selettivo in grado di dimostrare impegno e interesse nella valorizzazione del proprio capitale umano&rdquo;, conclude Finzi.</div> <div>&nbsp;</div> <div>&ldquo;Abbiamo deciso di condurre questa ricerca perch&eacute; come azienda siamo concretamente impegnati nell&rsquo;attuazione e nello sviluppo di programmi di welfare aziendale. Per questo abbiamo sentito la necessit&agrave; di dare voce ai lavoratori italiani per capire e conoscere a fondo le loro esigenze e i loro desiderata&rdquo;, commenta Graziella Gavezotti, Presidente e Amministratore Delegato di Edenred Italia. &ldquo;L&rsquo;ascolto per un&rsquo;azienda &egrave; fondamentale in quanto permette di identificare le attese e i bisogni prioritari del personale dipendente. I lavoratori esprimono un bisogno evidente di un nuovo welfare aziendale, che non sia solo un contributo per l&rsquo;alimentazione, ma anche un sostegno per l&rsquo;acquisto di servizi di conciliazione tempo libero, lavoro e famiglia. E&rsquo; una nuova tendenza, che sta emergendo in maniera forte e ben delineata. Il dipendente vive il proprio ambito familiare con un affanno irrisolto sulle due aree pi&ugrave; critiche: infanzia e anziani e i carichi di cura familiare spesso inibiscono una maggior produttivit&agrave;. Molte aziende iniziano a comprendere questo trend e sanno che soddisfare queste attese permette di ottenere in tempi brevi numerosi vantaggi per l&rsquo;azienda e per i lavoratori stessi, avvalendosi anche della competenza e dell&rsquo;expertise di partner affidabili&rdquo;, conclude Gavezotti.</div>



            

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