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PROPRIETA' INTELLETTUALE: UNA NORMATIVA IN EVOLUZIONE. Il punto di Simona Lavagnini, Partner di LGV Avvocati

29 Maggio 2015 - Autore: Redazione


Una scenario dinamico quello della proprietà industriale ed intellettuale dove innovazione, tecnologia e creatività si intrecciano dando vita agli asset immateriali aziendali, spesso sottovalutati in Italia. Il panorama legislativo nazionale ed europeo al riguardo è in pieno cambiamento e Simona Lavagnini, Partner di LGV Avvocati ha fatto con noi il punto della situazione.

Prevista dal disegno di Legge di Stabilità 2015, la norma sul Patent Box è considerata una misura chiave per confermare e attrarre in Italia investimenti in innovazione, attraverso la defiscalizzazione dei redditi da brevetti e altri beni immateriali. Secondo lei quali sono i principali vantaggi di tale norma?
Il regime del Patent Box consente di beneficiare dell’esclusione dalla base imponibile delle imposte sui redditi e dell’IRAP di una quota del reddito derivante da beni immateriali di vasto tipo (opere dell’ingegno, marchi, brevetti, disegni e anche know-how). La quota parte dal 30% nel 2015 ed aumenterà fino a diventare il 50% a regime, nel 2017. La detassazione è condizionata al reinvestimento del 90% del corrispettivo incassato, entro due anni, in attività di ricerca e sviluppo.
I vantaggi della normativa per gli imprenditori sono evidenti: una volta chiarito il quadro di riferimento (con l’approvazione del decreto di attuazione, che non dovrebbe tardare, ed eventualmente di una circolare ministeriale) sarà possibile ottenere importanti sgravi sui redditi prodotti dai beni immateriali. L’obiettivo, ed il vantaggio per il sistema paese, è di ridurre il fenomeno del trasferimento di beni immateriali dall’Italia verso territori esteri caratterizzati da una fiscalità agevolata, poiché tale trasferimento evidentemente risulta in un impoverimento delle attività di ricerca ed imprenditoriali nel nostro paese.
Si vorrebbe inoltre anche attrarre chi si trova all’estero, sia imprenditori italiani che abbiano già spostato gli asset immateriali in altre nazioni, sia società multinazionali che potrebbero riconsiderare le scelte relative ai territori nei quali investire in attività di ricerca e sviluppo. Tutto ciò ovviamente avrebbe ricadute importanti in termini occupazionali e favorirebbe la ripresa che sembrerebbe essere in atto in questi mesi.

Quali sono, ad oggi, le maggiori difficoltà che un avvocato di IP deve gestire nel tutelare e valorizzare i beni immateriali di un’azienda? Su quali temi gli interventi più ricorrenti di LGV Avvocati?
Per quanto riguarda le società italiane, le maggiori difficoltà per un avvocato di IP sono quelle di far comprendere al cliente l’importanza di identificare, titolare e adeguatamente proteggere gli asset immateriali, soprattutto per quanto riguarda il know how e le nuove tecnologie, ben prima che si verifichi il problema o la crisi. Al contrario, le società straniere sono normalmente ben strutturate e preparate a comprendere il problema, ed in questo caso il problema maggiore dell’avvocato IP è quello di dover competere con ordinamenti stranieri ove il sistema è meno burocratizzato e la giustizia è più veloce (e pertanto più efficace).
LGV Avvocati si occupa di tutti i temi che hanno a che fare con la proprietà industriale ed intellettuale, dalla lobbying alla pareristica, alla contrattualistica, al supporto nelle attività di identificazione, valorizzazione e acquisizione di beni immateriali. Tradizionalmente un nostro settore di forza è il contenzioso, in tutti i campi dell’IP. In questo ambito interveniamo con azioni soprattutto cautelari (e quindi particolarmente veloci) per la difesa di diritti su brevetti, marchi, opere dell’ingegno, etc., anche con programmi di enforcement a livello nazionale, ovvero intervenendo in contenziosi con profili internazionali.

Alla luce della Direttiva europea 2014/26/UE, il cui fine è creare un Mercato Unico del diritto d'autore e della concessione di licenze per i diritti su opere musicali fruibili online, quali saranno gli ostacoli principali della ricezione di tale direttiva da parte degli Stati membri?

Non credo vi saranno molti ostacoli giuridici al recepimento di questa specifica direttiva. Il problema credo si porrà in termini di evoluzione del mercato europeo e italiano dei diritti musicali fruibili online, sia per quanto riguarda il destino del nostro repertorio nazionale, sia per quanto riguarda le prospettive della nostra principale collecting society, la SIAE.
Se da un lato sono evidenti i vantaggi di licenze multiterritoriali, che facilitano gli utilizzatori nell’acquisizione dei diritti, ed anche i titolari dei diritti nella commercializzazione dei loro asset, è altrettanto chiaro che in un sistema senza barriere si potrà produrre uno “scontro” fra repertori e fra collecting, in cui molto dipenderà dalle aggregazioni che si realizzeranno (e si sono in parte già realizzate) e dalla loro reciproca forza. Insomma, in questo settore si ripresenta uno dei temi classici del diritto d’autore nel settore dell’intermediazione, ossia il conflitto fra la tendenza all’aggregazione (e quindi monopolistica), e il potenziale depauperamento che tale tendenza può produrre in termini di diversità dei contenuti e delle modalità di approccio al mercato.

L’istituzione delle Sezioni Specializzate in materia di Impresa ha dimostrato quanto sia importante l’elevata specializzazione nelle controversie in materia industriale e diritto di autore. Esistono ancora delle difficoltà nella gestione delle cause di questo tipo? Se sì, quali? 
Le Sezioni Specializzate in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale prima e d’Impresa dopo hanno rappresentato una importante novità nel contenzioso italiano di questo tipo, che richiede un alto livello di specializzazione. Vi sono tuttavia ancora dei problemi, che dipendono in parte dall’ordinamento generale ed in parte da questioni culturali. Sotto il primo profilo, vi è ancora una eccessiva formalizzazione, che si manifesta per esempio nella forme sacramentali delle procure, spesso molto onerose e scarsamente comprensibili per un cliente straniero. Ancora, e soprattutto, vi è la lunghezza del processo che – anche se ultimamente ridotta – non riesce al tenere il passo con esempi stranieri (si pensi che da noi nella migliore delle ipotesi un processo di merito in sede civile dura tre anni, quando in Germania si parla di otto mesi).
Sotto il profilo culturale, credo che non sia stata da tutti compresa appieno la necessità di garantire una tutela forte, efficace e tempestiva dei diritti sui beni immateriali. Un tale tipo di tutela ha ricadute favorevoli molto importanti sul sistema sociale in cui si colloca, favorendo gli investimenti in ricerca ed in attività imprenditoriali nuove, che possono contare su parametri sicuri. In Italia talora prevalgono ancora considerazioni di tolleranza verso condotte che vengono percepite come tutto sommato almeno in parte scusabili o scarsamente lesive (soprattutto quando il soggetto leso è una grande società, e dall’altra parte ci si trova di fronte una realtà locale di dimensioni più ridotte). In questo contesto le iniziative giudiziarie (già onerose per le ragioni esposte sopra) possono diventare frustranti, quando il soggetto che agisce abbia la percezione che non potrà avvalersi con ragionevole certezza di sanzioni dissuasive reali.
 

 

 

Claudia Chiari e Federica Chiezzi

 




            

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