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PROFESSIONI: IL MOTORE DI UN NUOVO RINASCIMENTO? Intervista a Claudio Antonelli, Vice Presidente di Confassociazioni con delega all’Etica ed alla Cultura Professionale

15 Maggio 2014 - Autore: Redazione


Consulente per la Direzione d’impresa, ingegnere gestionale e sociologo delle organizzazioni, Claudio Antonelli è esperto di pianificazione strategica, controllo direzionale e sviluppo organizzativo. Ha pubblicato cinque libri e oltre un centinaio di articoli professionali in riviste di management.

Dal 1982 è impegnato nell'associazionismo professionale. E’ stato per dieci anni Presidente di APCO, Associazione Professionale dei Consulenti di Direzione e Organizzazione. Ora è Presidente di PIU' - Professioni Intellettuali Unite, ambito di collaborazione tra associazioni professionali in progetti comuni per costruire e condividere best practice nel fare associazionismo.

 “Siamo promotori di Confassociazioni - ha dichiarato Claudio Antonelli - perché è un’occasione di integrazione del progetto PIU' in una prospettiva istituzionale. Perseguiamo questo scopo con responsabilità, puntando alla qualità delle competenze e al comportamento etico dei professionisti”.

 

PIU’, Professioni Intellettuali Unite, è socio fondatore di Confassociazioni: come sta evolvendo la prospettiva unitaria del mondo professionale?

Sta migliorando. Partiamo da una situazione disastrosa, dove prevale il campanilismo associativo. La cultura prevalente nel mondo delle professioni è intrisa di individualismo indotto dall’abitudine di far conto solo sulle proprie gambe. Il che è anche positivo come fattore di responsabilizzazione, ma mette in ombra l’utilità e la necessità di un’azione collettiva unitaria. Il paradosso sta nel fatto che le associazioni lamentano scarso spirito associativo dei professionisti e poi sono loro stesse, spesso, a privilegiare il proprio orticello anziché la visione unitaria.

 

L’etica come componente essenziale della professione. Lei è Vice Presidente Confassociazioni con delega all’Etica ed alla Cultura Professionale: quali sono gli obiettivi con riferimento in particolare al Codice di comportamento?

Il primo obiettivo da raggiungere è quello di condividere e diffondere la consapevolezza che l’etica è un ingrediente strutturale della professione, e non solo un attributo decorativo da buonisti a tutti i costi. In sintesi, noi sosteniamo che: senza etica non c’è professione vera. La reputazione professionale dipende dalla storia riconosciuta di prestazioni e di relazioni con il mercato dei clienti e dei concorrenti. Basta un “azzeccagarbugli”, o un consulente imbonitore per screditare l’intera categoria. Ecco l’utilità di un’associazione che sia espressione della comunità professionale e che tuteli la reputazione della professione.

L’associazione deve curare l’etica molto attentamente, non può trascurarla o sottovalutarla, altrimenti vanifica la sua ragione di esistere, diventando solo un organismo corporativo.

Da questa consapevolezza nasce l’esigenza da parte di Confassociazioni di indicare delle “linee guida” a cui ciascuna associazione può ispirarsi per andare a costruire il proprio specifico codice deontologico.

La convinzione nel valore dell’etica e il codice di comportamento sono le due gambe distinte e complementari su cui si reggono l’equità e la sostenibilità del contributo al benessere complessivo, in altri termini sono a fondamento dell’identità professionale.

 

Un'iniziativa caratterizzante di PIU', di cui lei è Presidente, riguarda il fil rouge comune a tutte le professioni: l'identità professionale. Con quali strumenti promuove lo sviluppo dell’associazionismo professionale da oltre trent’anni?

 

Soprattutto puntando sul concetto di Associazione come comunità di scopo comune rivolta a tutti gli stakeholders.

La concezione, invece, di associazione come tutela difensiva degli interessi dei propri associati, a prescindere dalla visione del bene complessivo, rischia di scivolare in un mondo asfittico, che si chiude sempre più in se stesso e rimpicciolisce progressivamente, proprio quando l’universo delle professioni si espande. Risulta perfino patetico questo atteggiamento autarchico, a compartimento stagno, se si considera l’esiguo numero di iscritti rispetto alla numerosità della popolazione che si vorrebbe rappresentare.

 

Se l’organigramma gerarchico-piramidale dell’impresa si sta lentamente disgregando, quali sono i nuovi modelli organizzativi che si vanno affermando?

Siamo abituati ad una visione dell'impresa di tipo condominiale, caratterizzata da:

-      caselle separate da confini di responsabilità ben delineati e difesi

-      autonomia e omogeneità interna per aree disciplinari

-      procedure organizzative che ricompongono i contributi delle persone

Ma se guardiamo bene dentro, scopriamo che ci sono tante professioni diverse:

-          ci sono le professioni "classiche": gli ingegneri nella Produzione, gli avvocati nell'ufficio legale, i ragionieri nell'Amministrazione, i giornalisti nelle Comunicazioni esterne, gli psicologi nella selezione del Personale e così via.

-          ci sono anche tantissime professioni "nuove": gli informatici, gli esperti di qualità, i controller, i formatori, gli acquisitori ed altro ancora.

Il modello organizzativo del condominio oggi non funziona più come chiave interpretativa dei fenomeni reali, perché:

-          i confini organizzativi dell'impresa sono sempre più sfumati: non c'è più la cancellata, ma c'è un continuum tra dentro, fuori, dentro-come-se-fosse-fuori e fuori-come-se-fosse-dentro.

-          Il lavoro per progetti, mutevole e variabile, sostituisce il posto di lavoro permanente.

Occorre adottare un nuovo modello interpretativo per comprendere il lavoro e la produzione di valore da parte delle imprese che operano in questa economia.

Produrre “soluzioni per l’impresa” comporta molto più che mettere a disposizione tecnologie o competenze specialistiche. La capacità di fornire una soluzione integrata è sempre più il risultato della combinazione di capacità e competenze diversificate. Tutto ciò richiede un elevato livello di cooperazione, di capacità nel lavoro di gruppo, di abilità nella condivisione di conoscenze, per far fruttare in modo armonico le competenze disponibili.

L'impresa è un network di professioni. Il valore e la competitività dell'impresa dipendono dalla capacità di intrecciare le professioni in modo tempestivo, innovativo ed efficace.

 

Il professionista del futuro ha un’unica certezza in questo nuovo panorama in constante movimento: la conoscenza. E’ in un certo senso un richiamo all’ideale di integralità del Rinascimento?

Siamo di fronte a un Nuovo (possibile) Rinascimento. L’unica economia di possibile sviluppo in Paesi come il nostro è l’economia della conoscenza. Il professionista è l’attore-chiave di questa economia. Ma la conoscenza evolve e crea continuamente nuove contaminazioni positive tra le varie discipline. I bisogni dell’impresa oggi richiedono risposte in cui si mescolano competenze tipiche di vari campi come ad esempio l’informatica, il marketing, la logistica.

Il professionista di successo nel prossimo futuro è interdisciplinare e sa integrare le proprie competenze con gli altri mondi professionali.

 

 

Ma le associazioni nascono storicamente come raggruppamenti omogenei per disciplina, cioè sono contenitori verticali di competenze…

Esatto. Ecco, quindi, il ruolo prezioso di organizzazioni orizzontali di collegamento tra le associazioni di disciplina. PIU’ e Confassociazioni sono formidabili opportunità di conoscenza e palestre d’integrazione tra mondi attigui, che devono imparare a collaborare.

 

Per ulteriori informazioni:

 

www.professionipiu.it

www.confassociazioni.eu

 

Claudia Chiari

 




            

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