NAXOSPHARMA, REALTA’ HIGH TECH PER LA CHIMICA TERAPEUTICA. Intervista esclusiva a Paolo Lombardi, Presidente di Naxospharma
10 Maggio 2012 - Autore: Redazione
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Naxospharma opera nel campo delle biotecnologie, nell’ambito della ricerca&sviluppo in chimica terapeutica. Costituendosi quale partner di ricerca nei confronti di aziende farmaceutiche medio-grandi, focalizzandosi sulla drug discovery per ottenere nuovi prodotti sviluppati sino alla fase preclinica, l’azienda è stata segnalata attraverso la nostra Survey come potenziale finalista della seconda edizione del Premio Internazionale Le Fonti del prossimo 28 giugno.
Abbiamo parlato dei loro progetti futuri con Paolo Lombardi, Presidente di Naxospharma.
Naxospharma è una chemo-biotech company. In cosa consiste la vostra attività?
Naxospharma è una micro impresa fondata da professionisti delle scienze della vita, che svolge attività di ricerca nella chimica terapeutica finalizzata all’individuazione di candidati farmaci innovativi da cedere in licenza per l’ulteriore sviluppo, dopo averne ottenuto la protezione brevettuale e la caratterizzazione preclinica più avanzata possibile, compatibilmente alle nostre risorse economiche e agli investimenti che riusciamo a consolidare. E’ un modello di business che prevede, quindi, ricavi nel medio e lungo termine, tuttavia durevoli e consistenti, provenienti da pagamenti di up-front e di milestone, e infine da royalties sul farmaco finito e commercializzato da terzi. Ovviamente tutto ciò solo in caso di successo dei nostri progetti di ricerca, ma l’azienda vanta un alto profilo high tech, che le deriva dal know how del team che è costituito da persone che maggiormente contribuirono a segnare quelle tappe di rilievo mondiale che hanno caratterizzato l’innovazione della Ricerca Farmitalia Carlo Erba nel campo delle terapie oncologiche. Mi riferisco a quei farmaci presenti sul mercato globale che continuano a salvare – o almeno migliorare prolungandone la vita – centinaia di milioni di malati di cancro: daunomicina (Daunoblastina); doxorubicina (Adriblastina, Adriamicina); epirubicina (Farmorubicina, Ellence); idarubicina (Zavedos); exemestano (Aromasin).La nostra storia incorpora e capitalizza, quindi, quella conoscenza made in Italy del farmaco che fu ai massimi livelli per la qualità delle realizzazioni. Abbiamo affrontato la difficile impresa di preservare questa conoscenza, impegnandoci a promuoverne la rivalutazione, la rivisitazione e l’avanzamento sviluppando creatività chimica e sapienza progettuale, dirette a nuovi trovati per bisogni terapeutici scarsamente soddisfatti. Tali sono le patologie parassitarie, infettive e tumorali che manifestano, nell’uomo e negli animali, resistenza ai farmaci in uso, o per le quali non vi è ancora un trattamento farmacologico risolutivo. Alla fine, si tratta di una attività eticamente molto stimolante in quanto trasformiamo, e lo abbiamo già fatto più di una volta, una ricerca di laboratorio in una cura per tutti. Anche se sfugge a molti, anche per noi l’obiettivo è comunque e sempre il paziente: c’è questa malattia, che farmaco possiamo inventare per alleviarla?
Perché la chimica terapeutica è da molti considerata sorpassata?
I risultati conseguiti da diversi decenni dai ricercatori di importanti aziende, anche italiane, in progetti di ricerca nel campo della chimica delle sostanze naturali e della chimica terapeutica, confermano sia il ruolo essenziale delle scienze chimiche, sia della ricerca industriale nella innovazione farmaceutica. Verso la fine degli anni ‘80 si osservò un spostamento degli investimenti verso le terapie biologiche che sembrò rendere la ricerca di farmaci basata sulla chimica politicamente scorretta e sorpassata in favore dei nuovi bioterapici, relegando la chimica terapeutica a un mero insieme di nuove tecnologie chimiche e biologiche ad alta prestazione dove le intuizioni e le genialità individuali non dovevano comparire. Come conseguenza di ciò, la produttività dell’industria farmaceutica, in termini di nuovi farmaci annualmente portati sul mercato, calò drasticamente tanto da far parlare un acuto commentatore che analizzava il fenomeno su un Financial Times del marzo 2009 di un “broken drug discovery model”. Alla fine, anche la cellula deve seguire le leggi della chimica, la quale continua a fornire i fondamenti, gli strumenti e le soluzioni indispensabili per la scoperta e lo sviluppo di efficaci agenti terapeutici.
Quanto è importante investire in questo settore?
Sarebbe importantissimo, ma sembra che l’Italia sia completamente tagliata fuori dal settore, come da qualunque altro settore caratterizzato da notevole valore intrinseco aggiunto ed elevato spessore etico e strategico. Tale situazione è il risultato di quei processi di dismissione e di rinuncia a potenziare lo sviluppo, che si sono conclusi con la definiva scomparsa di personaggi lungimiranti e aziende tecnologicamente molto competitive e innovative, a seguito di irresponsabili persecuzioni e/o svendite a gruppi esteri. Ciò in favore di una visione e propensione, politicamente più considerate, per un ruolo decisamente ancillare dell’Italia sullo scenario internazionale, focalizzata al settore della moda e appendice enogastronomico-turistica del mondo civile, ma estromessa dai processi decisionali e propositivi nell’ambito della tecnologia e dell’energia.
La riforma italiana del mercato del lavoro, ormai in dirittura di arrivo in Parlamento, promuove le capacità professionali, mette in valore l'apprendistato (come porta d'ingresso nell'attività lavorativa e non pretesto per il lavoro precario e sottopagato) e applica il modello della 'flexisecuritiy', legando la sicurezza non al posto di lavoro individuale ma al lavoratore, anche quando lo perde ed è alla ricerca di nuova occupazione. Lei cosa ne pensa?
Non ho notato nulla di tutto ciò. Manca completamente una visione proattiva e entusiasmante della situazione. Le persone, i lavoratori, i datori di lavoro si aspettano azioni decise di rilancio, che non vedo.
L’IMU comporterà per le aziende un esborso di circa 3mila euro l'anno. Qual è la sua opinione in merito?
Ovviamente negativa, così come in merito ai nuovi aumenti impositivi sulle persone fisiche. L’Italia ha una elevata densità di micro e piccole aziende le quali, a differenza di altre realtà imprenditoriali, sono sostenute da imprenditori con un fortissimo senso della funzione sociale dell’impresa, che non hanno mai esitato in momenti congiunturali difficili a investire nelle proprie aziende con conferimenti personali. A seguito della contemporanea aumentata pressione fiscale sulle persone fisiche, questa possibilità di intervento sarà sempre più problematica.
Nonostante le contromisure varate dal governo, la crisi continua a mordere le imprese italiane, alle prese con le difficoltà ad accedere al credito…
Quali contromisure? Alle note difficoltà di accedere al credito ora si affianca questa ridotta capacità di intervenire personalmente a sostegno della propria impresa per le ragioni dette sopra. Ho visto solo spostare della grande aria, nessuna sostanziale iniziativa di tutela. I soliti pasticci all’italiana, ancora più del solito affiancati dagli scontati atteggiamenti oppressivi delle cosiddette istituzioni.
Che progetti avete per il 2012?
Sara Tamburini
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