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L'ERRATA VALUTAZIONE DELLA RICCHEZZA: IL PIL VA CAMBIATO. Parola di Partha Dasgupta, Professore all'Università di Cambridge che si interroga sulla necessità di nuovi parametri per indicare la sostenibilità e il benessere di un Paese

10 Aprile 2012 - Autore: Redazione


 CAMBRIDGE – Malgrado i numerosi successi conseguiti nel creare un’economia globale più integrata e stabile, il nuovo rapporto Resilient People, Resilient Planet: A Future Worth Choosing, redatto dal Gruppo di alto livello sullo sviluppo sostenibile (UN High-Level Panel on Global Sustainability) ammette il fallimento e l’incapacità dell’attuale ordine globale di implementare quei drastici cambiamenti necessari per una vera “sostenibilità”.

Il report presenta il progetto di “un pianeta sostenibile, una società giusta e un’economia in crescita”, nonché 56 raccomandazioni su come raggiungere quest’obiettivo. È senza dubbio il più importante appello internazionale che sia mai stato fatto per una radicale riprogettazione dell’economia globale.

 

Nonostante la ricchezza di contenuti, Resilient People, Resilient Planet offre soluzioni pratiche e concrete. La raccomandazione più preziosa nel breve periodo – la sostituzione degli attuali indicatori di sviluppo (Pil o sue varianti) con parametri più completi sulla ricchezza – sembra essere stata aggiunta all’ultimo momento. Senza un’azione rapida e decisiva a livello internazionale, tesa a dare priorità alla sostenibilità rispetto allo status quo, questo documento rischia di fare la fine del suo predecessore, il pionieristico rapporto Brundtland del 1987, che introdusse il concetto di sostenibilità, invocò in modo analogo un cambiamento radicale ma che fu presto ignorato.


Resilient People, Resilient Planet apre parafrasando Charles Dickens: oggi il mondo sta sperimentando i tempi migliori e peggiori che si siano mai avuti. L’umanità ha raggiunto una prosperità senza precedenti; sono stati fatti dei passi avanti per ridurre la povertà globale e i progressi tecnologici stanno rivoluzionando le nostre vite, debellando alcune malattie e trasformando la comunicazione.

 

La disuguaglianza resta però eccessivamente elevata e continua a crescere in numerosi Paesi. Le strategie economiche e politiche nel breve periodo stanno spingendo al consumismo e all’indebitamento, che insieme alla crescita della popolazione mondiale – destinata a raggiungere quasi nove miliardi entro il 2040 – stanno sottoponendo l’ambiente naturale a forti stress. Entro il 2030, fa notare il Panel, “il mondo avrà bisogno almeno del 50% in più di cibo, del 45% in più di energia e del 30% in più di acqua. Esigenze incompatibili con i limiti ambientali del Pianeta”. Malgrado i significativi progressi fatti negli ultimi 25 anni, l’umanità non è riuscita a conservare le risorse, salvaguardare gli ecosistemi naturali o garantire in altro modo la propria vitalità nel lungo periodo.

 

Può un report burocratico – per quanto potente – creare un cambiamento? Il mondo ora riuscirà a rispondere, diversamente che nel 1987, all’appello del Panel di “trasformare l’economia globale”? Forse l’azione reale nasce dalla crisi stessa. Come puntualizza il Panel, mai prima di oggi è stato così chiaro il fatto che abbiamo bisogno di una radicale transizione verso uno sviluppo globale realmente sostenibile.

Ma chi si farà carico di coordinare un processo internazionale per studiare come incoraggiare un tale cambiamento, e chi garantirà che le scoperte scientifiche portino a significativi processi di politica pubblica?

 

Innanzitutto, deve essere fatto un notevole sforzo a livello internazionale e interdisciplinare sul fronte della ricerca per affrontare in modo esaustivo tali questioni; la raccomandazione del Panel di costituire un gruppo scientifico internazionale rappresenta un passo nella giusta direzione. Per creare un organismo di questo tipo servirà però del tempo, e la sfida è di offrire quanto più rapidamente possibile la migliore scienza ai policy maker.

Il Report del 2010,redatto dalla Commissione sulla misurazione della performance economica e del progresso sociale e commissionato dal Presidente francese Nicolas Sarkozy, riprendeva l’opinione attualmente diffusa tra gli scienziati sociali secondo cui stiamo erroneamente misurando le nostre vite utilizzando il Pil pro capite come indice di progresso. Servono nuovi indicatori che ci dicano se stiamo distruggendo la base produttiva a sostegno del nostro benessere.

 

L’International Human Dimensions Program (IHDP) dell’Università delle Nazioni Unite si sta già attivando per trovare questi indicatori e inserirli nel suo rapporto “Inclusive Wealth Report” (IWR), che propone un approccio alla sostenibilità basato sul capitale naturale, manifatturiero, umano e sociale. Il programma IHDP ha sviluppato questo rapporto con il sostegno del Programma Onu sull’ambiente, per fornire un’analisi completa delle diverse componenti di benessere per Paese, dei relativi collegamenti allo sviluppo economico e al benessere umano, e delle politiche basate sulla gestione sociale di queste attività.

 

Il primo rapporto IWR, che si focalizza su 20 Paesi di tutto il mondo, sarà ufficialmente presentato nella prossima Conferenza Rio+20 che si terrà a Rio de Janeiro. Le scoperte preliminari sono state esposte durante la Conferenza “Planet under Pressure” tenutasi a Londra a fine marzo.

 

Il rapporto IWR rappresenta un primo passo cruciale per la trasformazione del paradigma economico globale, perché ci garantisce di avere le informazioni corrette con cui valutare sviluppo economico e benessere – e rivalutare necessità e obiettivi. Pur non rappresentando un indicatore universale di sostenibilità, offre un terreno di dialogo con i diversi esponenti del settore ambientale, sociale ed economico.

La situazione è critica. Come ricorda propriamente il rapporto Resilient People, Resilient Planet, “cercare di ritoccare i margini” non basterà più. Questo è un ammonimento a coloro che puntano sulle energie rinnovabili e sulla green economy per risolvere i problemi. Il Panel ha rilanciato l’appello di un radicale cambiamento nel sistema economico globale. La nostra sfida questa volta è far seguire i fatti alle parole.

 

 

Sir Partha Dasgupta is Professor of Economics at the University of Cambridge and Fellow of St. John's College, Cambridge. His most recent book is Human Well-Being and the Natural Environment.

 

 

© Project Syndacate




            

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