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LA RICETTA DI SOROS PER SUPERARE LA CRISI: 'COSI' BERLUSCONI NON PROVERA' A ROVESCIARE MONTI' di George Soros

26 Gennaio 2012 - Autore: Redazione


DAVOS – Le misure introdotte lo scorso dicembre dalla Banca centrale europea, in particolare l’operazione Ltro (Long term refinancing operation), un finanziamento agevolato a tre anni, hanno dato un po’ di respiro ai problemi di liquidità delle banche europee, ma non hanno alleviato le difficoltà di finanziamento degli Stati membri fortemente indebitati. Dal momento che i premi ad alto rischio sui titoli di Stato hanno messo in pericolo l’adeguatezza patrimoniale delle banche, una soluzione intermedia non basta.

 

La soluzione che è stata avanzata relega metà Eurozona allo status di Paesi del Terzo Mondo che hanno contratto ingenti debiti in valuta estera. Al posto del Fondo monetario internazionale, la Germania ha preso la situazione in mano e ha imposto a questi Paesi una dura disciplina fiscale. Questo scenario non farà che generare tensioni politiche ed economiche che potrebbero distruggere l’Unione europea.

Ho personalmente proposto un piano che consentirebbe a Spagna e Italia di rifinanziare il proprio debito emettendo buoni del Tesoro a un tasso dell’1%. Il progetto è intitolato alla memoria del mio amico Tommaso Padoa-Schioppa, il quale, in veste di governatore della banca d’Italia negli anni 90, ha contribuito a stabilizzare le finanze del suo Paese. Il piano è piuttosto complicato, ma legalmente e tecnicamente valido. Lo descrivo in dettaglio nel mio nuovo libro Financial Turmoil in Europe and the United States.

 

Le autorità europee hanno rifiutato il mio piano a favore dell’operazione Ltro. La differenza tra i due schemi è che il mio fornirebbe un sollievo immediato all’Italia e alla Spagna. Ltro consente invece alle banche italiane e spagnole di intraprendere un arbitraggio molto proficuo e praticamente privo di rischi, ma mantiene i titoli di Stato sull’orlo del precipizio – sebbene gli ultimi giorni abbiano portato un certo sollievo.

La mia proposta è di utilizzare i fondi salva-Stati Efsf e Esm per assicurare la Banca centrale europea contro il rischio di solvenza su tutti i buoni del Tesoro italiani e spagnoli appena emessi che potrebbe acquistare dalle banche commerciali. Ciò consentirebbe all’Autorità bancaria europea di considerare questi buoni del Tesoro alla stregua del denaro contante, perché potrebbero essere venduti alla Bce in qualsiasi momento.

Le banche troverebbero quindi vantaggioso detenere liquidità in surplus sotto-forma di buoni del Tesoro dal momento che questi titoli avrebbero una rendita maggiore rispetto ai depositi presso la Bce. L’Italia e la Spagna sarebbero in grado di rifinanziare il proprio debito a un tasso poco distante dal tasso di deposito della Bce, che corrisponde attualmente all’1% sulle riserve obbligatorie e a 25 punti base sulle riserve in eccesso.

In questo modo migliorerebbe fortemente la sostenibilità debitoria di questi Paesi. L’Italia, ad esempio, vedrebbe i propri costi medi di indebitamento ridursi rispetto all’attuale 4,3%. Tornerebbe gradualmente la fiducia, i rendimenti sui titoli scaduti perderebbero quota, le banche non sarebbero più penalizzate per il fatto di detenere titoli di Stato italiani e l’Italia riacquisterebbe gradualmente l’accesso al mercato a tassi di interesse più ragionevoli.

Un’obiezione ovvia a questa strategia è che ridurrebbe la scadenza media del debito italiano e spagnolo. Credo che, al contrario, questo sarebbe un vantaggio, viste le attuali circostanze eccezionali, perché terrebbe sotto stretto controllo il governo italiano e spagnolo; nessun Paese coinvolto può permettersi di perdere le agevolazioni della Bce.

Nel caso dell’Italia, lo stretto controllo dissuaderebbe l’ex Primo ministro Silvio Berlusconi dal tentare di rovesciare il nuovo governo di Mario Monti (che può contare solo su una fragile maggioranza), perché se Berlusconi accelerasse i tempi per le elezioni, l’elettorato lo punirebbe. In questo modo verrebbe ripristinata la stabilità politica e vi sarebbe un’accelerata al ritorno dell’Italia sul mercato.

La mia proposta soddisfa sia il senso letterale che lo spirito dell’articolo 123 del Trattato di Lisbona. Il compito della Bce è quello di fornire liquidità alle banche, mentre l’Efsf e l’Esm sono preposti ad assorbire il rischio di solvenza. La Bce non faciliterebbe ulteriori indebitamenti da parte degli Stati membri, ma consentirebbe loro di rifinanziare il proprio debito a un costo inferiore.

Insieme, la Bce e l’Efsf potrebbero fare quello che la Bce non riuscirebbe a fare da sola, risollevando temporaneamente la situazione dalla fatale debolezza del progetto europeo, fino a quando gli Stati membri non ravviseranno una soluzione permanente.

Il fondo Efsf avrebbe, in pratica, capacità illimitata per assicurare i buoni del Tesoro dell’Eurozona, dal momento che nessun Paese potrebbe andare in default finché funziona questo schema. Né tanto meno potrebbe abusare del privilegio, pena l’allontanamento automatico e l’immediato rialzo dei costi di indebitamento per il Paese in questione.

Per la prima volta in questa crisi, le autorità europee intraprenderebbero un’operazione con risorse più che sufficienti. Sarebbe una sorpresa positiva per i mercati e influirebbe positivamente sul loro mood. Dopo tutto, i mercati hanno un mood, a cui le autorità devono fare particolare attenzione per poter affrontare le crisi finanziarie.

Contrariamente a questo discorso, la soluzione a lungo termine deve garantire uno stimolo affinché l’Europa esca dal circolo vizioso di deflazione – la riforma strutturale da sola non basta. Lo stimolo deve arrivare dall’Ue, perché i singoli Paesi saranno impegnati in una rigida disciplina fiscale. Dovrà essere garantito congiuntamente da tutti i Paesi, e questo significa, in un modo o nell’altro, una sola cosa: eurobond.

 

25 Gennaio 2012

 

 

George Soros è presidente del Soros Fund Management e dell’Open Society Institute.

 




            

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