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La microimpresa salva l'Italia e il suo lavoro? Le novità per il mondo del lavoro 2011

27 Luglio 2011 - Autore: Redazione

 La grande questione nazionale è la crescita che manca all’economia e la sfiducia che oscura il futuro; si accusa la classe politica di non saper governare, di essere incapace di innovarsi e di innovare, immobilizzata dai debiti e dagli intrecci di potere accumulati nel tempo, dilaniata da conflitti permanenti, compatta solo nel proteggere i propri privilegi e nel cavalcare i difetti degli elettori. Per una visione d'insieme occorre anche evidenziare le colpe dei “governati”, più impegnati nell'egoismo consumista e meno attenti ai beni comuni e all'etica pubblica; il punto è capire quali correttivi intendano accettare e a quali vantaggi impropri possano rinunciare per contribuire al "rinascimento" italiano del terzo millennio.

Al dibattito tra le rappresentanze si aggiunge finalmente il contributo della maggioranza silenziosa del sistema produttivo, la microimpresa.

Il Rapporto “Microimprese, fantasmi all’opera” rivela un mondo ignorato, analizza i problemi e organizza le proposte espresse dal basso, individua soluzioni originali e apre opportunità inaspettate per l’occupazione giovanile.

Un Rapporto sull’Italia, campione dell’economia molecolare, dove i grandi prosperano anche perché i piccoli subiscono, per poi nascondersi.

Oltre il pensiero degli intellettuali, pessimista e declinista, è stato chiesto a mille microimprese di dire come vorrebbero migliorare l’Italia, il mercato, l’economia, la società, il benessere.

Cosa vogliono le microimprese?

Sta tutto in un acronimo, RISET (Riconoscimento, Semplificazione, Tutela)

Riconoscimento. Occorre intervenire sui loro problemi reali ed effettivi, senza confonderli con quelli delle altre imprese che hanno strutture ed esigenze diverse; le microimprese vorrebbero essere protagoniste e mettersi “all’opera”, senza mimetizzarsi come “fantasmi” per sopravvivere e non rimanere, giocoforza, “fantasmi all’opera”.

Semplificazione. Le microimprese parlano dei problemi, fanno proposte auspicando un loro riposizionamento strategico nell’agenda della politica economica; non chiedono aiuti o incentivi, anzi vorrebbero che fossero eliminati in cambio di una destrutturazione normativa e fiscale, armonizzata nella semplificazione e nella trasparenza.

Le microimprese, il ceto medio che tiene duro, sono la parte debole piena di forza, ora

sommersa, ora dimenticata, vero serbatoio da cui attinge l’economia reale.

Sono ottimiste, nonostante siano le vittime preferite dell’ipertrofia legislativa, della inaccessibilità della giustizia, della “crudeltà mentale” del fisco, della “violenza carnale” della burocrazia, della prepotenza dei grandi. Eppure rappresentano la fonte di crescita occupazionale con il miglior rapporto costo/beneficio e garantiscono una prosperità essenziale ma diffusa.

Protezione. Le microimprese sperano di liberarsi da orpelli burocratici e conquistare procedure ridotte all’osso, contribuzioni forfettizzate, contratti leggeri e basici, tutela reale contro le sopraffazioni delle aziende maggiori, banche in testa.

Cosa possono dare le microimprese?

In cambio di questo, a seguito dell’energia liberata e del tempo risparmiato, sono pronte

a garantire più gettito fiscale, più crescita occupazionale, più responsabilità partecipativa,

più fertilizzante per lo sviluppo.

Diventare microimprenditore è una grande occasione da offrire ai giovani, i più colpiti dalla

disoccupazione a seguito della crisi economica.

Il Rapporto focalizza le potenzialità della microimpresa di contribuire all’occupazione

giovanile, ipotizzando alcuni interventi per concretizzarne l’attuazione. I risultati indicano

possibili percorsi, anche a costo zero; rivelano un mondo di competenze, una fonte di idee,

un bacino di conoscenze poco sfruttati per la crescita coerente dell’economia, della società,

del territorio. Dobbiamo ricordare che le grandi scoperte scientifiche e le più significative innovazioni tecnologiche del secolo scorso provengono da giovani molto spesso neanche trentenni.

La mole di notizie raccolte e l’articolazione dei suggerimenti dimostra che i microimprenditori sono molto più informati di quanto si potesse prevedere sulle diverse realtà in cui operano: leggi, mercato, politica, società.

Ascoltarli è stato veramente utile; abbiamo raccolto materiale per attivare iniziative che favoriscano l’emersione e la valorizzazione di tante potenzialità latenti e inespresse.

Le recenti crisi dei mercati hanno reso evidente l’importanza delle microimprese per la

stabilità economica e finanziaria della società, per la coesione sociale e l’argine alla criminalità, mettendo in luce un positivo equilibrio tra i diritti e i doveri.

La voglia di competere deve essere alleggerita dai troppi orpelli e dai diversi extra costi che gravano sul “sistema operativo”; uno svantaggio competitivo pesante per chi vuole intraprendere nuove attività produttive.

La politica debole preferisce occuparsi delle clientele organizzate (non proprio le più produttive) su cui basa il suo potere e mette in secondo piano chi non è organizzato per una riconoscente risposta elettorale.

Anche il bene comune non porta voti e interessa poco alla politica.

In questa crisi la politica, con visione di breve periodo, ha salvaguardato la parte più protetta

della società, rinforzando gli ammortizzatori sociali; gli interventi a sostegno dell’economia

sono stati assorbiti dalle attività produttive maggiori; non sono stati colmati i vuoti del mercato e della finanza che penalizzano le attività produttive minori; ha praticamente

ignorato i giovani, risorse del futuro per la nostra società, oggi tra le più anziane al mondo.

La lentezza e la insufficienza con cui il Governo accoglie le segnalazioni dell’Antitrust, l’Autorità Garante del Mercato e della Concorrenza, non è un buon segno.

I “piccoli” contano molto sull’Antitrust; contano anche sullo Small Business Act, sullo statuto dell’impresa, sulla legge annuale per il mercato e la concorrenza che ancora tardano nel venire alla luce.

Alle diverse segnalazioni di come “risvegliare l’Italia”si aggiungono quelle dei “mille” del COMITAS. In fondo questo Rapporto vuole aiutare la crescita e l’affermazione di quei tanti “piccoli” che hanno voglia di “occuparsi” intraprendendo alla luce del sole; vuole anche ridestare l’attenzione sul bene comune di cui le microimprese sono i custodi più vicini.

Concetti e valutazioni (con qualche luogo comune), utopie e idee (con qualche banalità), proteste e lamentele (con qualche esagerazione), segnalate al COMITAS, sono gli ingredienti di questo “collage” che abbiamo composto con spirito collaborativo, con l’umiltà di chi crede positivamente nel futuro, con la curiosità di chi vuole partecipare alla vita di tutti e dare un senso in più alla propria.

Molti dati e notizie non riportano le fonti perché non indicate nelle interviste; abbiamo comunque cercato di verificarne l’attendibilità e la coerenza; possiamo sostenere che quanto raccontato sia attendibile e coerente.

La raccolta dei dati è cominciata nel maggio 2010; il Rapporto è stato completato nel maggio 2011. TESTO INTEGRALE DEL RAPPORTO SU WWW.COMITAS.IT

 

COMITAS è un’associazione per la difesa delle microimprese, promossa dal CODACONS, leader in Italia per la difesa dei consumatori. COMITAS, il Codacons delle microimprese.

COMITAS presta consulenza gratuita ai suoi associati in 103 sedi provinciali con avvocati/commercialisti specializzati nell’affrontare le problematiche che assillano e penalizzano le microimprese.




            

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