fxdemo
FinanzaeDiritto sui social network
23 Maggio 2019  le interviste  |  professionisti  |  chi siamo  |  forum  |  area utenti  |  registrati

            




LA FEDERAL RESERVE E LE GUERRE VALUTARIE. L'analisi di Josè Antonio Ocampo, ex Sottosegretario delle Nazioni Unite per l'Economia

12 Ottobre 2012 - Autore: Redazione


 NEW YORK – La recente decisione della Federal Reserve di avviare una terza tornata di “allentamento quantitativo” ha riacceso le polemiche da parte del ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega, che accusa gli Stati Uniti di aver scatenato una “guerra valutaria”. Nei paesi emergenti, già alle prese con l’impatto di una rapida rivalutazione monetaria sulla loro competitività, le misure espansive annunciate nelle ultime settimane dalla Banca Centrale Europea e dalla Bank of Japan hanno aumentato la preoccupazione per la decisione della Fed.

La mia impressione è che entrambe le parti abbiano ragione. La Fed ha fatto bene ad adottare nuove misure monetarie espansive per far fronte a una ripresa debole negli Stati Uniti. Inoltre, se colleghiamo tale scelta a un miglioramento del mercato del lavoro, si è trattato di un passo particolarmente importante, che altre banche centrali, in particolare la BCE, dovrebbero seguire.

Certo, l'espansione monetaria dovrebbe essere accompagnata da una posizione fiscale meno restrittiva nei paesi industrializzati. Ma lo spazio di manovra fiscale delle economie avanzate è oggi più limitato rispetto al biennio 2007-2008, e l’impasse politica americana si è aggravata, quasi escludendo ulteriori incentivi attraverso i canali del bilancio. Anche se l'efficacia di una nuova tornata di allentamento quantitativo è destinata a essere limitata, come sostiene Mantega, la Fed non poteva fare altro che agire.

Ma anche Mantega è nel giusto. Dato il ruolo del dollaro americano come valuta di riferimento globale, la politica monetaria espansiva della Fed genera notevoli esternalità per il resto del mondo, un effetto di cui la Fed non sta tenendo conto. Il problema è che un sistema monetario internazionale basato sull'utilizzo di una moneta nazionale come valuta di riserva mondiale, presenta delle imperfezioni di fondo.

Tale problema è stato evidenziato già negli anni ‘60 del 1900 dall’economista belga Robert Triffin e, più recentemente, dall’economista italiano Tommaso Padoa-Schioppa. “I requisiti di stabilità del sistema nel suo complesso”, sostiene Padoa-Schioppa, “sono incompatibili con il perseguimento di una politica economica e monetaria definita unicamente in base a logiche nazionali”.

In particolare, le politiche monetarie espansive degli Stati Uniti, anzi di tutti i paesi avanzati, stanno causando gravi rischi per le economie emergenti. Poiché nei paesi sviluppati i tassi d’interesse dovranno rimanere molto bassi almeno per i prossimi anni, c’è ora un forte incentivo all'esportazione di capitale verso economie emergenti a più alto rendimento. Ma gli afflussi di questi capitali comportano il rischio di sopravvalutazione del tasso di cambio, aumento del disavanzo delle partite correnti e bolle dei prezzi degli asset, che in passato hanno precipitato queste economie nella crisi.

In sintesi, i benefici a medio termine che le economie emergenti potrebbero ricevere da una crescita più rapida negli Stati Uniti sono attualmente sommersi dai rischi a breve termine generati dallo "tsunami del capitale", per usare un’espressione del presidente brasiliano Dilma Rousseff.

Il problema di base è la mancanza di un programma più ampio in grado di allineare la posizione della Fed con quella di Mantega e di altri funzionari dei paesi emergenti. L’ordine del giorno dovrebbe includere due questioni legate alla riforma monetaria globale, a tutt’oggi irrisolte: una regolamentazione coordinata a livello globale dei flussi di capitale a breve termine, e uno spostamento a lungo termine verso un nuovo sistema monetario internazionale basato su una vera moneta di riserva globale (possibilmente sulla base dei Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale).

Gli Stati Uniti potrebbero beneficiare di tali politiche, poiché la regolamentazione del conto capitale costringerebbe gli investitori a trovare opportunità nel proprio Paese, mentre una vera moneta di riserva globale solleverebbe l’America da preoccupazioni e aspri rimproveri in merito alle implicazioni della loro politica monetaria sull'economia globale. Allo stesso tempo, i mercati emergenti avrebbero tutti i benefici di una politica monetaria espansiva negli Stati Uniti, nella misura dell’aumento della domanda per le loro esportazioni.

Christine Lagarde, direttore del FMI, ha sollecitato un'azione coordinata volta a sostenere la ripresa globale. Inoltre, nel mese di ottobre, il Fondo ha in programma di pubblicare un "codice della strada" ufficiale per l'uso delle regolamentazioni del conto capitale. Le riunioni tra il FMI e la Banca Mondiale, che si terranno a Tokyo il 12-13 ottobre, potrebbero costituire l'occasione ideale per iniziare ad ampliare l'agenda monetaria internazionale, dando il via libera alla regolamentazione coordinata dei flussi transfrontalieri di capitale, e l’avvio a un dibattito sul futuro del sistema monetario internazionale.

 

 

Traduzione di Federica Frasca




            

Ultimi commenti degli utenti

Nessun commento













Powered by Share Trading
Everlasting

activtrades