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L'Italia sta violando il principio di parità di trattamento sancito dall'articolo 141 del Trattato CE e la Corte di Giustizia Europea la condanna

21 Novembre 2008 - Autore: Avv. Manuela Rinaldi


 

SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione) 13 novembre 2008 (*) «Inadempimento di uno Stato – Art. 141 CE – Politica sociale – Parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile – Nozione di “retribuzione” – Regime pensionistico dei dipendenti pubblici»
 
 
 
Una recentissima sentenza della Corte Europea di Lussemburgo ha “bocciato” le nostre norme in materia  di erogazione del trattamento pensionistico, sulla base del differenziato regime in ragione della età e del sesso del soggetto; questo comportamento viola gli obblighi imposti dalla normativa comunitaria.
Il tutto è partito da un ricorso della Commissione della Comunità europea, sul quale la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sulla materia del quadro giuridico pensionistico applicato ai dipendenti pubblici italiani per i quali, ex art. 5, n. 1, e tabella A del D. lgs. del  30 dicembre 1992, n. 503, l’età normale per il pensionamento di vecchiaia è di 60 anni per le donne e di 65 per gli uomini (G. Bellini, 2008, lavoroprevidenza.com).
La Corte ha ritenuto, addirittura, tale sistema più svantaggioso per le donne in quanto, disponendo che stesse siano obbligate ad andare in pensione cinque anni prima degli uomini, in base al calcolo pensionistico, comporta loro il fatto di vedersi attribuita una pensione inferiore.
I giudici europei hanno argomentato la propria decisione partendo dall’art. 141, comma I, del Trattato CE, il quale impone a “ciascuno Stato membro di assicurare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore”.
Interpretando la disposizione in parola, la Corte ha confermato, nelle sentenze 17 maggio 1990, causa C-262/88, Barber (Racc. pag. I-1889), e 6 ottobre 1993, causa C-109/91, Ten Oever (Racc. pag. I-4879), che una pensione corrisposta da un datore di lavoro ad un ex dipendente per il rapporto di lavoro tra loro intercorso costituisce una retribuzione ai sensi dell’art. 141 CE e sempre la Corte ha dichiarato, nelle sentenze 28 settembre 1994, causa C-7/93, Beune (Racc. pag. I-4471); 29 novembre 2001, causa C-366/99, Griesmar (Racc. pag. I-9383), nonché 12 settembre 2002, causa C-351/00, Niemi (Racc. pag. I-7007), che “le pensioni erogate dallo Stato agli ex dipendenti che hanno prestato servizio nel settore pubblico possono costituire una retribuzione ai sensi dell’art. 141 CE”. (Cfr. Buffone G., altalex.com, 2008).
In pratica i giudici della Corte di giustizia europea hanno ritenuto che fosse discriminatorio mantenere in vigore una normativa che consentisse che uomini e donne lavoratori pubblici potessero andare in pensione in età diverse: la Repubblica italiana, a questo punto, dovrà adeguare le proprie leggi, in quanto, in mancanza, sarà soggetta a sanzioni.




            

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