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Intervista esclusiva ad Andrea Pescatori, Amministratore Delegato di VER CAPITAL SGRpa

1 Settembre 2010 - Autore: Redazione


Andrea Pescatori è Amministratore Delegato di Ver Capital, Società che ha fondato nel 2005. Si tratta della prima Società di Gestione del Risparmio focalizzata sul mercato del credito in Italia. Prima di dar vita a Ver Capital Andrea Pescatori ha maturato 18 anni di esperienza nel corporate finance e capital markets in banche d’affari internazionali quali Goldman Sachs, Merrill Lynch e Hill Samuel.


Oggi incontriamo Andrea Pescatori, Amministratore Delegato di VER CAPITAL SGR. Ci può raccontare la storia della sua società? Come è nata e a chi si rivolge?

Ver Capital è nata originariamente come una mia iniziativa, attorno alla quale ho consorziato alcuni importanti soci istituzionali quali la Banca CR Firenze, la BPER, la Palladio Finanziaria, UBI Banca e Veneto Banca. L’obiettivo era quello di dar vita a una società di gestione del risparmio indipendente, con una forte presenza del management nelle attività decisionali che andasse a coprire il mercato dei prodotti di credito, di fatto scoperto in Italia nell’ambito del mondo del risparmio gestito. La Sgr si rivolge a investitori essenzialmente di tre tipologie: intermediari finanziari, investitori  istituzionali (fondi pensione, fondazioni bancarie) e holding di famiglie industriali, tutti operatori che sono in grado di comprendere pianamente il business in cui operiamo.


Qualche mese fa, VER CAPITAL ha lanciato un fondo che investe in “leveraged loans” acquistati sul mercato secondario. Di cosa si tratta? Molti considerano i “leveraged loans” la nuova frontiera degli investitori...lei cosa ne pensa?

I leveraged loans sono finanziamenti originariamente concessi dalle banche per effettuare acquisizioni di imprese e costituiscono una interessante forma di investimento nel settore del credito. Per quanto riguarda i nostri fondi - il primo, Ver Capital Mezzanine Partners investe prevalentemente sul debito subordinato, il secondo, Ver Capital Credit Opportunity Fund, prevalentemente sul debito di tipo senior – essi nascono in seguito ad una attività di analisi pluriennale  del mercato europeo dei leveraged loans e dalla considerazione della sua passata enorme sottovalutazione, in seguito alla quale sono conseguite interessanti opportunità di investimento. Questi fondi sono dunque dei veicoli, di tipo chiuso visto che il mercato di riferimento è prevalentemente over the counter, per investire nel settore del credito con alcuni specifici vantaggi rispetto, per esempio, ai corporate bond. I leveraged loans sono crediti tipicamente caratterizzati da maggiori tutele contrattuali: le aziende che li emettono devono rispettare financial covenants cosa che tipicamente non accade per i bond; l’investimento sottintende un’analisi di tipo fondamentale sulla perfomance di ciascuna azienda sottostante e inoltre questi loans dispongono tipicamente di “security package” ovvero di garanzie che tipicamente li rendono senior rispetto ad altre forme di debito di tipo cartolare. Per quanto riguarda il mercato di riferimento, come dicevo, è un mercato over the counter cioè, non regolamentato che però possiede molte caratteristiche da mercato regolamentato: vi è ad esempio un provider di informazioni che da Londra tutti i giorni segnala i prezzi  di tutte le transazioni effettuate nella giornata, suddividendole per numero di bid ricevuti, esistono indici che possono essere scambiati, contratti di copertura etc. . E’ dunque sempre più simile a un mercato vero e proprio, comunque decorrelato ai trend macro e non influenzato dai tassi.


Quale è la sua visione del mercato italiano del “mezzanine finance”? Quale potrà essere, a suo parere, il suo trend in futuro?

Oggi, in Italia, non c’è un mercato vero e proprio, se non legato al mercato del private equity. In Europa il mercato è stato in flessione per tutto il 2009 mentre ha segnalato una certa vivacità nel primo semestre del 2010 soprattutto in Inghilterra, Germania e Francia in corrispondenza con la ripresa delle operazioni di leveraged buy-out (LBO), in Italia è ancora sostanzialmente fermo dal momento che, nel primo semestre dell’anno in corso, vi è stato un numero veramente esiguo di operazioni di acquisizione da parte di financial sponsor. In Europa la ripresa del mercato dei  LBO ha agevolato una certa ripresa delle operazioni di mezzanine financing dal momento che i prezzi delle aziende in vendita sono rimasti mediamente alti  (circa 10 volte l’Ebitda) mentre il debito senior concesso da parte delle banche è stato non superiore a 4 volte l’Ebitda. Questo significa che per la parte prevalente del prezzo di acquisto se non si vuole utilizzare tutto equity si  utilizza il mezzanino. Per poter esprimere un giudizio sul mercato italiano occorrerà vedere come si riprenderà (e quando ripartirà) il mercato dei LBO.


Quali saranno le prossime iniziative e progetti di VER CAPITAL? Avete intenzione di lanciare un nuovo fondo entro l’anno o a inizio 2011?

Stiamo valutando una iniziativa che ci consenta di ottimizzare l’esperienza nei leveraged loan e rappresenti una naturale evoluzione delle nostra modalità di investimento tenendo conto dell’evoluzione del mercato di rifermento. Più specificatamente nel corso degli ultimi 18 mesi un numero rilevante di aziende europee che noi seguiamo e conosciamo bene, ha rifinanziato i loans con emissioni di bonds, in taluni casi high yield. Si rende dunque possibile per Ver Capital considerare di investire attraverso lo strumento obbligazionario, che data la maggiore liquidità si presta anche a fondi di tipo aperto, partendo da una conoscenza forte del sottostante.


Quali sono, secondo lei, le più rilevanti criticità e le prospettive del mondo delle imprese di famiglia?

Per quello che posso rilevare dal mio punto di osservazione, tenendo presente che stiamo parlando di aziende morfologicamente e dimensionalmente molto diverse tra loro, la sfida che le imprese di famiglia devono affrontare sono soprattutto correlate alla crescita. Con crescita intendo sviluppo equilibrato, capacità di coprire nuovi mercati e spinta all’aggregazione.  Le imprese di famiglia devono quindi saper dimostrare di saper competere e vincere su mercati sempre più complessi  e globali gestendo adeguatamente governance, prodotto/servizio e finanza.


Quali ritiene possano essere le migliore tipologie e strategie di investimento orientate al mondo dei family office? 

Ritengo che generalmente i family office debbano puntare a strumenti di investimento che abbiano la capacità di preservare il capitale. Quanto più grandi sono, tanto più possono diversificare accedendo a asset più rischiosi, che comprendono generalmente una forte componente di tipo azionario.
 

 




            

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