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Intervista esclusiva a Yusuf Abd al Hakim Carrara, Membro del Comitato per l’Economia e la Finanza Islamica

25 Febbraio 2010 - Autore: Redazione


Yusuf Abd al Hakim Carrara, è nato a Milano 54 anni fa, e lavora presso un importante istituto di  credito.
Fa parte di quell’originario nucleo che, coordinato dallo Shaykh Abd  al Wahid Pallavicini, ha costituito la  Co.re.is,Comunità Religiosa Islamica Italiana. E’ membro del suo Comitato Halal e per l’Economia e la Finanza Islamica.

 

La CO.RE.IS, Comunità religiosa Islamica Italiana, è nata nel 1993 su ispirazione dello Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini e di un gruppo di intellettuali musulmani. Oggi essa rappresenta l’Organizzazione con il maggior numero di cittadini italiani musulmani. Ci può illustrare la storia e le finalità di questo ente?

In realtà anche se l’atto di nascita della CO.RE.IS. risale al 1993, essa è il punto di arrivo di un percorso iniziato nella seconda metà degli anni '80 grazie agli sforzi dello Shaykh ‘Abd al Wahid Pallavicini e al radunarsi attorno alla sua figura uomini di buona volontà, sensibili al Sacro e alla ricerca spirituale, alla quale vogliono dare una risposta di vita vissuta in tutti i suoi ambiti proprio partendo da una formazione di tipo metafisico-tradizionale.
Nella scia dello spirito dell’incontro interreligioso di Assisi promosso da Papa Giovanni Paolo II nel 1986, intellettuali occidentali di varia estrazione, convertitisi all’Islam, si propongono di fungere da ponte tra oriente e occidente al di là delle specifiche forme religiose ma nel rigoroso rispetto di queste, senza facili sincretismi. Il messaggio che ne scaturisce è quello di una testimonianza all’interno della più ortodossa tradizione islamica che come tale è per sua stessa natura dialogante ed in continuo costruttivo confronto con le altre autentiche confessioni religiose, in particolare quelle del monoteismo Abramico che hanno in comune lo stesso ed unico Dio. Per questo la CO.RE.IS. diviene così anche punto di partenza per un dialogo interreligioso ad alto livello, basato sul riconoscimento delle Verità salvifiche di tutte le fedi nel Dio di  Abramo.


In questo periodo di crisi finanziaria ed economica, le istituzioni sono sempre più alla ricerca di possibili soluzioni alternative alla tradizionale visione economico-finanziaria occidentale. In che modo l’apporto di tecnici ed economisti islamici può contribuire ad un miglioramento dello scenario?

I principi tradizionali islamici, ma diremmo di ogni fede religiosa, si applicano anche ad una visione in cui l’etica deve innervare ogni settore della vita, quindi anche quello economico e finanziario troppo spesso dimentico della sua funzione di volano per tutte quelle attività volte ad uno sviluppo armonioso e il più possibile equo dell’umanità. Al centro di questa etica vi è il principio che ogni bene o servizio prodotto dall’uomo deve essere il risultato del suo lavoro, avendo egli ricevuto da Dio le  ricchezze del Creato in “amministrazione fiduciaria”, e ricoprendo quindi la funzione di Vicario di Dio in questo mondo. Da qui deriva la supremazia dell’economia reale su quella meramente virtuale e speculativa tipica del mondo moderno, che riporti le transazioni di denaro nel loro alveo naturale, vale a dire alla loro funzione di produzione, acquisto e vendita di beni e di servizi. Dunque un utilizzo delle risorse finanziarie volte all’esercizio di un virtuoso funzionamento delle economie delle nazioni  attraverso  utilizzi “sani” ed effettivi del denaro guadagnato e impiegato lecitamente e con responsabilità.


Dato il crescente interesse attorno al fenomeno della Finanza islamica, la CO.RE.IS ha costituito un Comitato Scientifico sulla Finanza Islamica. Ce ne può parlare? Quali sono i suoi obiettivi?

Il Comitato Scientifico è costituito da uomini e donne musulmani con diverse esperienze in campo economico e professionale e che dunque conoscono il sistema occidentale moderno, i suoi pregi ma anche le sue degenerazioni che ne hanno snaturato la funzione originaria. La sfida che si pone innanzi a loro è quella di proporre, con i dovuti adattamenti, modelli ispirati dalla Scienza Sacra. Si propone la funzione di portare a conoscenza dei nostri concittadini che un’altra visione economica, basata su una vita religiosamente ispirata, può contribuire allo sviluppo e alla crescita di ricchezza e benessere che, pur tenendo conto delle leggi del libero mercato e di una sana competizione, non può sottrarsi a quei principi che siamo stati chiamati ad osservare, indipendentemente dalle collocazioni geografiche e sociali venutesi a formare nel corso dei secoli. Questo si rende concreto attraverso la consulenza alle istituzioni economiche e finanziarie e la certificazione di prodotti finanziari compatibili con la legge coranica, o di sensibilizzazione, attraverso l’informazione e la realizzazione di corsi di formazione sulla realtà economico-finanziaria islamica. Naturalmente il Comitato  Scientifico è consapevole della difficoltà di alcuni argomenti specie in contesto non islamico, ed  è altrettanto conscio della realtà che ci circonda, ma può indicare una possibilità per una differente visione delle cose, fungendo anche da supporto al dialogo tra “mondi” così lontani ma non troppo, visto che si affacciano sulle vicine sponde dello stesso Mar Mediterraneo, e che flussi di immigrazione sempre più cospicui, che si voglia o no, approdano in un’Italia che è destinata ad avere in futuro generazioni di concittadini con differenti  tradizione di origine.

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Continua su Family Office n.1 - 2010
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