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Intervista esclusiva a Valter Conca - Direttore del Laboratorio private equity e Lbo della Sda Bocconi

9 Maggio 2011 - Autore: Redazione


Nato il 24 marzo 1951. Laureato in Economia aziendale presso l'Università Bocconi. Diploma International Teachers Programme, Centre Etudes Supérieures Affaires, Parigi. Diploma CISD, SDA Bocconi. 

Professore associato di Economia e gestione delle imprese. Coordinatore dell'Osservatorio sulle strategie di creazione del valore e sulle operazioni di M & A presso il Centro FINDUSTRIA. Direttore Sviluppo e Risorse della SDA Bocconi, dove è anche docente senior presso l'Area Finanza Aziendale e Immobiliare. 
 
 
Lei è direttore del Laboratorio private equity e Lbo della Sda Bocconi. Quali sono gli obiettivi del Laboratorio?
 
Il Laboratorio PE e LBO opera all’interno della Divisione Ricerche della Sda Bocconi in collaborazione con primari attori del settore quali Alvarez& Marsal, BEN, Clessidra, Di Tanno Associati, Iniziativa Advisor, Marena D’Angelo Fagotto, Manpower Professional.  L’obiettivo generale è di “fare cultura” in un settore poco trasparente, il che significa fornire una fotografia sistematica del mercato (trend, tipologia, dimensione delle operazioni), analizzare la composizione del portafoglio delle partecipate, individuare le politiche di investimento dei fondi. L’attenzione è volta essenzialmente a identificare aree problematiche, discutere su nuovi spazi di mercato, valutare le prospettive di comportamento degli operatori nel medio termine. In sostanza una sorta di barometro del settore visto ed analizzato con il contributo stesso di coloro che vivono all’interno di questa industria. 
 
 
Che tipo di ricerche effettuate?
 
Le ricerche poggiano su un database proprietario con oltre 50 campi descrittivi avviato nel 2002. Nel Private Equity and LBO Market Outlook si fornisce una analisi sistematica e dettagliata del trend di mercato attraverso il censimento del numero di operazioni effettuate, della loro tipologia, delle dimensioni (Enterprise Value, Equity Value), della durata media in portafoglio, delle way-out effettuate, dei prezzi pagati.
Ogni anno si avviano poi una serie di ricerche monotematiche (rapporti interni) su vari temi tra cui : gli effetti del credit crunch sugli LBO, il rimodellamento del debito e il finanziamento degli LBO, le performance post IPO delle imprese venture backed, la persistenza del premium price nelle acquisizioni industriali, gli interventi dei fondi operanti in special situation, l’analisi dei prezzi pagati.
Attualmente sono in corso una ricerca sul Private Equity Risk Rating ed una sul comportamento degli investitori istituzionali.  
 
 
Qual è stato il cambiamento che ha generato curiosità nell’utilizzo del private equity all’interno delle pmi?
 
Sicuramente la percezione che molte imprese si potessero cedere a prezzi assai convenienti ha dato una spinta notevole al settore in alcuni periodi particolari del decennio scorso. Inoltre, alcune famiglie imprenditoriali si sono convinte che l’intervento di investitori esterni avrebbe potuto risolvere alcuni problemi di governance in termini di successione o di rimescolamento degli assetti societari familiari.
In generale si può dire che si è rafforzata la cultura finanziaria media delle imprese che ha visto nel private equity un possibile strumento di supporto alla crescita aziendale.   
 

Continua su Family Office n.2 - 2011
http://www.editricelefonti.it/familyoffice



            

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