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Intervista esclusiva a Tomaso Marzotto Caotorta, Segretario Generale di IBAN - Italian Business Angels Network

28 Maggio 2010 - Autore: Redazione


Molta fiducia, investimenti contenuti e sicuri: il futuro delle start-up in mano ai Business Angels


Nato a Lentate sul Seveso (MI) nel 1945 si laurea in Scienze Politiche. Vanta un’esperienza manageriale diversificata, dapprima nel Gruppo Montefibre in Italia ed all’estero, poi come Direttore del Settore Economico di importanti Associazioni Territoriali di Confindustria e di Sistema Moda Italia.
È stato Temporary Manager ed ha collaborato con prestigiose società di “management consulting”.
Già presidente del Gruppo Centenari & Zinelli, quotato alla Borsa Italiana, è attualmente il Direttore del Corso “Istud Entrepreneurship Programme”.È il fondatore del primo Club italiano di Angels Investors.
È Socio Fondatore e Segretario Generale IBAN dal 1999, sostenitore e consigliere di Planet Life Economy Foundation.


Tomaso Marzotto Caotorta, come e dove nascono i Business Angels nel mondo?

I Business Angels nascono negli USA ai primi del secolo scorso come sostenitori di spettacoli teatrali ed evolvono poi ben presto come sostenitori di nuovi progetti d'impresa.


A quando risale la diffusione della loro attività professionale in Italia?

In Italia nascono nel 1999, con la fondazione dell’Associazione IBAN, riscuotendo subito un discreto interesse nel mondo della economia e finanza d'impresa. Ma è dopo il 2005 che può dirsi esistere una vera e propria comunità di piccoli investitori professionali ed organizzati attorno all’Associazione IBAN www.iban.it.


La vostra attività  nei confronti delle Piccole e Medie Imprese risponde a criteri deontologici molto precisi. In cosa consistono?

L'associazione IBAN si è dotata di un Codice deontologico fin dalla sua nascita, che tutti gli iscritti si impegnano a rispettare (v. http://www.iban.it/chi/documenti/codice.htm ); i criteri sono essenzialmente quelli di non investire denaro di dubbia provenienza e di avere un coinvolgimento trasparente nella responsabilità di gestione del progetto imprenditoriale a fianco del portatore di progetto.


In cosa vi differenziate dai vostri competitors?

Le grandi differenze con altri investitori consistono essenzialmente nell'investire soldi di tasca propria, in quantità ridotte (dai 30.000 ai 500.000 €) e quindi di integrare il capitale e le competenze di gestione in piccoli progetti d'impresa nei primi momenti di vita degli stessi.


Secondo i sondaggi i Business Angels crescono nonostante la crisi del venture capital. I Business Angels rappresentano forse l’emergere della “finanza buona” rispetto a quella “cattiva” responsabile dell’attuale situazione economica?

Non è che la finanza dei Business Angels possa definirsi "buona" o "cattiva", certo è che essendo un rapporto fiduciario molto diretto, risentono meno delle crisi economiche e finanziarie. In effetti nell'ultimo anno, contrariamente agli altri tipi di investimento in capitale di rischio che sono crollati del 50%, gli investimenti dei Business Angels sono rimasti pressoché stazionari ed anzi anche leggermente aumentati in numero e diminuiti in quantità; l'investimento medio risulta essere attorno ai 180.000 € per operazione.


I Business Angels possono essere considerati l’alternativa al sistema bancario oggi guardato con tanta diffidenza da investitori e risparmiatori?

L'investimento di capitale di rischio informale dei Business Angels non è alternativo al finanziamento delle Banche, ma semmai integrativo di questo e può facilitare l'accesso al credito bancario.


Quali sono i criteri e la filosofia che seguite per gestire problemi di successione generazionale nelle imprese da voi assistite? Può citare esempi di casi che hanno rappresentato particolari successi per voi in questo ambito? 

A nostra conoscenza non ci sono numerosi casi di investimenti in casi di cambio generazionale, anche perchè il cambio generazionale di solito interviene in progetti aziendali di media grandezza che vanno oltre la capacità di investimento di un Business Angel, che invece interviene in una start up - quando non addirittura in un’idea di progetto di impresa prima della sua costituzione.


Sempre rimanendo in ambito di aziende di famiglia, spesse volte può capitare che i figli non trovino lo sperato spazio all’interno delle imprese paterne. Davanti alla prospettiva di attendere anni prima di essere coinvolti in posizioni di netto rilievo preferiscono quindi aprire un’altra attività per conto proprio, magari persino in un ambito completamente diverso dalla precedente. Cosa pensa in merito? Vi è capitato di riscontrare questo fenomeno? Vi è stata un’evoluzione nel passaggio dal 2009 al 2010 rispetto all’apertura di nuove aziende in Italia? 

Sì, in effetti in Italia riscontriamo un’età media del Business Angel più bassa di quella di altri paesi europei e la ragione sembra essere proprio quella che i figli di imprenditori o manager preferiscono entrare in una nuova start up per potere intraprendere, senza aspettare che la generazione precedente esca di scena. Questo è un fenomeno già presente da qualche tempo e non abbiamo notato differenze significative nell'ultimo anno.


Qual è la vostra esperienza nell’ambito del Family Office? Si tratta di un settore che volete sviluppare? Quale credete che sarà il suo futuro? 

Il settore dei Family Office è certamente un settore di grande interesse per il nostro mercato, anche se in Italia ancora quasi inesistente. Siamo convinti, però, che molti Family Office possano avere interesse ad entrare in contatto con il nostro circuito, proprio per offrire una modalità aggiuntiva di diversificazione degli investimenti in settori a più alto potenziale di sviluppo - anche se più rischiosi.


Quali sono le vostre aspettative e i vostri progetti per il 2010? Quali consigli offrirebbe ai risparmiatori che si apprestino ad investire nel corso di quest’annata?

Per il 2010 possiamo prevedere una leggera ripresa delle operazioni in questo mercato. Ed il consiglio che possiamo dare non è tanto ai risparmiatori in generale, ma piuttosto a figure manageriali e imprenditoriali che hanno la passione e l'interesse ad entrare in piccoli progetti d'impresa ad alto potenziale di sviluppo. L'aderire all’Associazione IBAN può costituire una garanzia in più ed una comodità per intercettare progetti che sono stati già vagliati e che quindi sanno già cosa vuol dire incontrare e trattare con un investitore come il Business Angel.

 




            

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