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Intervista esclusiva a Pietro Ichino, giuslavorista membro dello Studio legale associato Ichino Brugnatelli

22 Gennaio 2010 - Autore: Redazione


Nato a Milano il 22 marzo 1949, è sposato dal 1973 con Costanza Rossi e ha due figlie, Giulia e Anna. Laureato in diritto del lavoro con la prof. Luisa Riva Sanseverino, è stato dirigente sindacale della Fiom-Cgil nella zona di Cusano Milanino dal 1969 al 1972; dopo il servizio militare, prestato in qualità di marconista nel genio-Trasmissioni, dal 1973 al 1979 è stato responsabile del Coordinamento servizi legali della Camera del lavoro di Milano.
E’ iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano dal 1975. Ha sempre esercitato la professione forense esclusivamente nel campo del diritto del lavoro. E’ membro dello Studio Ichino Brugnatelli e Associati dal 1985.
Nell’ottava legislatura (1979 – 1983) è stato membro della Commissione lavoro della Camera dei Deputati, eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano.
In questa XVI legislatura è stato eletto membro del Senato della Repubblica nelle liste del Partito Democratico.
Ricercatore dal 1983 presso l’Università statale di Milano, dal 1986 al 1991 è stato professore straordinario di diritto del lavoro nell’Università di Cagliari; dal 1991 è professore ordinario della stessa materia nell’Università statale di Milano.
Nel 1985 ha assunto l’incarico di coordinatore della redazione della “Rivista italiana di diritto del lavoro”.


Lo Studio Ichino Brugnatelli possiede oltre un secolo di storia e annovera, tra i suoi decani, Enrico Brugnatelli, a capo del dipartimento commercialistico e civilistico e sua madre, Francesca Pellizzi, per molti anni giudice onorario al Tribunale dei minorenni e ancora molto attiva nel campo del diritto di Famiglia. Come si è evoluto lo studio in questi anni e in che modo l’esperienza dei decani si concilia con il modo di lavorare degli appartenenti alla sua generazione?

Quando sono entrato io, nel 1986, eravamo sei associati, con pochi collaboratori. Con il mio ingresso lo Studio incominciò a suddividersi in due sezioni, una specializzata nel diritto commerciale e civile, l’altra nel diritto del lavoro. Da allora lo Studio ha avuto un’espansione continua: oggi siamo una trentina di avvocati; e lo Studio occupa quattro piani del palazzo. A garantire il collegamento con le radici antiche sono rimasti i due decani. Enrico Brugnatelli, figlio di Vermondo, di fatto a capo del dipartimento commercialistico e civilistico, anche se lo Studio non ha una struttura gerarchica. L'altro decano è mia madre, Francesca Pellizzi, che è stata per molti anni giudice onorario al Tribunale dei Minorenni ed è ancora molto attiva nel campo del diritto di famiglia, dove esercita la professione prevalentemente a titolo gratuito, o quasi. Certo, il modo di lavorare degli appartenenti alla mia generazione e a quella successiva è molto diverso da quello tradizionale che è stato dei nostri genitori e nonni; ma cerchiamo di conservare lo spirito originario e loro ci sono preziosi per questo.


Lei ha sempre esercitato la professione forense, fin dal 1975, esclusivamente nel campo del diritto del lavoro. Come giudica l’evoluzione dell’ordinamento giuslavoristico, da allora a oggi?
Se dovessi usare un solo aggettivo, direi “insufficiente”. Da allora a oggi nel nostro tessuto produttivo è cambiato quasi tutto: allora non c’erano i personal computer, l’automazione della produzione, internet, la telefonia cellulare; i ritmi di obsolescenza delle tecniche applicate e dei prodotti stessi hanno subito un’accelerazione impressionante: allora l’arco di vita di un processo produttivo si misurava ancora in decenni, oggi si misura in mesi; la globalizzazione ha fatto dei passi avanti enormi. Non è pensabile che, in un mondo così profondamente cambiato, il diritto del lavoro rimanga, nel suo nucleo centrale, uguale a com’era quarant’anni fa. E invece le cose stanno così: della disciplina del rapporto di lavoro standard, contenuta nel Libro quinto del Codice civile e nello Statuto dei Lavoratori del 1970, è cambiato pochissimo.
 

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