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Intervista esclusiva a Onelio Onofrio Francioso, docente universitario

5 Maggio 2010 - Autore: Redazione


Onelio Onofrio Francioso si è laureato alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano, dove ha conseguito anche l’attestato di Operatore Giuridico dei Beni Culturali con la riforma Urbani 2004 e di Operatore del Diritto Relazioni Internazionali. Si è inoltre laureato in Sociologia all’Università Statale di Chieti-Pescara. Ha insegnato per due anni letteratura italiana nelle scuole Superiori Statali dopo aver frequentato anche la Facoltà di Lettere all’Università Statale di Milano. E’ stato consigliere di circoscrizione a Milano e collaboratore politico per il P.R.I., col sen. Giovanni Spadolini. E’ autore di due saggi nella sezione economia editi da Sperling&Kupfer, di un saggio di sociologia per l’editore Aliberti e della pubblicazione del “Codice del cinema e dello spettacolo”. Già presidente del Centro socioculturale cinematografico S. Ambrogio di Milano, con riconoscimento ministeriale.  E’ stato direttore di Radio Milano. Ha collaborato per le Edizioni e produzioni di Canale 5 e Italia 1. Già direttore Cine Luce S.r.l. produzioni cine-TV. Già contitolare Royal Class s.r.l. e Videoagenzia sas, società di produzione cine-TV. Collaborazioni con Panda Film s.r.l. società di produzione cinematografica, realizzazione esecutiva di opere cinematografiche con Renato Pozzetto, Adriano Celentano, regie di: Sergio Leone, Marco Ferreri, Pasquale Festa Campanile. E’ stato direttore di Altagamma Edizioni Giuridiche e del settimanale “Qui Città”, consulente “Comunicazione e Informazione” al Consiglio Regionale Lombardia e consulente I.Re.F. Lombardia. Coordinatore degli Operatori culturali dell’Università Cattolica di Milano. Docente di “Diritto dell’informazione e della comunicazione” a Milano all’Istituto Formazione Giornalismo della Regione Lombardia. Collaborazioni giornalistiche per Capital, Italia Oggi, L’Impresa e RCS. E’ direttore della rivista “Finanzieri e cittadini”. E’ docente all’Università L.U.M., J. Monnet di Bari, cattedra di “Economia e diritto delle imprese cinematografiche”. E’ contitolare di MilanoFilm S.r.l. produzioni cinematografiche. E’ presidente del Club della Libertà “Fratelli Lumière” di Milano.


Il suo percorso lavorativo è molto vasto. Ci può illustrare, in breve, le esperienze più rilevanti?

A mio parere le esperienze più rilevanti sono sicuramente quelle che corrispondono a gratificazioni emotive che le distinguono da quelle esperienze che potrebbero per alcuni essere considerate socialmente importanti oppure economicamente redditizie. Talvolta si ha poco tempo per dedicarsi a percorsi lavorativi che gratificano interiormente, privilegiando quelle attività che ci permettono maggiori risultati finanziari. Siamo figli del nostro tempo, miseramente soggetti alle scelte di “status” socio-economicamente apprezzabili. Personalmente ho cercato di coniugare i due punti di vista, ma non dimentico l’esperienza vissuta come docente di “diritto dell’informazione” alla scuola di giornalismo. I rapporti umani instaurati hanno offerto legami di amicizia con alcuni ex allievi, oggi giornalisti professionisti, che si dichiarano sempre riconoscenti per quello che sono riuscito a trasmettere per l’utilità del loro futuro. E’ stata l’unica esperienza interrotta a differenza delle mie altre attività che parallelamente continuo a esercitare. Ma certamente ritengo meravigliosa (talvolta sofferta) la mia attività di imprenditore e docente nel settore cinematografico come anche l’attività di scrittore. Un esperienza sicuramente rilevante è riferibile all’impegno politico, ma in questo caso si vive tra veleni e pugnalate alle spalle, nonostante sia gratificante (ma non redditizio) il rapporto con la gente comune.


Sistemi finanziari come quello islamico, il quale si pone come possibile modello di capitalismo etico, possono rappresentare, a suo parere, un’alternativa alla finanza convenzionale? In che modo? 

Sui sistemi finanziari a modello islamico ci sto riflettendo. Penso intanto che il mondo islamico colto e sottolineo colto, sia sul piano finanziario a livelli superiori al nostro occidentale (basato, di fatto, soltanto sul concetto egoistico del benessere prodotto). Il mondo islamico non dimentico mai che fa parte di una cultura araba geniale che ha creato l’applicazione della scienza matematica. Ma in che modo possa essere un’alternativa alla finanza convenzionale, dovrei riflettere ancora molto, attenendomi a chi ne sa più di me. Personalmente ho un atteggiamento a volte scettico e perplesso perché l’accettazione o l’integrazione dei sistemi presenta sempre alcuni problemi (di varia natura) e qui la ricerca e gli studi di sociologia e di psicologia sociale hanno molto da spiegare.


Lei è un grande esperto di astrofinanza e previsioni di Borsa. A questo proposito, quali previsioni economico-finanziarie può fare per l’anno 2010?

Circa le previsioni sul futuro economico finanziario sono ottimisticamente pessimista. Non è paradossale ma sono convinto che dalla terribile crisi del famoso ’29 il mondo è ripartito verso una grande capacità di costruire uno potenziale splendido futuro. Dico potenziale perché “splendidissimo” proprio non lo è diventato, perché se stiamo ricadendo nella condizione simile al ’29 è perché in quel tempo, nel ripartire e ricrescere, tutti si dimenticarono che esiste la famosa etica (di cui si parlava sopra). La ringrazio del riconoscimento di “esperto” in astrofinanza, ma saggiamente atteniamoci agli antichi scritti nelle “MEMORIE” del Re Sole, scritte per il Delfino di Francia, in cui leggiamo che è sempre opportuno circondarsi di esperti, senza ascoltarli troppo. Comunque sono convinto che le previsioni dell’astrofinanza siano molto pù attendibili delle previsioni “cosiddette scientifiche” meteorologiche. Vorrei puntualizzare che l’astrofinanza da me trattata non si debba definire astrologia finanziaria, perché l’astrologia considera sempre i segni zodiacali, mentre personalmente mi attengo soltanto alle statistiche relative ai cicli planetari, prescindendo dai segni astrologici.


Lei è anche docente di Diritto dell’Informazione e della Comunicazione. Come giudica l’evoluzione nel settore?

L’evoluzione del settore della comunicazione e quindi dell’informazione lo giudico sicuramente notevole e sempre più in crescita esponenziale, riferendomi all’aspetto tecnologico. Diverso è il giudizio nella condizione della regolamentazione e quindi della situazione giuridica. Premetto che le leggi esistono perché devono per fortuna esistere, ma rispettarle è… un optional. Oggi il fenomeno dell’effetto “età della decodificazione” annunciata e discussa già a partire dagli anni sessanta dall’insigne giurista Natalino Irti, è notabile forse maggiormente nel settore dell’informazione e della comunicazione. Le leggi speciali soffocano la normativa generale. La giungla è una caratteristica della cosiddetta “società complessa” e non delle cosiddette civiltà primitive. Un appunto relativo al mondo giornalistico non posso trascuralo: potranno esistere tutte le leggi che vogliamo, ma (escludendo quelle di utilità pseudo - sindacale apprezzate dal popolo degli assunti) quale giornalista potrebbe trascurare la legge “personale” del suo editore a cui è sottoposto anche (e ancor più)  il proprio direttore? E i principi di obiettività, trasparenza, gli scenari per il bene comune, la riservatezza, la privacy, l’avvento e la diffusione delle tecnologie digitali, saranno utili per renderci: umani, intelligenti, maturi, responsabili e soprattutto più felici? Forse saremo, o saranno,  più irresponsabili egoisti in una riesumata biblica Torre di Babele; è più probabile. E vorrei asserire che sono realmente, per natura, sempre un inguaribile ottimista.
 




            

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