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Intervista esclusiva a Marco Giorgino, Ordinario di Finanza Aziendale al Politecnico di Milano

1 Febbraio 2010 - Autore: Redazione


Marco Giorgino, 40 anni, bocconiano, è dal 2005 Professore Ordinario del Politecnico di Milano, dove è titolare della Cattedra di Finanza Aziendale.
- Abilitato alla Professione di Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti;
- Coordinatore dell’area bancaria e finanziaria di MIP School of Management del Politecnico di Milano;
- Coordinatore dell’Orientamento Finanza della Laurea Specialistica in Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano;
- Direttore del Master in Corporate Finance & Investment Banking, in partnership con Borsa Italiana, del Master Internazionale in Corporate Banking, in partnership con Sda Bocconi e dell’Executive Master in Business Administration Finance del Politecnico di Milano;
- Coordinatore dell’Elective in Finance del Master in Business Administration di MIP School of Management (International and Italian class), di cui è stato Direttore negli anni 2002-2004;
- Coordinatore di progetti di ricerca su temi di finanza d’impresa e di finanza dei mercati finanziari;
- Coordinatore Scientifico dell’Osservatorio nazionale sulle Finanziarie Regionali, in collaborazione con la Fondazione Rosselli;
- Membro del Comitato Scientifico dell’IFIP (Istituto per la Finanza Pubblica) della Fondazione Rosselli;
- Membro della Commissione Scientifica dell’Osservatorio sul Project Financing, di Finlombarda;
- Autore di oltre 100 pubblicazioni su temi bancari e finanziari, sia in Italia che all’Estero.
-  Presidente dell’OdV ai sensi della Legge 231/01 del Gruppo Banca Esperia;
- Vice Presidente ADEII (Associazione Italiana degli Investitori Istituzionali);
- Consigliere Tecnico dell’Unità di Valutazione degli Investimenti Infrastrutturali della Regione Lombardia presso la Presidenza.


Oggi incontriamo Marco Giorgino, Ordinario di Finanza Aziendale al Politecnico di Milano. In questo periodo di crisi, uno dei temi più dibattuti è la relazione tra etica e finanza. A suo parere, esse possono costituire un binomio possibile, per costruire un mondo basato sul primato dei valori sugli interessi, utilizzando la finanza come un mezzo e non come un fine? Quale è il suo giudizio in merito?

Negli ultimi tre anni, con l’esplosione della crisi sui mercati finanziari e con il suo propagarsi in molti comparti dell’economia reale, ancora una volta la finanza è stata demonizzata. E ancora una volta ci si è posti la domanda se la finanza può essere etica e se etica e finanza possono convivere. La domanda a mio avviso va posto in modo diverso. Chi opera delle scelte lo fa nel rispetto del bene comune? O lo fa solo per interessi personali? Questo vale non solo per i mercati finanziari, ma per qualsiasi altra attività di tipo economico, così come per altri settori che con economia e finanza non hanno nulla a che fare ma che sono a forte impatto sociale. Questa è la domanda da porsi. Ed è da questa domanda che dobbiamo ripartire. In questa logica, la finanza ha un ruolo molto importante. Può essere uno strumento per supportare per esempio i processi di ristrutturazione e di crescita delle imprese, così come i processi di accumulazione del risparmio per le famiglie.


Quali cambiamenti occorre apportare nell’attuale mondo della finanza? Quali i comportamenti scorretti da cancellare?

Le linee di intervento possono essere varie. Intanto l’etica e il sistema di valori non si possono costruire solo con delle regole. L’etica e il sistema di valori partono da lontano. Bisogna lavorare oggi sulle giovani generazioni per avere risultati domani o dopodomani. Oggi si deve intervenire con una serie di cambiamenti che possano però guidare e disciplinare i comportamenti, magari fornendo esempi positivi alle giovani generazioni. A mio avviso, certamente c’è un tema di regole da migliorare, per esempio sulla trasparenza e sui sistemi di controllo, ma c’è anche un tema di sanzioni. Ancora oggi, il confronto tra rischi e benefici associati a comportamenti fraudolenti o colposi pende dalla parte sbagliata. Il rischio di pagare è più remoto del beneficio di perseguire interessi esclusivamente personali. Un altro tema è l’eccessiva dimensione degli operatori finanziari rispetto al mercato, che rende il loro potere contrattuale estremamente forte.

 

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